Enzo Cosimi, l’Alfa e e l’Omega

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VINCENZO SARDELLI | Fa effetto vedere in scena, in stretta sequenza al Teatro dell’Arte, Calore e Welcome to my world di Enzo Cosimi, opera prima (1982) e ultima (2013) di un coreografo che in mezzo ci ha messo di tutto: collaborazioni svariate tra Europa, Asia, Americhe e Oceania, comprese le coreografie della Cerimonia di apertura delle Olimpiadi Invernali di Torino 2006. Trent’anni di percorso. Cambiamenti epocali, prima ancora che artistici.

Se l’arte è proiezione del contemporaneo, sorprende il tempismo con cui Cosimi, in Calore, avesse intuito le derive patinate degli anni Ottanta: edonismo, paillettes, visione ottimistica, un po’ frivola, della vita. Ugualmente, sconcerta riflettere sull’antitetico esito catastrofistico di Welcome to my world.

Ma andiamo per ordine. Calore (con Francesco Marilungo, Riccardo Olivier, Francesca Penzo, Alice Raffaelli; musiche: Glenn Branca, Benjamin Britten, Liquid-Liquid, Chris Watson; disegno luci: Stefano Pirandello) è soprattutto colore. Sin dal fondale azzurro che evoca scenari vacanzieri. Sin dal dilagare di limoni che riempiono la scena con il loro giallo solare, nell’armonia festosa di uccelli pigolanti che il ronzio di un moscone non turba. I famigerati (per i nostalgici della Beat Generation o della musica Prog) anni Ottanta rivivono fra riti tribali e uomini in canottiera e mutande, adescati da una donna di verde vestita che ha alzato la cresta e scandisce il suo incedere su tacchi a spillo. Balli disinibiti, clangori metallici, suoni elettronici sono la cornice all’aggressività spaccona e languida di quegli anni. Le coreografie patinate di Cosimi rendono bene un’età in cui l’infanzia tende a prolungarsi, e un’umanità in posa tra una birra, un amplesso e il mito di una vita secondo natura, naufraga nell’incoscienza.

Agghiaccianti scenari di distruzione caratterizzano Welcome to my world (interpreti: Paola Lattanzi, Alice Raffaelli, Francesco Marilungo, Riccardo Olivier; rubber mask: Cristian Dorigatti; musiche: Chris Watson, John Duncan, Pansonic, Brian Eno; disegno luci: Stefano Pirandello). Qui la sbornia edonistica è smaltita. Echi di mantra tentano di esorcizzare l’oscurità. Bagliori estemporanei definiscono corpi seminudi, pupazzi semoventi. La potenza della natura è soverchiata da rumori sfibranti, rombi, tuoni, vapori. L’uomo, con forza distruttrice, viola l’armonia del cosmo. Se Calore era trionfo vitale, qui la danza è immateriale, fragile, tra suoni sordi e colori cupi. Il cinguettio aurorale di Calore qui è stridore notturno alienante. Un pessimismo cosmico sembra avvolgere una danza intrisa di simboli tetri. I performer si muovono al rallentatore, annichiliti, mascherati, grondanti sangue. È un’umanità spodestata e ottusa. Con l’epilogo su un uomo lancetta, a scandire un tempo indefinito.

Il filo conduttore tra i due spettacoli è la capacità di Cosimi di tratteggiare scenari visionari, concetti caustici, con una partitura incisiva, aperta e vivace.

Più che un cambiamento di stile, si avverte un mutamento degli stimoli alla base della scrittura. In Calore è dirompente la frenesia di una generazione multicolore, trionfante, nevroticamente stordita da ritmi pop. Welcome to my world propone una natura antropizzata, insidiosa, morente, con maschi dimessi di fronte all’impeto femminile, costretti a vogare controcorrente. Uomini ammorbati, incapaci di affrontare lo scempio.

Enzo Cosimi: l’Alfa…

…e l’Omega

 



Categorie:Danza, Novità, Performing Arts, Recensioni, Satura, Scena, Teatro

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