“Cinquanta!”, la classe operaia va sulla Luna

Cinquanta 3 @ Marco Masini

Erik Haglund, Tatiana Muntoni, Daniele Caini e Lucia Sargenti @ Marco Masini

MATTEO BRIGHENTI | L’Italia del Boom era il battito di un sogno a occhi aperti. Non avevamo paura di niente e per niente, la forza era una conquista raggiunta, la bellezza una scoperta ritrovata. Tutto e tutti stavano accadendo, di nuovo, per la prima volta. Esattamente come avviene in teatro, a parte che la luce del giorno, su un palcoscenico, è sempre ritagliata dentro il buio di una sala. E proprio al nero del cinismo e della disillusione del nostro oggi Marco Di Costanzo ha sottratto il suo Cinquanta! – Epopea di un faticoso entusiasmo, esempio energico e luminoso di cosa fare per ritrovare quel fiato, cuore e impegno perduti: vivere fino in fondo. Un’opera che risveglia la fiducia in noi stessi senza dire neanche una parola.
La nuova produzione del Teatro dell’Elce (una prima versione risale al 2008), in collaborazione con il Teatro Solare di Fiesole, è l’avventura silenziosa e comune, tra gli anni Cinquanta e Sessanta, di quattro tute blu interpretate da Daniele Caini, Erik Haglund, Tatiana Muntoni e Lucia Sargenti, operai che rievocano il lavoro in fabbrica, la politica, le schermaglie del corteggiamento, gli scherzi e le tasche vuote, affidandosi soltanto al linguaggio del corpo e dell’incontro tra i corpi. Cinquanta! è uno spettacolo non verbale, “un’epopea più che un dramma – scrive Di Costanzo nelle note di regia – in cui l’atmosfera è più importante degli avvenimenti.” Il gioco vivo e presente degli attori è quindi il modo in cui accade questo mondo di soli gesti e pensieri, di scarpe da lucidare e bocche da baciare, frutto di un lavoro di improvvisazione e scrittura scenica su fonti storiche, letterarie e cinematografiche, sugli archivi RAI e su interviste ai nati tra il 1930 e il 1940.
Di Costanzo, togliendo la parola ai suoi personaggi, si smarca dalla vuota, lacrimosa celebrazione storica per cogliere sul fatto il nostro imbarazzante inciampo contro il tempo: quel passato di entusiasmi ha perso la voce perché non riusciamo più a capirlo e per questo abbiamo smesso di ascoltarlo. Per ritrovarlo, allora, non possiamo raccontarcelo, dobbiamo riviverlo, fare come se fosse adesso, in ciò che abbiamo, un fazzoletto di stoffa, dei jeans non strappati, un rossetto, in una visione intima, privata, che scaturisce dall’uso di piccole cose. Il teatro, qui, non è inganno dell’abbondanza, è semplicità dello stupore, è povertà di risorse che sviluppa i sensi della magia, come già avevamo apprezzato nella favola gozziana Farruscad e Cherestanì.

Foto di Marco Masini

Foto di Marco Masini

Sempre in scena, a Caini, Haglund, Muntoni e Sargenti basta un abito, indossato ben in vista sul fondo, per pensare quello che sono ed essere quello che fanno. Nell’intensa scena della festa da ballo, dove si formano le due coppie, riescono a farti capire che il silenzio non è solo assenza di parole, è anche averne così tante da non sapere quali scegliere: per fortuna il corpo decide per noi e se balli senza musica vuol dire che le note ce l’hai dentro, le suona l’amore.
I quattro giovani attori, dunque, si guardano, si sentono, sorridono l’uno per l’altra, vivono. E quando scivolano nel semplice mimo e l’incantesimo della vita scenica pare dissolversi, come nel caso del ricordo di guerra, rimangono comunque saldi, centrati, perché non smettono mai di crederci ed esserci.
Quella generazione di donne e uomini chiese la Luna e la ottenne nel 1969. Lo sbarco è reso da Di Costanzo con un raggio verde extraterrestre e ampi movimenti al rallentatore, come piume sospinte dal vento o passi nella neve alta. Danzano i nostri “eroi” semplici, lavoratori, sembra che non abbiano fatto altro che danzare, fosse LInternazionale o Il ballo del mattone: la libertà di espressione è il progetto collettivo di una società migliore che Cinquanta! cerca con tutto se stesso. Non si può ballare da soli come non si può avere fiducia, speranza e voglia di andare avanti restando separati, divisi, escludendoci a vicenda. L’impensabile, l’irraggiungibile lo trovano lo Spazio di avverarsi. Anche se la nostra è l’Italia dello Sboom. Basta volerlo tutti insieme.

Cinquanta!
Epopea di un faticoso entusiasmo
drammaturgia e regia Marco Di Costanzo; con Daniele Caini, Erik Haglund, Tatiana Muntoni, Lucia Sargenti; suono Andrea Pistolesi; arrangiamenti vocali Lucia Sargenti; aiuto regia Stefano Parigi; scene Elena Martongelli; una produzione Teatro dell’Elce in collaborazione con Teatro Solare di Fiesole.
Visto in occasione de Il Sole d’Inverno, piccola stagione invernale al Teatro di Caldine, Fiesole (FI).

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