Long John Silver, l’incompreso pirata gentiluomo di Teatro Caverna

Fsilver_character_sheetRANCESCA CURTO | È un mare di luci blu ed il gocciolio di un rubinetto che perde quello che invita lo spettatore a lasciarsi trasportare dalla nave immaginaria che conduce all’isola del tesoro di Stevenson, nella rilettura di Teatro Caverna del classico della letteratura d’avventura.

In occasione dell’allestimento di “Long John Silver” che ha avuto luogo venerdì 26 settembre all’interno della rassegna teatrale “Abboccaperta”, promossa dal Teatro Caverna dal 19 al 28 settembre 2014, l’Audiorium dello Spazio Polaresco si trasforma in una nave e le sedie, disposte a semicerchio attorno al palco, fanno del pubblico la sua prua.

La libera interpretazione del noto romanzo stevensoniano “L’isola del tesoro” è affidata all’attore Damiano Grasselli, pronto a dar voce, tutto solo, ai suoi numerosi personaggi e, specialmente, alla doppia anima dell’antagonista Long John Silver, “accidentalmente pirata” con pappagallo e stampella.

Nell’umido blu intermittente si comincia proprio con la lettura individuale e silenziosa della presentazione, proiettata sulla vela della nave, di questa figura ambigua e contrastata, dall’animo molto buono e gentile, precipitata in situazioni poco buone e poco gentili. La prima voce a distinguersi nell’atmosfera marina è quella inglese e istintuale del Capitano Flint, il pappagallo di Silver, che porta alla luce le parole tenute fra i denti dal pirata gentiluomo. Il racconto mantiene alta l’attenzione con la successione dei diari della ciurma, tutta impersonata e ben incarnata unicamente da Grasselli.

Il protagonista Jim Hawkins, dal “basso” dei suoi 14 anni, si presenta con voce dolce e innocente, il marinaio effeminato stringe tra i denti almeno uno stuzzicadenti che sputacchia sul pontile, l’affamato si esprime invece rannicchiato e con la lingua in fuori.  Poi c’è Ben Gunn, l’ammutinato, che ha iniziato a belare dopo essersi nutrito solo di carne di capra e infine il primo ufficiale, che parla in soffiato con una benda sull’occhio. Ma tra tutti spicca la portanza scenica di Long John Silver, che, con la gamba di legno con cui scandisce i suoi pensieri, si fa grande e agile in mezzo alla sua ciurma.  La cassa su cui sta seduto Silver gli fa da drum per tutto lo spettacolo e lo accompagna nei suoi canti pirateschi: “Quindici uomini sulla cassa del morto, yo-ho-ho! E una bottiglia di rum! Il vino e il diavolo hanno fatto il resto, yo-ho-ho! E una bottiglia di rum”.. È bianca e nera come il resto della scenografia: la vela bianca che fa da telo proiettante, il pontile nero su cui passeggiano i marinai, gli abiti bianchi e neri di cui si veste l’attore ad ogni atto.

Il Silver che incontriamo all’inizio ci offre già i segni della sua doppiezza presentandosi con una maglietta a righe bianche e nere e definendosi ad ogni atto indossando ogni volta un capo in più: la camicia bianca, il gilet e la giacca neri e, per finire, la cravatta bianca e nera. Solo un po’ di rosso si intravede in una tasca. Rimanda alla marionetta a molla dalla giacca rossa che apre e chiude lo spettacolo, sempre a penzoloni nelle mani di Silver, e che evidenzia la contrapposizione tra il coraggioso pirata che ha paura della forca e di finire come i corpi appesi indicati dai curiosi sulla spiaggia.

Inizio e conclusione sono speculari, con la marionetta da una parte e il microfono/stampella dall’altra, John Silver ci spiazza con la sua ambiguità e il suono del suo zompettìo non ci abbandona facilmente.

Attraverso il racconto del suo contrastato rapporto con Jim, “Damned Jim”, giovane protagonista de “L’isola del tesoro”, lo spettatore alla fine dello spettacolo non sa ancora da che parte stare. Silver lo chiede anche al pubblico, protendendo il microfono verso di loro. Nessuno crede alle parole di Silver ma, inspiegabilmente, tutti muoiono dalla voglia di averlo come amico. Il buono e gentile John Silver precipita lo spettatore, specialmente quello che non conosce Stevenson, in una grande commistione di ruoli, ma lascia un regalo a quello più attento che ha il tempo di fermarsi ancora ad osservare la scena dopo lo spettacolo: la mappa del fantomatico tesoro ricercato da Silver compare illuminata in verde, sotto il suo naso, sul pontile.

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