Disegno di Renzo Francabandera

ANTONIO CRETELLA | Una delle immagini più felici di Fernand Braudel è quella della storia concepita come un mare all’interno del quale le azioni e le costruzioni umane costituiscono strati più o meno profondi: allo strato delle onde superficiali e del pelo d’acqua illuminato dal sole corrispondono le azioni e gli eventi locali, quelli immediatamente esperibili, miriadi di azioni uguali che singolarmente hanno scarsissimo peso, ma che tutte insieme formano un costrutto culturale; scendendo via via più in basso, dove la marea si ferma, l’acqua si fa scura e solo pochi animali riescono a sopravvivere, risiedono invece le strutture storiche profonde, quelle che abbracciano secoli se non millenni. La metafora del fondale marino permette di comprendere due elementi essenziali del farsi storico. In prima istanza non c’è una reale soluzione di continuità tra le onde superficiali e le profondità abissali, le cui acque si fondono e confondono collegando i singoli eventi locali in un quadro generale che pur non essendo aprioristicamente e meccanicamente prevedibile, dispiega il senso stesso degli eventi, e nel caso di eventi problematici ne rintraccia il coacervo di concause e ne suggerisce persino le soluzioni. È chiaro che una concezione simile della storia non definisce solo la storia come disciplina, ma come sostrato idroponico in cui affondando parte delle proprie radici tutti gli altri aspetti della cultura: tutto è storia. Non è dunque peregrino allargare la metafora di Braudel alla cultura nel suo complessso, e qui arriviamo al secondo elemento dei due annunciati poc’anzi: come il fondale marino è buio è difficile da raggiungere, così il fondale della storia, il suo complesso sostrato di connessioni strutturali non è semplice da cogliere. La località superficiale richiede galleggiamento e poco sforzo di braccia, ma porta solo a pochi metri dalla spiaggia: in quel confine angusto non c’è modo di riconoscere un fenomeno nella sua totalità, cercando solo cause immediate e di scarsa rilevanza. La profondità abissale richiede lo sforzo dell’immersione e la vertigine dell’apnea, ma la vastità che se ne ricava permette di spiegare la realtà minuta in un quadro pluricomprensivo che va oltre la propria viziata idea personale.
Alcune delle tracce della maturità del 2019, nonostante la nominale cancellazione del tema storico, vanno in questa direzione, specialmente, a esempio, la riflessione sul legame tra patrimonio culturale e democrazia nella traccia dedicata a Montanari. Quel che più stupisce è che tali tracce non rispecchino affatto il generale sentimento pedagogico del Ministero, per il quale il patrimonio artistico-culturale più che immagine visibile delle profondità marine della storia e della conoscenza in senso ampio, coln il risvolto formativo delle coscienze che ne è naturale corollario, è ridotto molto spesso a risorsa turistica, souvenir vacanziero, scenario da cartolina, ponendolo non nell’ottica della comprensione del fenomeno, ma del puro, semplice e lucroso sfruttamento, accontentadosi (e imponendoci) di navigare a vista in una bagnarola a pelo d’acqua.

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