La città fragile di Gigi Gherzi – videoreport

prove spettacolo di Gigi Gherzi al Teatro LaCucina all'ex Paolo PiniRENZO FRANCABANDERA | Può uno spettacolo definire un’architettura dell’emotività attraverso l’interazione fra il pubblico e le creazioni artistiche che i curatori hanno preventivamente realizzato, suscitate dall’attività di studio e preparazione?
Il mosaico di luoghi dell’immaginario scelti fra le decine di quadri emotivi disponibili e portati sulla scena dagli spettatori stessi, appuntando parole, frasi, idee sul sentirsi pensiero debole dell’oggi in Report dalla città fragile di Gigi Gherzi, è davvero così immaginario o non finisce poi per comporre un’identità sociale assai vicina a quella che profondamente la contemporaneità genera? La città fragile di Gherzi/Floridia è un tentativo che si muove in questo ambito di indagine.
Liberamente tratto dal romanzo Atlante delle norme e dei salti dello stesso Gherzi, Report vuole creare una geografia dell’emotività liquida, sempre più soffocata da ritmi incompatibili con l’acquisizione di sicurezze, di spazi e tempi idonei a garantire la serenità dell’individuo nel suo agire sociale. Sempre più pressato da obiettivi, scadenze, aspettative, il tipo normale si trasforma ben presto in “normaloide”. E’ questa la parola venuta fuori dalla videochiacchierata con Gherzi nelle sale del Franco Parenti e di cui vi diamo conto oggi, e che ha continuato poi a frullarmi nella testa per giorni.
Perchè il confine è sottile. E tutti siamo lì, al bordo. Il passo che separa tutti noi da quel mix letale di ansie, aspettative mancate, obiettivi ingestibili è quello che in questo spettacolo Gherzi indaga, ideando alcuni personaggi, vocaboli, ambientazioni mentali di natura archetipica, arricchiti dal feedback del pubblico, che diventa poi alimento per i successivi visitatori.

Sicuramente l’impianto del progetto teatrale ha un sapore Anni Settanta, sia nel richiamo delle creazioni all’arte povera, kantoriana, sia nel tentativo di riscoprire un rapporto con il pubblico,  una strada di indagine interessante se arricchisce sia chi è al di qua che chi è al di là della quarta parete, e se in qualche caso è anche capace, se non del tutto almeno in parte, di abbatterla.
Gli spettacoli basati su questo rapporto con l’uditorio rimangono sempre perfettibili, e forse perfetti non diventano mai, ma possono essere di  stimolo. E l’insieme di creazioni artistiche e impianto scenico realizzato da Gabriele Silva, Luana Pavani e Pietro Floridia, che dirige lo spettacolo, appare un ambiente fecondo, non nuovo al teatro ma che da diversi anni non veniva proposto con un’organicità e una coerenza interna così forte. Forse questo è anche un po’ un limite per la parte di improvvisazione su cui il recitato dovrebbe per larga parte basarsi, ma tant’è: sarebbe assurdo se uno spettacolo sulla fragilità fosse un prodotto di indistruttibile compattezza e non di friabile malleabilità, penetrabilità, umanissima imperfezione. L’indagine appassionata, la creatività di chi ha lavorato al Report, valgono la fruizione. Di seguito l’intervista realizzata con Gherzi per PAC.



Categorie:In evidenza, Reportage, Scena, Video

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