Quei bravi ragazzi: quando la scuola incontra il teatro

scuolaIRIS BASILICATA | Di solito quando si parla di adolescenti e giovanissimi è molto facile sfociare nel vortice infernale ed infinito dei luoghi comuni: non hanno stimoli, non si aprono, non vogliono fare niente, hanno il loro mondo, la tecnologia li sta uccidendo, dove andremo a finire, il problema è la scuola, è nato prima l’uovo o la gallina? ecc. Ecco, basta. Il progetto Teatrinscuola ha dimostrato che anche il sedicenne più timido e svogliato, se stimolato nel modo giusto può dar voce ai propri pensieri e alle sue idee sul mondo, confrontandoli con ciò che vede in scena. Il teatro “impegnato” è solo per addetti al settore? Non è vero. Progetti del genere permettono l’accostamento del mondo della scuola a quello del teatro. I ragazzi hanno la possibilità di vedere rappresentati in scena temi di cui hanno discusso in classe. Il progetto, con un ricco cartellone di proposte, è un laboratorio permanente che si interrogherà per i mesi successivi sulle urgenze sociali della nuova generazione di spettatori che verrà. Ci dimentichiamo sempre che il tempo passa, le cose cambiano e con esso anche chi deve usufruire di quello che l’arte deve saper raccontare e mostrare. Al teatro Quirino alcune settimane fa è accaduto esattamente questo. I ragazzi di vari istituti romani si sono fatti ampiamente valere ad uno dei primi appuntamenti di Teatrinscuola. Come si sarà comportato il pubblico di giovani spettatori durante la messinscena dello spettacolo THE O.T.H.E.R.S.? Si può dire benissimo e un bel 9 in condotta non glielo leva proprio nessuno. Un pubblico attento, attivo e realmente interessato allo spettacolo. La novità di Teatrinscuola è proprio quella di voler abbattere il muro di vetro tra lo spettatore e lo spettacolo, rendendo il palco una sorta di Parlamento sociale in cui i ragazzi possono confrontare le loro idee sulla base di quanto visto e ascoltato.

THE O.T.H.E.R.S, testo e regia di Michele Cosentini è uno spettacolo sulla diversità, un tema vasto che però accomuna tutti. La diversità è sempre dietro l’angolo e in ognuno di noi e basta poco per trasformarla in incomprensione. Lo spettacolo prende vita da inchieste giornalistiche e testimonianze in rete raccolte da associazioni di volontariato che da anni portano avanti la loro lotta alla discriminazione. La parola others è un acronimo ed ogni lettera disegna una linea d’ombra in cui la discriminazione esercita il suo massimo potere, un significato nascosto in cui riscoprire disagi e problemi. I sei quadri dello spettacolo rappresentano musulmani, disabili, insicuri, personaggi relegati ai margini della società con le loro storie e le loro sfide quotidiane. Fatti così diversi gli uni dagli altri avvengono all’interno di una scuola superiore: è questo il luogo in cui è tanto facile sentirsi diversi da chiunque e additati in un attimo. Una ragazza racconta della sua bulimia, un’altra della sua scelta di indossare il velo, un’altra ancora di aver ceduto troppo facilmente alle attenzioni maschili, un ragazzo nasconde la sua faccia sfregiata da un incidente. E ancora la discriminazione razziale, il bullismo, il senso di inadeguatezza nei confronti di sé stessi e degli altri: sono questi i deboli che si sentono diversi e non accettati da nessuno. Tra la platea del Quirino nessuno fiata, nessun display acceso di nessuno smartphone disturba la rappresentazione, nessuna notifica whatsapp che suona, forse perché ognuno dei giovani spettatori sa bene cosa sta accadendo in scena. Sono proprio loro ad essere rappresentati su quel palco, le storie dei personaggi sono anche le loro storie e le loro insicurezze. Lo spettacolo è inframmezzato da cover dei Simple Plan, Rise Against, Michael Jackson e dei The Who eseguite magnificamente dai ragazzi delle scuole coinvolte che fanno da sfondo alle storie dei protagonisti e ai video proiettati.
L’idea di trasformare un teatro in un’inedita attività di parlamento sociale per i ragazzi è semplicemente geniale. Dategli un palco e loro parleranno, esporranno davanti a tutti le loro idee. Dopo lo spettacolo i più scaltri e coraggiosi prendono posto tranquillamente tra le assi di legno con i loro tablet, appunti, domande e riflessioni. Ci tengono a far bella figura, qualcuno per l’occasione si è messo anche la giacca per interpretare al meglio il piccolo ruolo da deputato che lo aspetta. I più timidi si portano il compagno dietro per “sostegno morale”, impauriti forse di poter dire qualcosa di sbagliato. Ma qui di sbagliato non c’è nulla, finché è un’idea pura partorita da una mente giovane che si affaccia a dei temi così ampli. I ragazzi discutono tra loro delle soluzioni che essi stessi propongono sulle tematiche sottoposte. Come si può sconfiggere il tema del bullismo? E quello degli extracomunitari? Cosa significa integrarsi e cosa possiamo fare noi per rendere tutto più facile? Dalla loro parte è il nome degli incontri dei laboratori permanenti che si svolgeranno ancora in varie scuole romane e che vedranno coinvolti il teatro Quirino, il teatro Argentina e il teatro De’ Servi. Trasformare il teatro in vero e proprio strumento da utilizzare per rendere al corrente tutti di quello che accade nella società. Anche il ragazzo dell’ultimo banco, che di studiare non vuole proprio saperne. Rendere il teatro qualcosa di attivo, che svegli le menti e gli animi, un’enorme lavagna su cui poter scrivere i propri pareri e metterli a confronto con quanto visto in scena. Il teatro ha dimostrato ancora una volta di essere dalla parte dei più giovani che ci insegnano ad essere migliori.
E tu, da che parte stai?

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