Luoghi comuni 2014 a Mantova: e pubblico sia!

ELENA SCOLARI | 20140315_181406A Mantova, il festival Luoghi Comuni 2014 ci ha portato dappertutto, per vedere e fare teatro: al bar, in un pulmino, in un camerino, a tavola, pure a letto! E noi ci siamo stati, volentieri. L’edizione di quest’anno, intitolata Play with us, è stata dedicata al pubblico e le residenze teatrali lombarde hanno mostrato le loro declinazioni sul tema.

Facciamo un diario di viaggio per raccontarvi brevemente i lavori visti. Cominciamo con Hamlet Private di Scarlattine Teatro, a nostro avviso tra le cose più interessanti: sono seduta al tavolo di un bar del centro, presenti altri avventori casuali, con l’attore cartomante (Marco Mazza) che legge me attraverso le mie scelte tra un mazzo di tarocchi ispirati alla tragedia di Shakespeare, le carte guidano 45 minuti di morbida conversazione a metà tra introspezione e dubbi, i dubbi di Amleto e la sua difficoltà di scelta e azione diventano anche i miei, Amleto sono io! Un bel modo, pensato, di rivolgere l’attenzione a chi assiste e modella la creazione, insieme all’attore.

Uscita dal bar vengo bruscamente caricata su un pulmino, la Ilinx Machine (compagnia Ilinx), con altri tre compagni d’avventura, la procedura richiede la carta d’identità prima di salire a bordo e l’identità mi verrà prima cancellata e poi sostituita, scoprirò di essere creduta morta e in procinto di diventare un’anima da traghettare, trasportata per la città fino al trapasso. Un’idea inizialmente buona ma poi lasciata cadere in maniera irrisolta.

Giù dal pulmino mi infilo, ancora da sola, di soppiatto, in un camerino del Teatro Sociale, ci posso restare solo dieci minuti e assisto, come invisibile, al riscaldamento vocale e fisico dell’attore (Alessandro Pezzali di Teatro Magro) prima dello spettacolo. Che non so se avrà luogo. La mia presenza è ignorata, osservo un frammento Privato di una lunga performance che sarà diversa per ogni spione, ne esco attraversando il palco del bellissimo teatro all’italiana, e per un attimo sono protagonista davanti al vuoto della platea. Solitudine più forte dell’indifferenza subita.

Salto anche la cena e ora mi siedo, in una normale platea piena di altre persone, per vedere Brainstorm! (Residenza InItinere). Il “mentalista” Lorenzo Baronchelli è una specie di prestigiatore della mente, cerca di sorprenderci con alcuni trucchi sulla lettura del pensiero, vorrebbe avere un approccio anche scientifico, ma il personaggio macchietta sbilancia il tutto su un tono comico banale. C’è da lavorare.

Il secondo giorno di festival inizia ancora in un teatro con una gioiosa prova di ATIR, Tutti in scena! è una dimostrazione dell’ottimo lavoro che la compagnia fa con i disabili adulti, tutti si divertono, non c’è pietismo ma anzi un’ironia uncorrect a rendere davvero godibile – e a tratti esilarante – la prova del gruppo, ben guidata dall’attrice Chiara Stoppa e dall’educatore Max Pensa.

Di nuovo fuori, nel centro storico della città, vediamo ora teatro delle Moire che con Elvis’ Stardust si mette nella vetrina/acquario di un negozio di mobili, il corpo eccessivo di Alessandra De Santis veste i panni della rockstar e noi scrutiamo dalla strada, per una mezz’ora, le movenze rallentate di Elvis the pelvis, icona per sempre fissata nell’immaginario, e osservata nella sua consumata desolazione. Un tempo più breve ci avrebbe dato la stessa sensazione, crediamo.

Residenza Idra/Teatro Inverso prova con Molti un esperimento che vorrebbe scardinare i cliché del teatro di ricerca, coinvolge il pubblico chiedendo di dividersi tra chi crede che Dio esista e chi no. Nella fattispecie il divino uscirà da una lavatrice. Perché non è dato sapere. L’esperimento non è riuscito, purtroppo il risultato è approssimativo e pretenzioso. Inutile.

Al Circolo degli Ufficiali andiamo a letto con gli attori di Animanera, che con Bed inside ripetono un modello già utilizzato: un performer-uno spettatore per pochi minuti di stretta intimità con qualcuno che ha un handicap legato alla sessualità. Una fulminea e scioccante relazione che avvolge, anche fisicamente. La formula ci aveva divertito con Try Creampie, dove i testi sussurrati erano letterari, qui abbiamo l’impressione che l’aggiunta di un elemento psicologico molto complesso sia difficile da affrontare con un gioco.

La serata si conclude con l’ascolto del montaggio audio (Vox Pop) delle brevi interviste fatte a sorpresa a tutti noi durante le giornate da Nudoecrudo Teatro. Domande sul teatro, risposte più o meno interessanti. Confessiamo di non aver capito perché gli attori reporter circolassero per Mantova in abiti del Settecento. Dame e cicisbei che ci interrogano? Laissez faire.

Luoghi Comuni si dipana nelle tre giornate con numerose iniziative collaterali, convegni, incursioni teatrali a mo’ di flash mob, laboratori e altro. Si conclude con il Pinocchio Ready Made di DelleAli, ne parlammo su PAC: Lello Cassinotti costruisce insieme al pubblico una tombola Collodiana leggendo alcuni capitoli “chiamati” dagli spettatori e formando così una storia sempre diversa, colorata dalle mille voci che l’interprete dà con estrema cura ai fantastici personaggi del libro.

Non siamo riusciti ad assistere alla cena Saga Salsa di Qui e Ora, unico motivo per cui non ne parliamo.

Tanti modi di rivolgersi al pubblico, in ogni tipo di luogo, spesso in rapporti singoli, un teatro dinamico  che si fa spazio nella vita e nella città. Solo in alcuni casi però lascia una traccia significativa, auspichiamo che il rapporto diretto con gli spettatori abbia prodotto riflessioni che aiuteranno la profondità.



Categorie:Novità, Recensioni, Reportage, Satura, Scena, Teatro

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