L’Orlando androgino di Isabella Ragonese

BRUNA MONACO | Emanuela Giordano, regista e autrice del piccolo e del grande schermo, oltre che drammaturga e regista teatrale, porta al Teatro Argentina La commedia di Orlando, adattamento teatrale del romanzo di Virginia Woolf Orlando. Un romanzo ironico, divertito e fantasioso, pubblicato nel 1928, che la stessa autrice non prende troppo sul serio e lo definisce un “libricino”. La messa in scena è abbastanza fedele alla trama del libro: Orlando è un nobile inglese un po’ annoiato dalla vita ma con una forte ambizione: raccontarla, la vita, in forma di romanzo. Questa aspirazione, che si lega al desiderio di diventare uno scrittore, è il filo rosso di una storia che attraversa i secoli e i continenti e durante la quale Orlando si innamora e viene abbandonato, è vittima di lunghi sonni simili a coma, parte per l’Asia e, colpo di scena, diventa una donna. Da donna vive con gli zingari, poi torna a Londra, si sposa e realizza il suo sogno pubblicando il romanzo scritto nel corso della lunghissima stramba e visionaria vita, e diventa una scrittrice affermata.

La regia di Emanuela Giordano è pulita ma non incisiva. Sul palcoscenico enorme del teatro Argentina gli attori (Erika Blanc, 
Guglielmo Favilla, Andrea Gambuzza, Claudia Gusmano, 
Fabrizio Odetto e Laura Rovetti) corrono per riempire uno spazio che resta sempre vuoto: la scenografia è semplice, e gli attori non riescono a tenere viva l’attenzione del pubblico. Isabella Ragonese, ottima attrice cinematografica, si muove come danzando e con la sua agilità e leggerezza incarna un certo modello di androginia, ma il risultato è calligrafico. I microfoni che diffondono senza profondità le voci (che arrivano all’orecchio dello spettatore sempre uguali, che l’attore sia in proscenio e gli si rivolga direttamente o gli dia spalle sul fondo scena) non aiutano a rendere vitale la scena. Le musiche originali sono della
Bubbez Orchestra,
eseguite dal vivo da
Giovanna Famulari al violoncello e
Massimo De Lorenzi alla chitarra, in prima balconata ai lati del palco. Fanno da cornice, ma non da contrappunto alla scena scialba.
Neppure l’adattamento convince. È chiaro dal titolo che, della vita di Orlando, a Emanuela Giordano interessa la commedia. Ed è pur vero che nel testo di Virginia Woolf non mancano ironia e leggerezza, ma la La commedia di Orlando trascura la psicologia dei personaggi. E la questione sessuale – la trasformazione di Orlando da uomo in donna – qui è ridotta a elemento della trama, uno fra tanti, invece di farne il grimaldello per una riflessione, magari ironica, sulle differenze di genere, biologiche e sociali.



Categorie:Recensioni, Scena

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