Le voci di dentro di Toni Servillo

servillo voci dentroRENZO FRANCABANDERA | Sono i fratelli Servillo a dare corpo e voce ai fratelli Saporito. Non una scelta casuale, forse, quella di Toni Servillo (regista e interprete nella parte di Alberto) nel volere a fianco proprio Peppe (per interpretare la parte del fratello Carlo) in questa rilettura di uno degli stracult nati dal genio eduardiano.

Entriamo sul palcoscenico: è una stanza bianca vuota, un contenitore neutro che potrebbe con facilità essere ambiente per un Ibsen. Questo ci comunicano gli ambienti di Lino Fiorito, esaltate, in questa strada verso una dimensione assoluta del territorio ideale, verso una sorta di decontestualizzazione dalla matrice territoriale, dalle luci di Cesare Accetta, capaci di diventare, nella seconda metà dello spettacolo quasi epifanie ectoplasmatiche, di restituire un turbamento pirandelliano (checché ne dica Servillo nell’intervista che vi riportiamo in calce) alla lettura del classico. Chi ricorda la regia di Francesco Rosi che ha girato alcuni anni fa e interpretata da Luca de Filippo, avrà ben presente il realismo di quella scena, la cucina da interno napoletano anni 30, con mestoli, padelle, tegami, verdura. Qui non c’è nulla. E ad esaltare questa scelta di privazione dell’elemento ambientale più scontato, rileviamo l’assenza di musica per tutte le due ore di spettacolo, eccezion fatta per alcuni inserti di voci di strada a inizio e fine di alcuni atti, curati da Daghi Rondanini: forse la più radicale delle scelte di regia.

In questo mondo straniante gli attori portano in scena una versione corretta, compatta, nel complesso ben interpretata. Se la lettura più facile e popolare viene sottratta attraverso la scelta di neutralizzare o eliminare questi elementi più scontati, la scelta non arriva in fondo per via di altri elementi più intellegibili, tradizionali e di didascalia. E’ il caso dei costumi lisi e da caseggiato piccolo borghese e proletario di Ortensia De Francesco, belli ma certamente non di rottura.

Questo è il filo conduttore di quello che osserviamo: la regia resta in una via mediana, garantendo allo spettatore una navigazione tranquilla, che gli lasci trovare i riferimenti cui è abituato rispetto al classico. Emblema di questa sorta di salvagente emotivo è l’interpretazione (non priva di ammiccamenti) di Peppe Servillo che nel primo tempo gioca proprio sul canovaccio della commedia partenopea, ricordando le movenze e le cadenze dei suoi più noti interpreti. Il resto è ovviamente centrato sull’interpretazione di Toni e su un gioco di squadra che non manca. La sfida, come sempre, è cercare non di forzare De Filippo, ma provare comunque a costruire qualche tentativo su questi testi, da sempre legati ad una tradizione familiare e di interpretazione consolidata dal medium televisivo. Su questo Toni Servillo rischia meno, ad esempio, di quanto non abbia fatto qualche mese fa Fausto Russo Alesi con la sua riduzione a monologo dell’altro stracult di De Filippo, Natale in casa Cupiello, ugualmente centrata sulla forza dell’attore.

Esigenza di circuitazione, di garantire al lavoro una sua navigazione ampia, a maggior ragione perché condotto con pulizia e senza azzardi? Forse, visto che si tratta di una coproduzione “istituzionale” fra Piccolo Teatro, Teatro di Roma, Teatri Uniti di Napoli, destinato a girare e a riempire le sale come è stato a Milano, dove ha registrato per un mese il tutto esaurito. In questo caso invocheremmo un po’ più di coraggio per portare fino in fondo quelle scelte che restano solo accenni, anche ove il fulcro sia quello della questione morale.

Ipotesi b: questa è la lettura più coraggiosa e coerente che il regista riteneva di avere nel suo mazzo di carte. In questo caso chiederemmo semplicemente spiegazione di quelle scene così audaci, di astrazione, se poi a queste non consegue un tentativo di espianto vero e proprio dal tradizionale per arrivare all’universale. Forse questo il gran peccato. C’erano le basi per un lavoro ancora più… Così, invece, è (solo) un buon lavoro, onesto. Lontano da rivoluzioni, di cui si sentono solo echi.

Un’intervista di Servillo rilasciata alla web tv del Piccolo Teatro



Categorie:Novità, Recensioni, Satura, Scena, Teatro

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