Il teatro della memoria di Paolo Ventura in mostra a Rimini

MARCELLA MANNI | Due mostre, tra fotografie e oggetti, raccolgono a Rimini un nucleo importante dei recenti lavori di Paolo Ventura. lo zuavo scomparsoImmaginazione, sogno, fantasia, finzione… il composito e sfaccettato lavoro di Paolo Ventura, è come un aprirsi a una potenziale lettura della fotografia così come del senso del fotografare. Le sue serie di lavori hanno una dichiarata dimensione narrativa, dei veri e propri racconti che si compongono e si svolgono con una regia ben precisa e mai casuale. L’ambiguità delle ambientazioni, dei personaggi, riprodotti in uno stile volutamente pittorico nei toni e nei segni, lascia lo spettatore in quello spazio di incertezza che permette di immaginare che cosa stia succedendo, invece che limitarsi a guardarlo. Incontrare il mondo di Ventura è entrare in una dimensione assolutamente privata di ricordi e di ossessioni, è infatti dal proprio passato, dalla propria storia che Ventura parte per costruirne di nuove di storie, nelle quali ci invita a entrare e a prendere posto in prima fila,  come per vedere come va a finire. Automaton è “la storia di un uomo che costruisce un automa per tenersi compagnia. Questa storia me la raccontava mio padre quando era ragazzino” ci dice Ventura. E il suo di racconto si svolge nel ghetto di una Venezia immaginata e ricostruita, tra esterni e interni, negli anni 40, ed è la storia della solitudine di un uomo che è la solitudine di una città durante la guerra, in cui il sorriso, quasi un ghigno, di Nino (l’automa) si muove tra negozi di rigattiere con fittizie ali d’angelo e la desolazione velata di nebbia delle case del ghetto, l’anima di una città lasciata all’insegna di un cinema e alla bancarella dei libri.

Il clown di Winter stories ci porta in una dimensione in bilico tra nostalgia e ricordo, un ultimo spettacolo da fiera di paese, in piedi su una sedia, mazzo di fiori in mano e lo puoi vedere, anche se non c’è (ancora) il venditore di palloncini che si lascia salire verso l’alto.

La città, gli scorci di un palazzo, le finestre chiuse, una figura di spalle o strane metamorfosi mezzo uomo e mezzo animale, Ventura è come il personaggio con il coniglio in braccio e il cilindro in mano de Lo zuavo scomparso, prestigiatore sì, ma in un angolo, in una stanza vuota come in attesa; le sue magie, le sue finzioni non sono illusioni menzognere ma sono l’arte vera propria di costruire delle storie, quelle che raccontava la nonna o che si possono sentire al bar del paese, magari proprio di quella Anghiari lei sì a metà tra storia e leggenda, dove Ventura ha il suo studio. E proprio nel suo studio Ventura costruisce -carta, forbici, colla e tessuti – i modellini e i personaggi, dei teatri di posa in miniatura che costituiscono una parte altrettanto importante del suo lavoro e che prendono forma da oggetti cercati o trovati.
E’ per questo doppiamente interessante la sezione di mostra che raccoglie, nella Sala delle Teche, la collezione privata di oggetti, libri, manichini, costumi creati e poi utilizzati per realizzare le immagini; interessante non perché ci sveli chissà quale trucco o quale inganno, ma perché racconta delle altre storie, forse ancora più private e intime, come tutte le collezioni che si rispettino.

Il libro che accompagna la mostra An Invented World documenta tutto questo, dalle polaroid preparatorie che Ventura scatta per scegliere tagli e inquadrature, alle foto di famiglia che lo ritraggono bambino insieme ai fratelli in costumi carnevaleschi realizzati dal padre.

La maschera, il travestimento, non è nascondersi, non è scomparire, quanto piuttosto una nuova identità in potenza, e allora il costume o la divisa militare diventano una sorta di archetipo narrativo; e così anche se compare il costume ottocentesco indossato nel secolo sbagliato, Ventura non tradisce un rigore filologico, ma piuttosto scombina le carte di proposito, restituendoci un mondo che non cerca la fedeltà della storia quanto la fedeltà alla propria, di storia.

Paolo Ventura, Winter stories, MACRO, Lo zuavo scomparso – Paolo Ventura on Winter Stories from Aperture Foundation on Vimeo.

 

 

Paolo Ventura

Il teatro della memoria

FAR fabbrica arte rimini

Museo della Città

Fino al 12 maggio 2012

http://www.comune.rimini.it/servizi/citta/cultura/far/pagina21.html

 

 

Paolo Ventura

An Invented world

Danilo Montanari Editore, Ravenna 2013

http://www.danilomontanari.com

 



Categorie:Arte, Fotografia, Novità, Satura

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