NERD Cabaret: gli abracadabra 2.0 di Michele Cremaschi

VALENTINA SORTE|

NERD Cabaret

NERD Cabaret, di e con Michele Cremaschi

Il titolo è abbastanza chiaro. Si tratta innanzitutto di un cabaret. Ci saranno probabilmente brevi sketch, giochi di parole e nonsense, qualche cavallo di battaglia e forse, brevi intermezzi musicali. Insomma, ci si aspetta un siparietto comico. Ma perché nerd, o meglio, un NERD Cabaret? La risposta è facile. Perché il protagonista di questo spettacolo è proprio un Nerd e nelle sue vesti, Michele Cremaschi propone un romanzo di formazione digitale. Un Bildungsroman alla rovescia però, perché nonostante il Nerd si accanisca a dimostrare che la rivoluzione tecnologica ha realmente migliorato la sua vita, e riesca nel suo intento di presentare due spettacoli in uno,  ovvero in contemporanea, le cose stanno diversamente.

Il plot è molto semplice. Da una parte si assiste ad un spettacolo di illusionismo, il Nerd si esibisce infatti in alcuni numeri di magia. Dall’altra parte il pubblico segue divertito la performance musicale del suo avatar digitale. Un sorta di Nerd2. Con l’ausilio di un sistema di registrazione audio/video che consente la riproduzione istantanea in loop dell’azione appena ripresa (video sampling realtime), tra un esercizio di prestidigitazione e l’altro il Nerd registra le strofe di una nota canzone. In questo modo la progressione dei numeri di magia (scanditi da un vero e proprio countdown), segue di pari passo lo sdoppiamento virtuale. Solo alla fine, quando tutte le strofe saranno registrate e riprodotte in sequenza, Nerd riuscirà a eseguire contemporaneamente i due esercizi. Ma proprio a quel punto, lo spettatore diventerà testimone del suo fallimento.

La tanto millantata ubiquità digitale non si è tradotta in una reale emancipazione, ma nel suo esatto opposto: l’alienazione digitale. L’originalità del lavoro di Cremaschi non sta tanto nel suo messaggio. Anzi, il cortometraggio finale liberamente ispirato a “Look up” di Gary Turk corre il rischio di semplificare e impoverire il resto dello spettacolo. Non se ne sente la necessità. Il pregio di Nerd Cabaret è invece quello di aver utilizzato la tecnologia con una funzione narrativo-drammaturgica, e non come semplice virtuosismo. Il videomapping dinamico e il livecinema non sono infatti solo un supporto digitale alla narrazione ma diventano narrazione, interagendo attivamente con l’attore durante tutta la performance.

La compresenza del performer e del suo doppio virtuale (corpo reale e corpo digitale) svolge la funzione di significato/significante. E’ contemporaneamente forma e senso, e anche segno. Lo spettacolo tratta della realtà digitale, assumendo una posizione critica, nello stesso momento in cui si avvale di quello stesso linguaggio. E il trait d’union sembra essere proprio nella prestidigitazione: da un lato quella operata dai software di creazione visuale e dall’altro, letteralmente quella del clown/cabarettista, cioè dell’artista, fuse nella figura del Nerd/Nerd2.

Lo spettacolo è godibilissimo grazie all’originale combinazione di physical theatre e performance digitale. La forte gestualità e fisicità di Cremaschi ben si bilanciano con un palcoscenico 2.0. Ne aveva già dato prova in Méliès & me e in Augmented Pinocchio. Da sistemare ancora le modalità di interazione del pubblico all’interno dello spettacolo, anche se l’idea di coinvolgerlo in scena, in chiave “partecipativa”, non solo è azzeccata, ma diventa un momento indispensabile all’intera drammaturgia. Bravi anche Silvio Motta e Antonio Castellano che hanno curato rispettivamente scenografie e multimedia design.

NERD Cabaret ha ancora un buon margine di crescita ma già dalle sue prime repliche si dimostra un lavoro molto interessante. Sicuramente incarna le aspirazioni “IMPRONTE DIGITALI”, il Festival di Teatro e Nuove Tecnologie promosso e organizzato da Ilinxarium e Fondazione Teatro Trivulzio, che firmano così una prima edizione piuttosto promettente.

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