Faiella in «Sesso? Grazie, tanto per gradire». Un cult per ricordare Franca Rame

sessoVINCENZO SARDELLI | Un cult capace di parlare di temi scottanti legati alla sessualità, senza banalizzare o cadere nella volgarità. È con Sesso? Grazie, tanto per gradire che Alessandra Faiella, con la regia di Milvia Marigliano, ha ricordato al Teatro della Cooperativa Franca Rame a un anno dalla scomparsa. E forse è giusto che l’attrice di Parabiago, morta il 29 maggio 2013, sia stata celebrata con un testo che parla di donne, sesso e amore. «Sono anni che porto in giro spettacoli sulla condizione della donna – diceva Franca Rame – lo sfruttamento sessuale, i problemi con i figli, i tradimenti, la coppia chiusa, la coppia aperta. In questi anni il mio camerino è diventato come lo studio di un analista: uomini, donne, giovani mi confidano storie che non racconterebbero al confessore. Con tutto questo dialogare, mi sono convinta che la causa di ogni pena amorosa, di legami che si sfaldano, è la mancanza d’armonia tra i sessi». Di qui l’idea di mettere in scena uno spettacolo, scritto con il marito Dario e il figlio Jacopo, che parlasse d’amore e sesso. Che raccontasse il vuoto della conoscenza del proprio corpo: tabù, paure e inibizioni. Il monologo affrontava temi delicati e intimi. Con contrappunto di commenti comici e grotteschi. Ma anche con delicatezza e pudore. Sesso? Grazie, tanto per gradire fu messo in scena per la prima volta nel 1994. Berlusconi prometteva un milione di posti di lavoro, l’Aids impazzava e terrorizzava, dal dischetto Baresi e Baggio sparavano alle stelle il sogno mundial. Eppure, per quanto riguarda l’educazione sessuale, vent’anni sono passati invano. «Rileggendo questo testo – spiega Faiella – mi sorprendo ancora per la sua forza comunicativa e per l’attualità dei suoi temi. Al progresso tecnologico e scientifico non si è accompagnato un altrettanto profondo rinnovamento etico e spirituale. L’amore non riesce ancora a fare da antidoto alla violenza. Parlare di sesso, diceva Franca Rame, è parlare d’amore. Perché fare bene all’amore migliora la comunicazione e l’armonia tra le persone». La strana coppia Faiella-Marigliano (più comica la prima, più attrice classica la seconda) aveva già aperto la stagione della Cooperativa con La versione di Barbie. Sesso? Grazie, tanto per gradire è un’allegra terapia di gruppo. Se Franca Rame si limitava alla propria presenza scenica per affrontare il tema, caricandolo di sfumature politico-sociali e quel po’ di vetriolo anticlericale, una Faiella dall’ironia più soft e casalinga si esibisce davanti a una tavola di ortaggi (zucchine, melanzane, carote, peperoni) dalla forma ammiccante, armata di coltello per tagliarli a pezzettini. Faiella rivisita l’originale quel tanto che basta. Aggiunge una vecchia radio da cui partono estemporanee lezioni di sesso, che danno il la a una sfilza di gag salaci. Proprio durante queste buffe lezioni, che caratterizzano le irriducibili differenze psicologiche e comunicative tra uomini e donne, Faiella scopre l’essenza del proprio talento, con una mimica facciale che, da Franca Valeri alla stessa Franca Rame, da Anna Magnani a Sofia Loren, attinge al meglio del teatro e dell’avanspettacolo. Anche senza parole, Faiella esibisce un campionario di pose esilaranti. Si mostra sconcertata, sexy, perplessa, disincantata, rassegnata; complice, rilassata, contratta; irritata, incerta, seducente. Lo spettacolo deplora la sovraesposizione che ha degradato la sessualità a pornografia. Ironizza sull’ignoranza che attribuisce potere spermicida alla coca cola, o confonde lo scroto con l’urna elettorale. Evidenzia i piani differenziali attraverso cui la donna comunica: «decidi tu» vuol dire: «la soluzione è ovvia», «fa’ come ti pare» significa «prima o poi la pagherai». Un’ora di monologo, e un bis a furor di pubblico, è sufficiente per la Faiella. Perché «si dice che chi parla tanto di sesso, è perché ne fa poco. Ed io sono qua da oltre un’ora».



Categorie:Novità, Recensioni, Satura, Scena, Teatro

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