Trend 2013: il teatro britannico scandaglia l’interiorità

banquoLAURA NOVELLI | Da dodici anni propone al pubblico romano una scelta ragionata di autori e testi provenienti dal Regno Unito che raccontano non solo un teatro felicemente empatico rispetto ai temi e alle questioni del contemporaneo ma anche – e soprattutto – un teatro capace di rinnovare i suoi linguaggi affidandosi all’estro e al mestiere di giovani autori. Motivo per cui la rassegna “Trend – Nuove frontiere della scena britannica”, curata da Rodolfo di Giammarco e attesa dal 2 al 14 aprile al teatro Belli di Trastevere, è sempre un territorio che vale la pena esplorare, un valore aggiunto rispetto alla consueta programmazione cittadina all’interno del quale è possibile trovare spunti, soluzioni, opere ed operazioni interessanti.

Quest’anno la mappatura delle drammaturgie in campo parrebbe lasciar emergere una decisa attenzione per i moti dell’animo, per le sfumature emotive, per i rivoli interiori degli esseri umani. “Cinque testi contemporanei, – spiega lo stesso di Giammarco – tre autori inglesi, due scozzesi, quattro quarantenni e una over sessanta. Un gruppo di amici universitari, un valoroso generale di shakespeariana memoria, tre ritratti ravvicinati e non classificabili di coppie sentimentali imperfette […] Con una trasversalità di approcci che sceglie fisionomie, sonda terreni, soppesa linguaggi restituendoci il quadro scombinato di una realtà che sembra guardare sempre di più all’interiorità”.

Un dato emblematico, questo, che ci conforta nella convinzione che, dopo tante rotture, tante intuizioni trasgressive, tanta violenza verbale e tante ossessioni “contro”, la produzione scenica d’oltremanica – ormai da anni, a dire il vero – stia cercando un equilibrio tra ricerca del nuovo e necessità di abitare una parola che rifletta con pacata saggezza i nodi cruciali dei nostri tempi confusi. Anche appellandosi ai classici. E non è un caso che tra i titoli in scaletta  figurino  due omaggi shakespeariani firmati dall’estroso Tim Crouch, “Banquo” (riflessione sul tema del potere ispirata al “Riccardo III”) e “Peaseblossom” (sguardo infantile che si posa sul mondo degli adulti e, rievocando il “Sogno di una notte di mezza estate”, si fa domande sull’amore), affidati alla regia di un esperto “crouchiano” quale è Fabrizio Arcuri (ricordiamo “An Oak Tree”), anche regista di quel ben noto “My Arm” che qui precede e in un certo qual modo introduce il dittico.

Ad aprire la vetrina è invece David Harrower, autore scozzese divenuto celebre in Italia per il suo scabroso e sottile “Blackbird”, allestito da Lluis Pasqual nel 2011 con gli ottimi Massimo Popolizio e Anna Della Rosa protagonisti, che in “Bravo con le ragazze” torna ad occuparsi di un caso morale immaginando la vicenda di una donna tormentata da un episodio occorso nel suo passato che riprende a sconvolgerla, complice l’arrivo in paese di un giovane uomo, ma che resta inesorabilmente insoluto. In scena ci sono Vanessa Scalera e Tiziano Panici, anche regista.

Si intitola poi “Sette melodie per flauto” la piéce del giovane londinese Sam Hall che, diretta da Paolo Zuccari e animata da ben dieci attori, racconta le vite di alcuni amici d’università lungo un arco temporale di trent’anni: i ricordi personali si intrecciano a quelli collettivi mentre  passato, presente e futuro sfuggono alla banale logica della consequenzialità per mostrare come tutto sia cambiato e come tutto cambi.

Scavano infine nella (im)possibilità della relazione umana (non solo quella di coppia) le ultime due proposte in programma: “Stoccolma” di Briony Lavery, imbastito su una cena di compleanno durante la quale l’entusiasmo e la passione di Todd e Kali (Vincenzo Di Michele e Ketty di Porto) trascolorano in un gioco al massacro all’ultimo sangue (regia a firma di Marco Calvani), e “Essere norvegesi” dello scozzese David Greig, che si interroga sul senso di identità e sui presupposti necessari per entrare in contatto con gli altri, tanto più se stranieri. Sorretto da uno stile ironico ma incisivo, questo lavoro, che si avvale della regia di Roberto Rustioni (anche in scena con Elena Avigo), pone quesiti cocenti a livello sia individuale sia politico e, come d’altronde tutti gli spettacoli proposti, ci chiama in causa direttamente. Informazioni: www.teatrobelli.it.



Categorie:Novità, Satura, Scena, Teatro

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