Nessi, intimità e inclinazioni: un nuovo soggetto

bergonzoniNICOLA ARRIGONI – Perché partire da Alessandro Bergonzoni? Perché nel suo ultimo spettacolo, Nessi l’attore e autore bolognese mette in atto e in racconto poetico le esigenze del nostro contemporaneo. Eh sì, Alessandro Bergonzoni aspira alla filosofia, anzi è da sempre pensatore che gioca con le parole e in Nessi vive di uno stato di grazia sia per quanto riguarda l’aspetto teatrale, ma soprattutto per il pensiero che sottende. Nessi è una riflessione mai banale sulla necessità di riattivare la nostra capacità connetterci con l’altro e non a livello informatico, ma nell’elaborazione e nella coltivazione delle relazioni interpersonali e affettive. Nessi racconta della necessità di «fare nesso, senza preservarci, non serve il preservativo», ironizza Bergonzoni in scena con tre incubatrici, in cui l’attore mette le mani, quasi a curare la nascita prematura del pensiero. Questa urgenza di ‘fare nesso’ parte da una riflessione sulla vita e sulla morte, dalla consapevolezza che la morte è interruzione di nesso ma al tempo stesso parte di vita, forse non è interruzione ma passaggio.
arton67014Della morte e della vita, del divenire e della necessità che il nostro ‘io’ si metta in relazione con l’altro, di questo e molto altro racconta il fluire verbale e semantico di Alessandro Bergonzoni intercettando le necessità e le urgenze di una contemporaneità in cui si teme – come scrive Antonio Alberto Semi in Psicoanalisi della vita quotidiana. L’umanità è in pericolo?, edito da Raffaello Cortina Editore: «vada perduto (o negato) il senso dell’avventura umana, quella che tutti gli individui compiono, volenti o nolenti. Ri-ordinare in questo senso, è anche ritornare a considerare la situazione ordinaria dell’essere umano, stretto tra il suo destino e il suo personalissimo desiderio». Attraverso la quotidianità non necessariamente patologica – per rifarsi al celeberrimo testo di Freud – Antonio Alberto Semi va alla ricerca delle strategie con cui l’io può affrontare non solo le incertezze dei nostri tempi, ma la possibilità di fare del cambiamento e della sua necessità non un motivo di frustrazione o fobia, ma piuttosto una risorsa nella consapevolezza che «uno degli aspetti fondamentali della vita psichica sia anche quello di costruire delle situazioni nuove, di individuare soluzioni nuove alle richieste pulsionali, di riconoscere gli altri comprendendo che da un lato le loro rappresentazioni (e gli effetti connessi) sono dentro di noi collegate a tutti cloro i quali fanno parte della nostra galleria di esseri umani, dall’altro però sono anche – e fortunatamente – diverse, nuove, mai conosciute prima». La Psicoanalisi della vita quotidiana di Antonio Alberto Semi ha il pregio di coniugare prassi e teoria, esempi di vita vissuta con l’esperienza dello sguardo dell’analista e di fotografare una quotidianità che non è solo dei casi analizzati dall’autore, non è necessariamente patologica, ma è irrequieta, indefinibile e complessa e per essere compresa e vissuta appieno abbisogna di una ridefinizione dei nessi che legano l’io, il soggetto al mondo.
L’attenzione all’alterità come risorsa e confronto, come occasione di crescita e bisogno di relazione incoraggia l’inclinazione verso e in merito vale la pena confrontarsi con il bel lavoro di Adriana Cavarero, Inclinazioni. Critica della rettitudine. Il saggio propone una disanima del termine ‘inclinazione’ partendo da Kant, passando per il pensiero di Hannah Arendt e posando l’occhio sulle rappresentazioni della Madonna con Bambino come exemplum di una inclinazione non solo del corpo, ma anche dello sguardo e dell’anima verso chi è inerme. Insomma il saggio di Adriana Cavarero lavora smontando smontando stereotipi negativi rispetto al termine inclinazione spesso riferito a vizi e atteggiamenti immorali, rispetto al termine ‘rettitudine’ che ha un richiamo forte. Orizzontale e verticale, laddove la rettitudine è postura retta dell’uomo, l’inclinazione è spesso della donna, incline al peccato, ai sensi… Ed è proprio nella frequentazione dell’inclinazione che la saggista Cavarero scardina l’idea di un soggetto chiuso in sé ed autoreferenziale, individuando nel chinarsi verso l’altro, nell’inclinazione appunto la strategia di un nuovo umanesimo della relazione; scrive infatti l’autrice «Demolire il soggetto, autonomo e chiuso e affermare una soggettività aperta e relazionale non significa per Lévinas solo impegnarsi in un’operazione epistemologica e neanche, come pur sarebbe giusto dire, rifondare l’etica sul primato dell’altro, ma anche e soprattutto contrastare la violenza di cui il soggetto egocentrico è portatore».

jullienInsomma l’inclinazione verso l’altro è il punto da cui partire per una nuova umanità, è l’invito all’intimità, laddove il termine si pone Lontano dal frastuono dell’Amore per citare il sottotitolo di un altro contributo: Sull’intimità di François Jullien sulla necessità e urgenza di ricostruire relazioni, fare nesso, direbbe Alessandro Bergonzoni. Mobilitando Omero e Sant’Agostino, Stendhal e Simenon Jullien afferma che mentre l’amore , con le sue dichiarazioni e le sue furie, rischia continuamente l’impostura, l’intimità è lo spazio della nostra autenticità e permette di costruire un ‘noi’ perenne: il più profondo di ciascuno non si rivela che grazie a una relazione, a un uscire da sé. E non a caso scrive François Jullien: «Ciò che l’intimità ci fa quindi scoprire, ma discretamente e senza metterci in guardia, è il fatto che, d’un tratto, attraverso la possibilità che essa apre, sovverte la concezione di un Io-soggetto bloccato nel suo solipsismo – proprio quello contro cui la filosofia contemporanea è, come sappiamo, insorta con forza. Solo la proiezione e astrazione a partire dall’io, ci diceva la psicologia, posso rapportarmi all’Altro, al fuori, e posso avvicinarlo». L’io-soggetto diventa dunque una ‘rivelazione’, una rivelazione che si coglie nell’inaudito dell’intimità «tanto più inaudito quanto discreto, per aprire di nuovo, tirando un filo, un cammino verso l’umano e verso la morale, per sondare quel noi che essa ci rivela». E allora eccoli i Nessi di Alessandro Bergonzoni, la necessità di uscire da noi stessi e cercare relazioni vere e reali, di inclinarsi verso l’altro per condividere un’intimità che aiuta a costruire, insieme, un mondo in cui morte e vita sono un divenire fluido, naturale, sostenuto da una comune humanitas che ha il suo cuore nell’intimità con l’altro.
Nessi di e con Alessandro Bergonzoni, regia di Alessandro Bergonzoni e Riccardo Rodolfi, produzione Allibto Srl, al Municipale di Piacenza, 18 novembre 2014
Antionio Alberto Semi, Psicoanalisi della vita quotidiana. L’umanità è in pericolo?, Raffaello Cortina Editore, 2014, 14 euro.
Adriana Cavarero, Inclinazioni. Critica della rettitudine, Raffaello Cortina Editore, 2014, 15 euro.
François Jullien, Sull’intimità. Lontano dal frastuono dell’amore, Raffaello Cortina Editore, 2014, 14 euro.

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