“Anime Cosmetiche”, la libertà è un trucco

Opera Liquida

FRANCESCA CURTO | Il teatro come pura forma di evasione, come terapia dell’anima e come momento di assoluta libertà è alla base del lavoro di Opera Liquida, associazione nata nella Iª Casa di Reclusione Milano Opera, unico carcere italiano a vantare al suo interno un teatro stabile.
Presentando “Anime Cosmetiche”, riallestimento di uno spettacolo del 2010, la compagnia formata da detenuti ed ex detenuti della sezione “comuni”, conquista anche il Teatro Qoelet di Bergamo con la propria forza dirompente rappresentata dall’aspetto ludico e sincero della sua performance.

L’intento della regista Ivana Trettel è quello di portare in scena un testo originale costruito sui pensieri poetici dei reclusi.
Il teatro carcerario trova infatti il suo effetto impattante nella messa in gioco di attori non professionisti che manifestano con passione la loro voglia di cambiare e di reinserirsi nella società.
Il laboratorio teatrale per detenuti non si limita ad essere un’occasione di svago ma è soprattutto un lavoro terapeutico e di ricerca che Opera Liquida ha la possibilità di far conoscere anche al di fuori dal carcere, recuperando il ruolo civile e sociale del teatro.
Con il laboratorio i reclusi acquistano una maggiore capacità di comunicare e relazionarsi in una dimensione in cui fanno da padroni l’abnegazione dei corpi, relazioni sfalsate e la costante presenza del giudizio degli altri.
La performance di fronte ai civili diventa così un momento di integrazione e di emersione dei pensieri di quella realtà carceraria troppo spesso ignorata ma che invece dovrebbe riguardare tutti.
I pensieri a cui danno forma i sette attori in scena assumono allora una duplice valenza proferiti dalle loro bocche, perché portatori di un’autenticità unica che non può che arrivare al pubblico emozionandolo e facendolo sorridere.

Con “Anime cosmetiche” Opera Liquida riflette su un tema attuale come la crisi e sceglie un luogo chiuso e attraente per rappresentarla: un centro commerciale fuori dall’ordinario.
Le sue botteghe infatti vendono risposte agli innegabili problemi della crisi economica e del lavoro e a quelli più intimi e nascosti che divorano gli animi dall’interno.
Ma la vera protagonista è la paura, di amare, di dire addio, di uscire, di non essere creduti.
Il centro commerciale curatore di anime diventa allora una moderna chiesa con tanto di parroco e confessionale, dove il Vangelo si trasforma in messaggio pubblicitario.
A pronunciarlo è il guru del centro commerciale, che presenta tutte le attrazioni di una città dei balocchi fatta di geometrie e colori.
Lo Psicologo a Gettone accoglie gli sfoghi, lo Scambiatore di Paure fa a cambio con quelle che attanagliano, lo Smarritore di Oggetti Seminuovi allenta i sensi di colpa verso i nuovi acquisti, il Confessionale Elettronico regala punti indulgenti e il Rottamatore di Anime riattiva il credito esaurito della vita.

“Anime Cosmetiche” si presenta come un tripudio di colori nella scelta dei costumi e della scenografia. Quest’ultima è resa in maniera minimale dalla composizione di cubi gialli traforati dai contorni a luce rossa, ma restituisce con efficacia le aspettative di un luogo che si esaurisce nella sua confezione.
Dai sette uomini in nero presenti in scena, il guru del centro commerciale si distingue indossando una divisa bianca che si dispiega come le ali di una farfalla e che ospita sulle sue ali l’intero spettro cromatico.
Il suo aspetto colorato ne rivela la funzione di guida spirituale che insegna all’uomo comune – in tenuta nera e qualche applicazione colorata che aspira alla completezza cromatica – come fare uso della cosmesi per diventare farfalla.

E con la stessa delicatezza di una farfalla lo spettacolo si chiude sui sette detenuti che dopo aver compiuto la coraggiosa operazione di liberare in teatro i propri sentimenti, abbattono ogni residuo di indifferenza con danze e acrobazie, assaporando a pieno la libertà di una serata sul palco.
“Questa notte finalmente sono farfalla” concludono i reclusi a fine spettacolo. Ma questa volta non attraverso la cosmesi, il teatro è il vero trucco.

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