Creaturamia…Teatring in un duello tra madre e figlio

GIULIA MURONI| È bene che la maternità acquisisca un ruolo centrale nelle narrazioni, di cui il linguaggio scenico-performativo è quello che in questa sede interessa, per tentare la costruzione di una definizione nuova, arricchita delle polimorfe e impreviste variabili dell’esistente. Questa specifica potenzialità femminile, che naturalmente non viene meno se inespressa e pertanto non racchiude in sé la totalità di una presunta essenza femminile, si esplica nell’atto fisico più creativo che possa esistere: generare una vita.

TEATRING

La rassegna Schegge al Cubo alle Officine Corsare a Torino, ha proposto al suo terzo appuntamento “Creaturamia…” di TeatRing, monologo scritto e interpretato da Marianna Esposito, in cui il focus è proprio la relazione madre-figlio, raccontata con gli occhi della madre. La scena si apre con la donna riversa su un fianco, sopra una sedia. È chiara da subito la stortura che guida l’immagine, fin dalle prime parole è presente l’inquietudine ansiogena di una donna sola accanto ad un marito silente, sola nell’angoscia per un figlio che, ancora adolescente, inizia a perdersi, a distaccarsi, a divenire irriconoscibile. Di lì, un crescendo di intensità, in un alternarsi di fatti drammatici e flebili gioie che Marianna Esposito vive con il pubblico senza mai risparmiarsi, affiancando alla narrazione una gestualità concitata. I pochi elementi della scena prendono vita e senso nelle sue mani: due sedie, un tavolo e una matassa di lana con cui avvolge ogni cosa sono strumenti di un racconto che si svolge quasi nella sua interezza nell’interno delle mura domestiche. Mura asfittiche entro le quali si consumano dei drammi tanto atroci quanto banalmente comuni, in cui Marianna, nel personaggio di Marina, soffre senza commiserarsi, traendo soltanto da sé la forza di proseguire. Gianluca, il figlio diciassettenne, ha iniziato a farsi di eroina e, proprio poco dopo questa terribile scoperta, il suo coniuge scopre di avere tumore ai polmoni in metastasi, lancinante.

Come nel recente film di Xavier Dolan, “Mommy” anche in questo spettacolo la lente mette a fuoco il rapporto tra madre e figlio adolescente svelando una congerie di amore incondizionato e crudeltà, immersi in una dinamica violenta latente. C’è un modo di indugiare nell’emotività che sembra inevitabile e che Marianna Esposito padroneggia, alternando con grazia e sarcasmo l’attraversamento di voragini di sofferenza, in un perenne stato di confine tra il lasciarsi sprofondare e il tentativo di trarre a galla Gianluca.

Convincente e commovente la prova di TeatRing, conferma la vocazione della rassegna Schegge, intenta non a proporre un teatro accomodante o d’intrattenimento, bensì un teatro foggiato con la materia ruvida e in trasformazione del reale.

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