Se il teatro è muto e parla dell’uomo – DispensaBarzotti a Impertinente Festival

FRANCESCA DI FAZIO | Se la luce si accende sull’interno polveroso della casa di un vecchio, potrebbe non accadere nulla. Una poltrona di velluto al centro della scena, un panno appoggiato sullo schienale. Una figura compare, porta una maschera, la maschera di un vecchio: la pelle segnata dal tempo, i capelli bianchi e un’espressione tra il vuoto e l’arcigno. Un’unica espressione: una sola e sempre uguale, come gli oggetti che lo circondano. Tutto è silente, immobile, statico. «Un eterno silenzio scandito dall’abitudine».

All’interno della rassegna Impertinente, Festival delle Figure Animate organizzato da Teatro delle Briciole in collaborazione con Castello dei Burattini e tenutosi a Parma presso il Teatro delle Briciole dal 4 al 10 dicembre, è andato in scena l’ultimo lavoro di DispensaBarzotti, Homologia, di Rocco Manfredi, Alessandra Ventrella, Riccardo Reina, spettacolo vincitore della segnalazione speciale Premio Scenario 2015.

Uno-spettacolo-di-Dispensa-Barzotti

Entriamo in un interno che sembra non essere abitato. Come veri spettatori, guardiamo il vecchio mentre si veste, legge il giornale, litiga con una mosca – unico elemento a turbare il suo lento passare il tempo. Fino a che il meccanismo si spezza. Qualcosa di innaturale irrompe nel quieto incedere: gli oggetti sembrano prendere vita – quella vita che il vecchio ha dimenticato di avere. Una pagina di giornale comincia a svolazzare nel vuoto, uno specchio compare dal buio oltre la poltrona, misteriosi pacchi-regalo si offrono alla curiosità dell’anziano, in un crescendo di illusioni che culmina nella comparsa di un suo doppio. Un’altra figura che porta gli stessi abiti e la stessa maschera compare al suo fianco, ombra divenuta viva, presenza speculare. Un’altra immagine di sé, che scopre di poter muovere come una marionetta: se il vecchio alza un braccio, il suo doppio farà lo stesso movimento – con qualche resistenza data dall’usura delle giunture. Così, quel che si credeva vivo, si scopre essere un’illusione: una marionetta, un fantoccio di legno. Ma sarà proprio questa – un altro oggetto tra gli oggetti – a vivificare il vuoto senza tempo dell’uomo dai capelli bianchi, a ricordargli di essere vivo, a ricordargli, anzi, che quello è il giorno del suo compleanno.

Due uguali, due identici: ci si potrebbe chiedere «chi muove chi»? Forse è la marionetta a manovrare il suo doppio, quella marionetta che per un solo momento appare senza maschera, col volto giovane di ragazzo; forse è lui stesso da giovane mentre scrive il proprio futuro, la propria solitudine da anziano. Forse quella marionetta che per un momento lascia la maschera altro non è che un ricordo, il ricordo di sé da giovane.

Ispirato al libro dell’antropologo inglese Daniel Miller, “Cose che parlano di noi. Un antropologo a casa nostra”, di cui riprende il primo racconto (intitolato “Vuoto”), ovvero il ritratto di un uomo «in attesa che il suo tempo sulla terra terminasse», Homologia è uno spettacolo inedito, che affida non alle parole ma agli oggetti – sebbene non agli oggetti “tradizionali” del teatro di figura quali burattini, marionette o pupazzi – la narrazione di una vicenda umana; uno spettacolo in cui la precisissima eppure fluida scansione di azioni, luci e musiche compone la delicata visione poetica di un interno. «La sfida di un teatro di silenzio, senza parola, che rimanda con semplicità a Beckett, Pinter, Kantor, per cercare una via contemporanea al teatro di figura» – così si legge tra le motivazioni della Giuria Premio Scenario 2015.

L’abilità gestuale degli attori – Rocco Manfredi e Riccardo Reina – si fonde, nella regia di Alessandra Ventrella, alla perfetta ideazione luci di Emiliano Curà e alle musiche di Dario Andreoli, a creare una «magia teatrale» capace di stupire pur rimanendo distante dal mero illusionismo circense.

Con la purezza di uno sguardo giovane rivolto alla tradizione, DispensaBarzotti ha creato la piccola cosmologia di un universo umano, umile, insieme senza tempo e calato in una contemporaneità di cui riesce a trasfigurare oniricamente la tristezza in un invito all’illusione.

http://dispensabarzotti.wix.com/dispensabarzotti

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