Le Brugole e la metafisica dell’amore (lesbo)

Le BrugoleFRANCESCA CURTO | Sono forti Annagaia Marchioro e Roberta De Stefano, in arte le Brugole.
Provocano, divertono, incuriosiscono e sbandierano la loro omosessualità senza aver paura di usare il proprio nome.

Il duo comico, di matrice zeligghiana, presenta con “Metafisica dell’amore”, spettacolo vincitore del Premio Scintille 2011 al Festival Asti Teatro, tutte le complicazioni dell’universo amoroso – in particolare quello delle lesbiche – e lo fa con garbo e leggerezza.

Proprio dalla scelta di intrecciare un tema tanto battuto come quello dell’amore alle esperienze personali delle protagoniste, nasce un testo fresco e dirompente tutto al femminile (proveniente dalle penne dell’ autrice televisiva Giovanna Donini e della drammaturga Francesca Tacca) costruito come un insieme di sketch che si presenta come una via di mezzo tra cabaret e metateatro.

L’intento è quello di far accettare con naturalezza al grande pubblico uno spettacolo che parla d’amore e quindi anche quello tra due uomini o due donne, perché la sensazione che si prova quando ci si innamora, quando si litiga e poi alla fine ci si lascia, è universale e non conosce differenze di genere.
È l’ironia che veicola un messaggio così difficile da spiegare – quale sentimento è infatti più inspiegabile dell’amore – e che distingue un piacevole spettacolo sull’omosessualità da una rappresentazione intrisa di moralità gratuita sul tema della discriminazione.

Il messaggio è ben accolto al Teatro Erbamil di Ponteranica, dove il 27 febbraio le Brugole hanno presentato il loro spettacolo nella rassegna “In the mood for” e raccolto consensi tra un pubblico eterogeneo ed etero-sessuale (fino a prova contraria), convincendolo ad accoglierle entro i muri della sua presunta ed esclusiva “normalità”.
E non potrebbe essere diversamente perché da subito la coppia sfonda la terza parete e conquista con la sua energia e spontaneità. Soprattutto quest’ultima – insieme ad un’abile ripresa dell’azione – è emersa nel corso della serata dinnanzi all’imprevisto squarcio nei pantaloni di Roberta, che ha rimediato indossandone un paio blu a pois forse ancora più imbarazzanti di quelli bucati.

Annagaia e Roberta raccontano, con due sgabelli e una chitarra, l’ironica vita di due donne sui trentanni (proprio loro) che amano altre donne. In un Paese che non riconosce il loro amore “non convenzionale”, Annagaia ha fatto coming out al funerale di sua nonna mentre Roberta non è mai riuscita a confessare le sue preferenze sessuali alla madre calabrese, e allora le rivela a tutta Italia.
L’azione è costruita come un racconto nel racconto e non si allontana mai dagli sgabelli, che fanno da luogo di incontro casuale di due donne appena lasciate, cucina della casa di Roberta e locale gay a luci psichedeliche. Accanto agli spunti biografici delle attrici si snodano rubriche su segni zodiacali e curiosità sul mondo lesbo, ma anche momenti più intensi sui diritti e le problematiche di una coppia di fatto non riconosciuta come tale. La comicità delle due attrici raggiunge il suo apogeo con la rassegna dei personaggi a cui danno vita e che rappresentano efficacemente i luoghi comuni della madre meridionale, della milanese, della fricchettona, della ex ragazza e di quella psicopatica.

Ma mentre l’apparato comico è ben strutturato e si fonda su gag frizzanti che suscitano tante risate, quello poetico rimane un po’ a margine ed è troppo poco sviluppato per essere ricordato. La scenografia essenziale – due sgabelli e una chitarra in un non-luogo a luce gialla – rivela poche pretese drammaturgiche ed un più impellente bisogno di comunicare qualcosa, anche se talvolta dimentico di farlo in maniera accurata, soprattutto sul finale che manca di forza e gioca col poetico per strappare l’applauso.

Lo spettacolo delle Brugole arriva al pubblico grazie alla loro esperta recitazione ma rimane ancorato alla dimensione cabarettista a causa di entrate ed uscite non ben definite che deconcentrano dai momenti poetici, e del coinvolgimento così estremo del pubblico che autorizza persino il tecnico a comunicare nell’azione, ma finisce per stonare. La partecipazione del pubblico resta tuttavia l’aspetto più emozionante.
Sebbene permanga la sensazione che il motivo poetico potesse essere più approfondito (magari osando un po’ di più con la chitarra) “Metafisica dell’amore” è una macchina che funziona e sa far accettare il tema della differenza col sorriso e che si adatta ad ogni pubblico con la sua genuina trasparenza.

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