Il volo leggero di InQuanto teatro

volare-1-new-300x225VINCENZO SARDELLI | «Oggi ho imparato a volare / sembra strano ma è vero / ci ho pensato e mi son sentito sollevare / come da uno strano capogiro. / Il cuore mi si è quasi fermato / ho avuto paura e sono caduto / ma per fortuna mi son rialzato / e ho riprovato» (Eugenio Finardi). Volare via dal mondo. Uscire da se stessi. Sollevarsi. Bucare quello spazio onirico, pur sempre materiale, che sono le pareti di un teatro . Cresce la compagnia fiorentina InQuanto Teatro. Questi ragazzi hanno stile. L’ultima performance non è di quelle che ambiscono a restare nella memoria. Però dimostra che Floor Robert, Giacomo Bogani e Andrea Falcone hanno la capacità di osare. Volare via dal mondo è una mezz’ora di spettacolo lieve che interagisce con gli spazi che l’accolgono. Luoghi aperti, come loft o cortili. Spazi che si proiettano verso l’alto. Come le terrazza dell’associazione Isolacasateatro, Milano, quartiere Isola, dove Zona K ha trovato un’altra realtà per dialogare e chiudere una stagione briosa. Tra balconi di ringhiera e panni stesi all’aria decolla la performance di InQuanto teatro. Floor Robert è un’aviatrice sospesa tra Belle Époque e primo dopoguerra. Andrea Falcone di verde (vagamente militare) vestito e Giacomo Bogani in maniche di camicia bianca si esibiscono in microfono davanti a due ventilatori. Anacronismi. I ventilatori deformano il suono. Evocano eliche e rombi d’aeroplano. Spazzano via quella calura virtuale che non vuol saperne di atterrare sul giugno milanese. Voli di uomini e donne coraggiose che hanno fatto la storia: dai fratelli Montgolfier ad Amelia Earhart, diva che appare e scompare sorvolando l’oceano; da Viole Spencer, che dopo tanti salti dal cielo, ne fa uno, l’ultimo, che le permette di librarsi, a Amy Johnson, che si lancia nel mare simile a Icaro. Per terminare con le preghiere-capriole di san Giuseppe da Copertino. La leggerezza è la cifra di questa compagnia. Che si alza oltre la gravità spazio-temporale. Oltre il pregiudizio di Isaac Newton, secondo cui «l’uccello può fare quello che nessun uomo può, ossia volare con le sue sole forze». Floor e Andrea si muovono rarefatti. Con eleganza e ironia. Leggeri «come la rondine, non come la piuma» (Paul Valéry). Planano con le musiche eseguite al violino da Giacomo, Saint-Exupéry di ringhiera, che si produce anche nel canto solennemente farsesco di madrigali tra Rinascimento e Barocco. Con il testo ideato da un Andrea Falcone che non si prende mai sul serio. Puntellato qua e là di rime e rimalmezzo che svelano una levità sofisticata, una ricercatezza capace di dirottare su registri scherzosi. Sempre tre metri sopra ovvietà e volgarità. Che buffe quelle coreografie asimmetriche, astrattamente eclettiche. Che regalano sorrisi sornioni, e mai la risata di pancia.



Categorie:Novità, Recensioni, Satura, Scena, Teatro

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  1. Rassegna stampa di fine stagione #giugno

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