L’inafferrabile bisogno del Bene

christian di domenicoCLARISSA VERONICO | Mi è capitato di vedere e rivedere pochi giorni fa due spettacoli molto diversi tra loro ma curiosamente vicini. Per cominciare due storie di vita vissuta, due storie di omicidio, due storie di protesta esistenziale e civile, due storie scomode per entrambe le Armate Invincibili del nostro bel Paese: la Chiesa e la Cultura di Sinistra. A Bari, al Nuovo Teatro Abeliano, nello stesso weekend ho visto Santa delle perseguitate ,di Alfredo Traversa che ne è anche interprete con Tiziana Risolo, e U’ Parrinu, la mia storia con Padre Pino Puglisi ucciso dalla mafia di e con Christian Di Domenico. Debutto assoluto per il primo spettacolo, più di cento repliche per il secondo. La concomitanza temporale dei due spettacoli era casuale, ma colpiva quella stessa urgenza di portarli in scena, di dirli, di condividerli. Santa delle perseguitate è la storia di una ragazza, Santa Scorese, uccisa giovanissima a Bari ormai venti anni fa. Una vicenda di stalking che sulla scena viene ripercorsa attraverso i brani del suo diario. Una vicenda di fede e di dialogo con Dio in cui l’impossibilità di essere libera, di passeggiare per strada liberamente, di uscire o tornare a casa senza avvisare, è motivo di rabbia, di pazienza, di accettazione, di dubbio e poi di nuova fede. Già perché questa ragazza aveva fede, faceva volontariato, partecipava assiduamente alla vita della Chiesa e tentava anche di cambiarla con la forza e la fiducia della missione. Lo spettacolo parla di lei, della sua famiglia, delle peregrinazioni tra gli uffici di polizia che non le danno importanza, delle lettere dell’uomo che l’ha uccisa, del processo, della morte violenta sotto casa sua, di un ultimo sorriso prima di andare. Una storia brutta, di quelle che non dovrebbero capitare mai, ancora più brutta in quello che ne è seguito. Uno schiaffo alla vita e all’intelligenza. Alfredo Traversa la racconta con passione, va avanti e indietro nel tempo, ricostruisce i passaggi prima e dopo l’omicidio, se ne prende cura. Dopo lo spettacolo dice che dopo aver conosciuto questa storia non ha potuto fare a meno di condividerla, perché questa è la storia tenera di una ragazza tenera che raccontata così è la tragedia di una vita violata. Poi però si scopre che la Chiesa ha qualche imbarazzo con il suo processo di beatificazione se si parla di femminicidio, e i movimenti culturali che ne hanno sostenuto la causa di femminicidio hanno qualche problema se si parla di beatificazione. Insomma Santa, con i suoi 23 anni fermi lì sotto casa sua, non può essere allo stesso tempo una donna perseguitata da un uomo che voleva a tutti i costi possederla e una donna di fede che cercava in Dio la risposta a una tale infelicità. Il giorno dopo rivedo U’Parrinu. Christian Di Domenico lo ha messo in scena per una necessità tutta personale: Pino Puglisi era uno di famiglia, uno con cui aveva condiviso un pezzo di infanzia in Sicilia, un modello di vita. Poi l’adolescenza, la lontananza, i silenzi della crescita. Poi l’omicidio. Mentre recita Christian ci porta con lui nei paesini della Sicilia, a Palermo, nelle scelte semplici di un uomo che non voleva piegarsi alla mafia e all’ignoranza. Ci porta nella vita di Pino Puglisi e nella sua stessa vita di ragazzo che si avvicina al teatro, scopre altri mondi, si allontana. Anche lui va avanti e indietro nel tempo, per brandelli e suggestioni, anche a lui arriva come un colpo la morte finale. E poi la riconciliazione, con se stesso, con la propria formazione, con la Sicilia e con la vita. Una grande prova d’attore che non smette un attimo di tenerti desto e palpitante.

Due storie diverse, e la sensazione che senza aver bisogno di chiamarlo narrazione o civile o di cronaca, questo teatro aveva bisogno di storie che parlassero di una cosa strana come il Bene, aveva l’urgenza di stare con altri e condividere un dono. Qualcosa di semplice come la vita quando attraverso il teatro e il teatro quando attraversa la vita.

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