Mondocane#18 – Storie di ordinario Bene Comune

Anna Magnani vista da Renzo Francabandera

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MARAT | David Foster Wallace mi sta torturando. Lo fa da troppo tempo. Eppure lo intervallo con qualsiasi cosa: Simenon, Emma Dante, Walter Siti, AlVolante. Ma non serve a niente. Ammetto che scrive bene. Ma c’è anche questo giochetto di non raccontarmi mai come vanno a finire le cose. Una buona idea. Ma che un po’ mi dà noia. Comunque io volevo parlare del Valle, il Bene Comune di cui sono proprietario giù a Roma. Dopo una colletta me l’hanno fatto diventare una Fondazione, che di solito è una parola che si associa ad altre parole. C’è stata una festa e io credo che tutto questo sia molto bello. Nel senso, che non potrei proprio dire diversamente. Chi mi aveva mai dato un teatro prima d’ora? E poi c’è questa cosa che i ragazzi sono tutti compagni e non si parla mai male dei compagni. È una regola non scritta. Che poi sembra che stai lì a rosicare. Che loro c’hanno la tua età e ancora possono apparecchiare rivoluzioni, pomiciare nei sacchi a pelo. Questo concetto poi del Bene Comune è bellino, niente da dire. Eppure… eppure finisce che il Valle non lo sento mio. Al contrario di tanti teatri in cui non sono nemmeno stato. Teatri in cui vedo tagliare il personale perché non sanno come pagare gli stipendi, i contributi, le tasse. Che siano loro il mio Bene Comune? Teatri che fanno i salti mortali per ospitare quegli stessi artisti che vanno gratis (o quasi) al Valle. La coerenza dev’essere una caratteristica del pensiero debole. Teatri che non danno per scontato che qualcuno paghi loro le bollette. Che mi suona un po’ come a 14 anni quando dai per scontato che la roba sporca torni pulita e piegata nei cassetti. O forse non lo sento mio perché ho il carattere fumino. E quando leggo che il Valle è cosa buona e giusta perché ci sono dei ragazzi che fanno qualcosa, mi parte l’embolo. E mi parte anche quando sento dire che forse (forse) alcune cose sono opinabili, ma comunque c’è chi fa peggio. E quindi zitti e mosca. Ecco: a me questa cosa mi dà proprio noia. Ma allo stesso tempo mi accorgo che è una grande idea. Perché così posso scendere di casa e prendere la prima macchina che mi piace. Un furtarello. Ma vuoi mettere con quello che fanno gli altri? E poi la tassa sui rifiuti non la pago. Anzi, getto tutto dalla finestra, tanto con quello che fanno nelle discariche abusive, vuoi mettere? E poi è tutto un magna magna, sta gente fa un cazzo, non se ne salva uno. Ecco, per dirla alla romana, come argomentazione a me pare un po’ paracula. E ora capisco perché mi è venuto in mente Wallace, lassù all’inizio: è (stata) una grande idea. Ma ora il Valle mi dà proprio noia.



Categorie:In evidenza, Mondocane, PACondicio, Satura, Scena

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2 replies

  1. all’inizio dell’occupazione, io scrissi questa nota che qualche naso storto ha visto: https://www.facebook.com/notes/isabella-dilavello/fuor-da-ogni-ipocrisia-sulloccupazione-del-valle/10150649824635582
    però ora mi viene da chiedere: è davvero l’occupazione del Valle il problema? e non piuttosto tutto un sistema decrepito del teatro in italia? favoritismi, cialtronerie, esuberanze di registi e lotte velenose di potere? per quale motivo siamo attori, registi, tecnici, scenografi, drammaturghi? perché lo facciamo? quando abbiamo smesso di chiedercelo? ripeto: è davvero l’occupazione del Valle il problema, l’illegalità che lo tiene su a scapito di chi si sbatte per tenere aperta una saletta?
    non è che azzannando quei ragazzi ai quali permettono di fare occupazione perché rende “fica” Roma dal punto di vista culturale, si fa il gioco di chi il Teatro e la Cultura invece la vuole affondare?
    io le domande continuo a farle. che piaccia o no.

  2. Il Valle non è un problema, è uno spunto di riflessione. Vuole esserlo ed è uno dei suoi successi. Discuterne peraltro testimonia il valore dell’esperienza e l’attenzione con cui la si osserva. È invece un problema la sua presunta intoccabilità, che inasprisce le posizioni e impoverisce il confronto.

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