Quel pornografico desiderio d’amore fra cinema e scena

ninphomaniac-278834NICOLA ARRIGONI | Nymphomaniac incarna una tendenza, porta a sintesi, con la straordinaria e spaziante visionarietà di Lars von Trier, la disperazione del nostro tempo e il bisogno di sincerità. Accade nel film che annunciato come scandaloso, erotico, pornografico – versione tagliata nelle sale italiane con buon placet del regista – in realtà è film etico e puritano, casto nel suo approccio alla fisicità come veicolo per arrivare all’anima. Nel film di Lars Von Trier si intuisce un bisogno di verità e pensiero, ma al tempo stesso la disperazione del corpo come unico orizzonte possibile, come campo di gioco coercitivo e costrittivo in cui – volenti o nolenti – si gioca tutto il nostro stare al mondo.
Nymphomaniac è la storia di Joe, una ninfomane, come lei stessa si autoproclama, raccontata attraverso la sua voce, dalla nascita fino all’età di 50 anni. Una fredda sera d’inverno il vecchio e affascinante scapolo, Seligman, trova Joe in un vicolo dopo
che è stata picchiata. La porta a casa, dove cura le sue ferite e le chiede di raccontargli la sua storia. Il romanzo a capitoli di Joe passa dalla consapevolezza della fisicità all’esigenza di violare la verginità, violenza cercata nel corpo di Jerome, che rimane – almeno nella prima parte del film – l’oggetto del desiderio di Joe che si fa oggetto/soggetto del bisogno di sperimentare i meccanismi del sesso, metterne in tensione l’autenticità erettiva, la capacità di fare dell’organi sessuali una sorta di viatico carnale all’anima. Nymphomaniac alla fin fine – almeno nella prima parte in vision e nelle sale – è la disperata ricerca di sincerità, quella sincerità che può esistere solo nell’erotismo, nell’armonia dei corpi, nel loro unirsi e cercarsi in cui la polifonia di Bach si intreccia alla serie di numeri di Fibonacci così come la ricerca di corpi della protagonista è alla fin fine la consapevolezza che oltre il corpo non c’è nulla. E allora la menzogna è dell’amore: menzognero l’amore anafettivo della madre, menzognera l’arte medica del padre che muore di tumore davanti alla figlia. E si può – forse – intuire che nella richiesta di infrangere la verginità offerta freddamente a Jerome ci sia la possibilità dell’amore…
Nymphomaniac di Lars Von Trier non ha nulla di scandaloso, ma raccoglie una riflessione che da De Sade, passando per le Relazioni pericolose arriva fino a noi e fa del corpo la casa abitata dalla nostra disperazione, il tempio da infrangere e violentare in cerca dell’inconsistenza dell’anima. E dopotutto cosa fanno il marchese di Valmont e la marchesa di Merteuil in Quartett di Heiner Muller se non mettere alla prova la possibilità che l’amore vero, sublime non sia che corpo, che le menzogne delle relazioni amorose siano svelate dalla pericolosità degli intrecci di corpi.
Si veda con passione la splendida versione offerta da Valter Malosti e Laura Marinoni. Non è un caso che Valter Malosti ambienti il gioco dei due terribili libertini in una stanza di ospedale, fredda e asettica come solo lo sanno essere gli ambienti ospedalieri. Da fuori arrivano suoni di una guerra in atto, ma è dentro che si gioca il conflitto vero ed è conflitto di corpi e di sesso, è la consapevolezza che oltre il corpo non c’è nulla, che tutto si compie nella carne e in essa si attua il nostro essere. Di fronte a questa condanna a morte ogni etica cade, tutto è lecito e plausibile, salvo poi capire che alla fine Valmont e Merteuil sono mondo e urlano il loro straziante e viscerale amore. Valter Malosti costruisce uno spettacolo di rara raffinatezza in cui ogni elemento è pregno di significato e contribuisce a sciogliere, leggere, interpretare, esaltare la poesia del testo di Müller rendendola al pubblico chiara, un piacere da udire e vedere, esercizio erotico per il cervello. In questo lavoro, in questo dentro e fuori c’è il medesimo rispecchiamento della storia della nimfomane di Lars von Trier, in cui il suo essere al mondo diviene scenario del nostro mondo, un mondo mediato dal nostro sentore, vedere, percepire, amare, vivere e morire.
E ancora sulla scia di una pornomania disperata perché non recuperare il testo scottante e di conturbante bellezza, Pornografia di Gombrowicz – messo in scena da Luca Ronconi con un meraviglioso Paolo Pierobon – in cui lo sguardo e il meccanismo del potere molto devono alla riflessione di Foucault. I due protagonisti di Pornografia Witold (Riccardo Bini) e Federico (Paolo Pierobon) costruiscono non solo la loro relazione (omo-sessuale?) ma anche il loro sguardo sulla relazione indotta che vorrebbero legasse i due giovani Carlo (Loris Fabiano) ed Enrichetta (). La maturità anagrafica si scontra con un’immaturità della pulsione sessuale e del desiderio a possedere che i due adulti individuano nella coppia di adolescenti, sostituendo la realtà con la loro immaginazione, con la loro fame di giovane e inebriante sessualità. Pornografia – termine composto da ‘prostituta’ e ‘grafia’ etimologicamente – è infatti il racconto di uno sguardo affamato, è il confronto fra vecchiaia e giovinezza, è pulsione immaginativa, è rappresentazione di realtà che si fa vita reale, in cui il corpo è bastante a se stesso, lo spiarlo, il volerlo godere nell’atto sessuale sono segno di un desiderio di appagamento che proprio perché desiderio non trova mai soddisfazione e nella gestione di quei corpi va sempre oltre, cerca il limite fino alla distruzione. E ancora non è la stessa distruzione autolesionista della protagonista di Nymphomaniac che va in scena, un sado/masochismo volta alla necessità di rivelarsi a se stessa, da qui anche l’urgenza di quel racconto a posteriori che è il romanzo pornografico di Lars Voin Trier.
Nymphomaniac raccoglie un mondo, esprime un comune sentore, e una diffusa inquietudine e per questo è scandaloso, non per i primi piani a falli e vagine. Da Quartett della coppia Marinoni/Malosti a Pornografia di Ronconi fino al caso di Nymphomaniac di Lars Von Trier il corpo, il sesso, sembrano i mezzi entro cui nel disperante nichilismo contemporaneo cercare quell’autenticità dell’essere che può far sperare ancora in uno spirito bello, in un’anima bella da illudere e con cui illuderci di una felicità o amore possibili….

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