Free Games Wars: la battaglia per l’ultima frontiera video ludica

ALESSANDRO GUALANDRIS | dofusgameplayLa prova definitiva l’ho avuto quando, una settimana fa, mia madre a pranzo mi ha detto “Non mi funziona più l’app della Rai e non riesco a scaricarla dall’App Store”. Al di là della naturale sorpresa nel sentirle in bocca uno slang informatico di questo livello, mi son poi reso conto della reale portata raggiunta dalle applicazioni per smartphone e tablet, ma anche per PC, visto che è probabile il nuovo Windows 8 sia studiato per utilizzi sicuramente “touch”.

In questo mondo variegato di funzionalità sempre più assurde e, il più delle volte, inutili, una grossa fetta di mercato è certamente legata ai giochi. Partiti in sordina i primi F2P (free to play, giochi gratuiti) sulle piattaforme social, con Facebook in prima fila, negli anni si sono allargati a macchia d’olio su ogni portatile, senza distinzione di casacca: dall’ultimo mela fonino alla più recente versione di android. Molte case produttrici di videogiochi, come la Crytek e l’EA, stanno investendo tempo e denaro in studi di sviluppo per giochi da portare su tablet e smartphone, acquistando interi progetti nati in rete tra appassionati di programmazione. Sui mercati orientali ActionVision ha prodotto e diffuso una versione gratuita di Call of Duty.

Ma qual è la causa di tutto questo interesse per i giochi free? Prima di tutto facciamo qualche considerazione. Come avrete potuto leggere nel nostro speciale sul World Mobile Congress 2013, tenutosi a Barcellona, il mondo mobile come lo conosciamo è destinato a far fronte alla domanda crescente di migliorie tecnologiche stando molto attendo ai costi. I videogiochi su console e PC hanno ancora prezzi elevati, nonostante le offerte tra usato e nuovo disponibili in quasi ogni rivenditore. Il gioco online gratuito offre subito un aggancio diretto del fruitore ludico e un’istantanea diffusione tramite i social. Se pensiamo che solo in Italia 450 mila persone stanno abbandonando la linea telefonica fissa, in favore d’internet e cellulari, è chiaro come questo mercato sia una nuova terra promessa.

David Darling, CEO e co-fondatore di Kwalee, è convinto che “(…) questo mercato è molto competitivo. Solo i giochi migliori scaleranno la testa della classifica. L’opinione comune è che i giochi free to play siano di scarsa qualità, ma in realtà stanno alzando gli standard dell’intera industria.” Nonostante l’azzardo evidente della sua affermazione, è più vicino alla realtà di quanto si pensi.

autclubrevolution gameplayPrendiamo ad esempio Auto Club Revolution, simulatore di guida della Eutechnyx: totalmente gratuito e costituito da gare online, è cresciuto nel tempo grazie all’apporto degli utenti. Con qualità grafiche pari ai migliori titoli per console (da Gran Turismo a Forza motor Sport), è stato implementato negli anni seguendo i consigli e le lamentele degli utenti. Il passaggio tra creatore e utilizzatore si fa sempre più sottile, il tempo reale tra un upgrade e l’altro è calcolato sulla velocità di download.

Ma quindi il guadagno per le case di sviluppo dove sta? Ingrid Florin Muller, responsabile marketing Internazionale di Ankama, in una recente intervista apparsa sulla versione cartacea di Game Republic, parlando di DOFUS, gioco di ruolo che sta spopolando dal 2004, afferma che “(…) sin dall’inizio, lo scopo di Ankama è stato quello di far provare il gioco in maniera gratuita e decidere col tempo se si trattasse di qualcosa su cui valesse la pena spendere soldi. Da lì è nato il sistema che utilizziamo ancora oggi, con download, registrazioni e accesso all’area principianti completamente gratuiti. Il modello con abbonamento è stato introdotto successivamente, ma solo per dare regali e servizi extra.”

Il trucco c’è e si vede. Creare giochi dal forte appeal e dalla veloce meccanica, garantisce un ritorno economico nelle versioni più estese o negli extra, a cui un vero appassionato non può rinunciare. Che siano mappe nuove dove giocare, armi, personaggi o anche solamente vestiti e costumi personalizzabili, mano alla carta di credito o a pay pal. Ma il vero asso nella manica è un altro: il costo. Molti di questi pacchetti hanno prezzi relativamente bassi, a volte pochi centesimi di euro, e sfruttano il fatto che nelle community si creino veri e propri ghetti legati a particolari modalità di gioco, alle quali accedere solo avendone tutti i requisiti bonus. La diffusione è, così, garantita.

Ovviamente anche i banner pubblicitari presenti nelle versioni base di molti giochi, portano un guadagno notevole. Se però vi danno fastidio, non c’è problema, con 99cent potrete acquistare la versione senza spot. Più che strategie di marketing, sembrano partite a scacchi tra cliente e produttore.

Nel video che segue, un veloce sguardo a League of Legends, della Riot Games, che dal 2009 sta incrementando i suoi utenti in tutto il mondo, ispirandosi a Warcraft III e cercando di bissarne il successo. Impresa difficile ma non impossibile.



Categorie:Cultura digitale, In evidenza, Novità, Reportage, Satura

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1 reply

  1. È da un po’ che seguo pac e non mi ero mai interessata ai giochi, per curiosità ho letto gli articoli di Alessandro e si è aperto in me un nuovo mondo. Mi piace e continuerò
    A seguirli. Terry

Rispondi a Arzuffi Maria Teresa Cancella risposta

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