Il Prometeo di Parrinello, tutto fuoco e profezia

resizeVINCENZO SARDELLI | Ribellione, violenza, vigore. Intanto… sono qui. Interiorità di Prometeo, di e con Alessandro Parrinello (musiche originali di Maurizio Parma, assistente alla performance Michele Ferro) è uno spettacolo sul mito del titano che osò difendere gli uomini dall’odio di Zeus. E donò loro il fuoco, per alleviarne la vita infelice.

Alessandro Parrinello, in anteprima al Teatro Scala della Vita di Milano, intreccia vari linguaggi, perfomance, canto, musica, danza, video, per offrire suggestioni. Prometeo, impedito nei movimenti da una lunga manica ad acqua, con la vista dimezzata da una corona/rete che gli cade dalla fronte, canta e danza la propria prigionia, la fatica di liberarsi dal dolore per afferrare quel po’ di luce e di vita.

Il dolore è filtro che impedisce la piena fruizione del mondo. Altera ogni percezione. Ci rende alieni a noi stessi. Non può essere dominato. Può trasformarsi però in vitalità, fino ad assumere la forma dell’arte.

Sulla scena, l’attore-performer in primo piano. La musica crea il gesto. Dal nulla si definisce la parola, inizialmente come voce fuori campo, in seguito come vaticinio che esce dalla bocca dell’attore.

Tutto va nella direzione dell’energia. I movimenti sono decisi, vibranti. È quasi un teatro di figura. La danza sembra esorcismo. 

Sullo sfondo le immagini su maxischermo attenuano il potere di voce e gesto. Creano equilibrio. Facendo da contrappunto alla scena, smorzano il pathos. Sono paesaggi dell’anima e della natura, giganteschi palmi di mano, figure umane stilizzate. Sono lune, dune, silenzi, corpi come acquerelli.

Lo spettacolo è impropriamente definito “musical per un attore solo”. I movimenti musicali, gli accordi di pianoforte, basso, contrabbasso e violino scritti da un musicista di formazione barocca in libera uscita creativa, danno però sostanza alla performance di Parrinello, giocata solo sull’intensità. Le tonalità classiche a volte assumono la corposità di note rock, oppure diventano oniriche. Si stilizzano in gorghi d’acqua, in battiti cardiaci o echi di mantra.

Le luci scolpiscono il corpo, definendo la tensione dei muscoli. È il corpo che suggerisce emozioni ed evocazioni. La parola è un di più. La musica, il gesto e le canzoni inseguono la parola. Ogni codice rafforza l’altro, in maniera pleonastica. Eppure ogni linguaggio è criptico. Tutti ammassati, questi linguaggi non diventano mai pienamente comunicativi. Anche il ricorso all’inglese nel canto (in cui Parrinello riproduce in qualche modo lo stile e la potenza vocale di Freddie Mercury) non garantisce un livello minimo d’intendimento allo spettatore. Il quale è costretto, allora, a meditare le proprie suggestioni. Dialoga con se stesso. E nell’ambiguità approfondisce la propria interiorità, anche nei rari momenti in cui la performance dell’attore non sembra raggiungere l’anima.



Categorie:Danza, Musica, Novità, Recensioni, Satura, Scena, Teatro

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