Buchettino o della favola del teatro

Buchettino-Pasello2NICOLA ARRIGONI Buchettino della Societas Raffaello Sanzio non è solo uno spettacolo, è l’inizio della più accreditata compagnia di ricerca del teatro italiano, è un classico in cui il teatro si fa esperienza. Per questo motivo – forse – vive di una sua longevità che non è concessa facilmente al sistema teatrale e produttivo italiano. Buchettino è l’immagine metonimica della Societas Raffaello Sanzio, è la parte e il tutto di un estetica in nuce che chiede allo spettatore di essere autore, di essere parte dello spettacolo, qui realmente per l’annullamento delle distanza fra palco e platea, negli spettacoli proposti in questi decenni dalla Societas intellettualmente. L’allestimento – ideato da Romeo Castellucci e Chiara Guidi e Claudia Castellucci – è complesso e affascinante. Romeo Castellucci si è inventato una baracca con cinquanta lettini in cui altrettanti spettatori sono chiamati a distendersi. Lo spettacolo è pensato per bambini dagli otto anni ai 90: come dire vuole recuperare un antico rito: quello del raccontare le fiabe. Ed in fondo è quanto accade. Invitati dall’attrice/narratrice Silvia Pasello per una sera si è bambini prima della nanna, infanti che attendono il racconto notturno. La storia narrata non è delle più tranquillizzanti, si tratta di Buchettino di Charles Perrault, altrimenti noto con Pollicino. La vicenda di Buchettino e dei suoi fratelli, prima abbandonati dai genitori per troppa miseria ed egoismo, poi in balia dell’orco del bosco è nota, ma la curiosità e il coinvolgimento dello spettacolo della Societas Raffaello Sanzio sta nel tempo e spazio presente del teatro. Distesi sui cinquanta lettini si è ‘bambini’, il racconto della fiaba diviene realtà, incubo sonoro. I passi, l’aprire e chiudere le porte, il muoversi dei genitori di Buchettino sono raccontati da Silvia Pasello, ma diventano presenze ‘reali’ nel qui ed ora della scena grazie all’ambientazione sonora realizzata da Romeo Castellucci. La distanza del narrare si annulla, e il racconto diventa esperienza esperita direttamente. Si passa lentamente dall’assistere ad una storia all’essere nella favola. Pian piano la narratrice diviene personaggio, assume la voce dell’orco, si muta da raccontatrice a personaggio mimico/sonoro. Così gli spettatori/bambini da piccoli in attesa di addormentarsi, diventano Buchettino e i suoi fratellini. E’ questo accorciarsi delle distanze, sono le suggestioni sonore che circondano e invadono quella stanza/baracca di legno immersa in un’oscurità rotta solo da una lampadina a fare di Buchettino non solo uno spettacolo, un classico che è in tour da almeno quindici, vent’anni, ma a farne una bella esperienza e al tempo stesso una riflessione sulla forza della narrazione, sulla capacità del teatro di evocare e inventare la realtà, accorciando le distanze col mondo della fantasia e delle favole. E scusate se è poco.
Buchettino, da Le petit poucet di Charles Perrault, scene e ambientazione sonora Romeo Castellucci, adattamento del testo Claudia Castellucci, narratrice Silvia Pasello
regia Chiara Guidi; Produzione Socìetas Raffaello Sanzio, visto al Comunale di Casalmaggiore, il 10 aprile 2014.

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