“2.(DUE)”, a Terreni Creativi l’amore autodistruttivo di Fibre Parallele

2 (DUE) @ Terreni Creativi Festival

2.(DUE) @ Terreni Creativi Festival

MATTEO BRIGHENTI | L’amore finito annega in una vasca di sorrisi perduti. Bianchi, come le lenzuola del primo incontro e il gelo dell’ultimo addio. Un candore asettico, apocalittico, graffiato dal rosso dei capelli, delle unghie e delle labbra di Licia Lanera, che assale un racconto in vita e in morte di una coppia, e forse anche della coppia.
2.(DUE), scritto dalla stessa Lanera e da Riccardo Spagnulo, è un monologo per donna sola, crocerossina dal cuore spezzato e dalla sensualità animale. La rabbia, la perdizione, lo sconforto, sono un neon che accende di fermezza quello che sta a metà tra un set fotografico e la scena di un delitto: luci a vista, piantane, uno specchio, una vasca, due microfoni e due sacchetti di liquido scuro e denso come piatti della bilancia su cui pesare sragione e pentimento.
Oltre la scena, i muri ciechi e la porta scorrevole di una cella frigorifera della BioVio, Azienda Agricola Biologica di Bastia d’Albenga, provincia di Savona. Nei Terreni Creativi, il festival multidisciplinare promosso da Maurizio Sguotti e Kronoteatro, da sei anni, nonostante la disattenzione e il disimpegno di politica e politici locali, la Liguria coglie i migliori frutti dello spettacolo contemporaneo. Quest’anno, insieme a CollettivO CineticO, Menoventi, Pardès Rimonim, Quotidiana.com e I sacchi di sabbia, ha accolto e condiviso l’estro tagliente e spietato di Licia Lanera e del secondo progetto nel repertorio di Fibre Parallele (debutto nel novembre 2008, finalista di EXTRA – segnali dalla nuova scena contemporanea e Primo Premio Fringe/L’Altrofestival al 18° Festival Internazionale del Teatro di Lugano). “Ho visto cose che voi umani” era il sottotitolo della manifestazione. Ho visto che il teatro può essere ancora un’impresa di popolo, e la cultura può dialogare con la parte produttiva di una regione, può prendere parte alla coltivazione di un territorio: la cultura è lavoro e il lavoro è cultura.
Lanera, Premio Ubu come miglior interprete under35 e Premio Duse per La celestina di Ronconi, è un volto abbandonato all’orrore, si convince e stravolge che l’amore come nasce poi muore. È umano e le cose umane hanno tutte una fine. Lo dice con gli occhi, dopo parole sconvolte e disorientate, e quando ti guarda vede te, non un altro, vede te come sei fatto e ti trapassa, ti legge dentro, quanto non hai mai capito, quanto non hai mai saputo, quanto silenzio hai messo tra voi, come un muro o uno schiaffo. Luca l’ha lasciata per un altro uomo e lei lo ammazza con un forchettone piantato nel collo, un normale utensile da cucina. La vita di tutti i giorni è il killer seriale più feroce e inafferrabile.
Chi ha preso in giro chi? L’ha presa in giro lui o si è fatta prendere in giro lei? 2.(DUE) non risponde, non può e nemmeno vuole rispondere, perché quella domanda è il punto di una regressione all’infinito, a una prova seguirebbe una controprova e poi un’altra e un’altra ancora. Lanera e Spagnulo non giudicano, come fa tanto distorto teatro della realtà, sospendono il giudizio, non spiegano, evocano la brutalità di immagini, respiri, forze, sguardi, raccontati da noti assassini. Uno fra tutti: Luigi Chiatti, ‘il mostro di Foligno’, il geometra condannato nel 1993 per gli omicidi di Simone Allegretti, 4 anni, e Lorenzo Paolucci, 13 anni, che ha da poco scontato la sua pena e ha lasciato il carcere della Dogaia di Prato per essere trasferito in una Rems (Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza, ex Opg) in provincia di Cagliari, dove resterà almeno per i prossimi 3 anni. Così prevede la misura di sicurezza nella sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Perugia che ne riconobbe la seminfermità di mente e la pericolosità sociale.
2 (due) lanera bis2.(DUE), allora, non è l’unione dei contrari, degli opposti, è la trasformazione dei simili, il bianco della purezza nell’accecamento dell’infermità, la leggerezza nell’inconsapevolezza, la narrazione nell’azione scenica. Il sangue dell’amato in quello dell’amante.
“Ninfa del mio fallimento, ventre del suo.” Cosparsa di sangue, le mani, il viso, Licia Lanera non (si) risparmia un particolare dell’omicidio, guarda fin dentro gli occhi sbarrati della sua vittima, che implorano pietà e poi solo di smettere di soffrire. Alle spalle volano bolle di sapone, che appena le fai sono già morte. E anche l’euforia della lotta, del tradimento ripagato, presto scoppiano con loro, lasciandole indosso la consapevolezza della verità, che il tempo accresce, invece di diminuire.
Il sangue (ecco cos’era) scorre dai due sacchetti che Lanera ha ferito con un ago, cadenza i passi della solitudine, del vuoto, del buio che avanza. La donna sceglie di tornare a scorrere. In questa soglia, in questa ferita tra dentro e fuori, dove io e voi si mescola in un unico noi, ha fatto del suo corpo un monumento ai caduti di cattiva volontà. Su cui sta scritto: perdere l’altro e perdersi nell’altro sono battiti di uno stesso cuore sordo e bugiardo.

2.(DUE)
uno spettacolo di Licia Lanera e Riccardo Spagnulo
con Licia Lanera
luci e suono Riccardo Spagnulo
si ringrazia Marluna Teatro
Visto domenica 2 agosto, BioVio, Terreni Creativi, Bastia d’Albenga (Savona).

Fibre Parallele sarà il 26 settembre al Teatro Tatà di Taranto e il 29 settembre a Contemporanea Festival di Prato con l’ultimo lavoro, La beatitudine. Qui il calendario completo.

Per approfondire, leggi anche:
Tommaso Chimenti, ‘Terreni Creativi’, il meglio del nostro teatro contemporaneo ad Albenga, su Ilfattoquotidiano.it.
Giulio Sonno, Terreni Creativi VI. Un modello da valorizzare, su [paper street].

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