Voci da Mombello

Locandina-MOMBELLOELENA SCOLARI | La settecentesca Villa Crevelli Pusterla, sede dell’ex manicomio di Mombello e oggi scuola di agraria,  è stata  quartier generale – niente meno – di Napoleone Bonaparte. Che ironia: lo stereotipo del matto che si crede Napoleone… eppure qui può darsi si sentisse la sua presenza passata, chissà.

100.000 pazienti in 130 anni. La struttura psichiatrica nei pressi di Limbiate, tra le più grandi d’Europa,  ha “contenuto” vite, malattie, storie, drammi, risate, follie ma soprattutto persone. Persone con voci e corpi, che la regista Paola Manfredi e i suoi attori hanno voluto rendere teatro.

Il pubblico è seduto su un’unica fila lungo la parete di un corridoio e guarda le porte davanti, porte chiuse di stanze che furono contenzione, furono luogo di illusa protezione e di presunta cura. Ora si fa buio, buio denso, si sente la voce di una donna “dov’è il reparto?”, e poi le voci degli infermieri e lo sbattere di porte, la prima porzione dello spettacolo Voci da dentro il manicomio è fatta tutta di suoni (curati da Luca De Marinis), lo spettatore è immerso in un’oscurità che fa subito pensare ad un mondo chiuso, costituito da poche cose, tutte follemente amplificate. La luce fioca di alcune spoglie lampadine (disegno luci di Andrea Violato) illumina il graduale comparire di una galleria di pazienti, non c’è distanza, sono a pochi centimentri da noi, forse sono noi, perchè se avessimo vissuto per anni con loro non sapremmo più così bene cosa ci distingue. Li vediamo agitarsi, imbambolarsi davanti alle telenovelas, cercare di fregare l’infermiere facendo sparire la pillola. Scampoli di giornate scandite da “soldi sigarette Serenase”. Qualche moneta per comprarsi qualcosa al bar, il desiderio di fumare come unico segno di libera scelta e la somministrazione del miracoloso farmaco, che tutto calma, che tutto offusca. 

La giusta scelta registica di Paola Manfredi non impietosisce, non è didascalica, non vuole spiegare. Lo spettacolo mostra un estratto documentaristico della vita in manicomio, un attento lavoro di rielaborazione dei materiali raccolti durante la ricerca su Mombello ha  prodotto un testo asciutto, non narrativo, ironico quanto basta, che Dario Villa e Loredana Troschel hanno costruito come lo svolgersi di una pellicola cinematografica, i metri del corridoio-scena sono metri di vite, fotogrammi paralleli che compongono una sequenza umana. Gli attori hanno ascoltato i racconti dei pazienti, dei medici, degli infermieri di Mombello, e si sono sovrapposti a queste figure con la trasparenza del vero, quasi annullando il filtro della recitazione.

Teatro Periferico, residenza di Cassano Valcuvia, ha saputo trovare una chiave equilibrata e forte per aprire le porte del manicomio, per parlare di una malattia che ottunde la ragione e per questo fa ancora paura.

100.000 pazienti sono una folla, folle, che è giusto ricordare.

Interpreti: Giorgio branca, Elisa Canfora, Antonello Cassinotti, Alessandro Luraghi, Laura Montanari, Raffaella Natali, Loredana Troschel, Lilli Valcepina, Dario Villa.



Categorie:Novità, Recensioni, Satura, Scena, Teatro

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