Tagad’Off, 2a parte: tra vincitori e non, trionfa la nuova drammaturgia

FRANCESCA CURTO e VALENTINA SORTE | phoca_thumb_l_demo-uno.immagine134Con il palinsesto della sua IV edizione, Tagad’Off si rivela utile non solo alla valorizzazione della nuova drammaturgia ma anche alla riscoperta di generi teatrali su cui spesso grava il pregiudizio di non riuscire a coinvolgere anche il pubblico adulto. A vincere il festival quest’anno, superando ampiamente ogni preconcetto, è infatti il teatro per ragazzi di Schedía Teatro, che presenta un’originale rivisitazione del piccolo gioiellino di Eric Emmanuel Schmitt, “Oscar e la dama in rosa”, firmata da Riccardo Colombini.

Anche in “Senza francobollo”, come nel romanzo a cui si ispira, il protagonista ha dieci anni, è malato di leucemia ed è consapevole di avere ancora pochi giorni da vivere. E proprio ai bambini dai dieci anni in su, Schedía Teatro rivolge la sua riflessione, riconoscendo loro l’età della ragione e quella dei primi interrogativi a cui nemmeno gli adulti sanno rispondere: chi è Dio, che faccia ha, perché permette che esistano le malattie e perché la morte fa così paura a tutti, soprattutto quando riguarda i bambini. Ma prima di essere uno spettacolo sulla morte, “Senza francobollo” vuole porre l’accento sul tempo che rimane, sul viaggio piuttosto che sulla destinazione, trasformandosi in un percorso di iniziazione suscitato dalle sincere domande del piccolo Mario (Oscar), mittente di una lettera blu, senza francobollo, scritta a mano e indirizzata a Dio.

Poiché Dio non ha genere, numero, né indirizzo e non si fa mai trovare perché ama essere cercato, due postini gli si sostituiscono nella mancata risposta e invitano Mario a immaginare di vivere dieci anni in un giorno. L’esistenza del bambino si snoda così in dieci buste azzurre appese ad un esplicito filo rosso, contenenti le sue amicizie, i primi amori, il matrimonio e la vecchiaia, fino all’ultima lettera e al sonno da cui solo Dio è autorizzato a svegliarlo.

Per trattare un tema tanto delicato, Colombini si avvale dell’esperta recitazione di Valerio Bongiorno e Sara Cicenia, che con poesia e ironia arrivano al pubblico più vario con un dialogo ben scritto – valorizzato da carillon e cambi di luce – che gioca con la parola “morte” paragonandola alla pioggia. Pensa (e quindi esiste) alla vita come un’impronta di passaggio, all’apertura di una lettera come l’inizio di un viaggio e alla morte come qualcosa che non può essere ignorato. Ma ricalcando la leggerezza e lo stile irriverente del testo originale, Colombini riesce a sdrammatizzare con originalità il tema spinoso collocandolo in un ufficio di smistamento postale dai tratti onirici, in cui lavorano due improbabili postini ispirati al clown bianco (Bongiorno) e all’Augusto (Cicenia). Sono loro i sostituti di quella che in Schmitt era “la dama in rosa” e quindi gli intermediari tra il mondo degli adulti e quello dei piccoli, perché attraverso i loro momenti di intelligente comicità sono disposti persino a giocare con la “pioggia”.

Se attorno a questo gioco permane un po’ di amaro, Schedía Teatro rimedia con un’equilibrata commistione di fisicità, poesia e metafisica e si merita la residenza artistica presso Ilinxarium per aver spiegato ad adulti e bambini che l’ineluttabile si vince col sorriso.

cingommaAnche “Cingomma” di e con Jessica Leonello si è distinto fra le varie proposte del festival per la vivacità dei linguaggi utilizzati, ma anche per la capacità di far riflettere, senza prendersi troppo sul serio. Lo spettacolo, vincitore nel 2012 del premio Lidia Petroni e nel 2014 del premio OFFerta Creativa, potrebbe risolversi in questa semplice formula: “Dimmi come viaggi, e ti dirò chi sei”. È infatti attraverso la lente d’ingrandimento del viaggio, e nella fattispecie dei mezzi di trasporto, che la giovane artista riesce a parlare con ironia e leggerezza dell’Italia di ieri e di oggi.

“Cingomma” si apre sulle note di Also sprach Zarathustra di Strauss, con una citazione diretta di 2001 Odissea nello spazio. Sulla Terra e in scena si affaccia un nuovo esemplare di homo sapiens sapiens, ma al posto di brandire la clava trascina un trolley. Il suggerimento è chiaro: l’evoluzione della specie va di pari passo con l’evoluzione dei trasporti, perché ogni rivoluzione tecnologica è prima di tutto antropologica. Su questo parallelismo, la Leonello alterna con abilità momenti di narrazione a sequenze più performative. I primi diventano delle vere e proprie cerniere nella successione dei vari quadri.

Come narratrice, ripercorre e commenta i cambiamenti nei nostri modi di viaggiare e delle nostre nevrosi: dall’orario Grippaudo ai tempi di FS all’Alta Velocità, dai treni a lunga percorrenza ai voli low cost, dal passeggero come viaggiatore al passeggero come cliente. Come performer invece – grazie alla sua formazione di Mimo e Commedia dell’Arte – riesce a ricreare in modo convincente le atmosfere e i personaggi che hanno vissuto e vivono tuttora questa trasformazione. Il bestiario è ricco e vario.

L’Espresso Milano-Palermo catalizza tutta l’attenzione della Leonello, e lo spettacolo diventa a sua volta un viaggio. Viviamo così insieme all’attrice questa transumanza delle famiglie del Sud verso il Nord. Ripercorriamo il loro controesodo estivo. Nelle roventi carrozze FS, la lotta per i braccioli diventa accesa e la vicinanza dei sedili esclude qualsiasi intimità, come di notte, quando dalle cuccette si leva un singolare concerto di sibili e di respiri affannosi. Il monologo di Cingomma si arricchisce man mano delle voci degli emigrati e diventa polifonico, affrontando il tema dell’identità come ricerca delle proprie radici e come intima appartenenza ad un luogo. L’immagine del chewingum evocata dal titolo è quindi azzeccata.

La riflessione riesce a essere ironica e poetica, mai noiosa o scontata. Jessica Leonello si destreggia molto bene tra una comicità più fisica e una comicità di parola, come nel caso degli scioglilingua degli annunci ferroviari, ispirati a Blaise Cendrars. La sua interpretazione è eclettica e strizza l’occhio anche al teatro di figura. La sequenza con le hostess di volo, suggerite dalle teste di due manichini e animate nella voce e nei gesti dall’attrice è infatti riuscitissima. Il disegno luci di Luca Serafini e le musiche – da La dolce vita di Nino Rota a Sapore di sale di Gino Paoli – fanno il resto, amalgamandosi perfettamente all’equilibrio che contraddistingue tutto lo spettacolo.

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