Quella donna era molto più bella di me. VIDEOINTERVISTA a Salvatore Striano

GIULIA RANDONE | Teatro e vita. Mimesi, rappresentazione, autopoiesis. Salvatore Striano parla di tutto ciò senza schermarsi, con parole semplici, concrete, e l’umiltà di chi è in cammino, autenticamente al lavoro su se stesso. Ha conosciuto il teatro all’interno del carcere di Rebibbia e nelle parole di Shakespeare ha trovato lo strumento per riscattare un destino che appariva definitivamente votato alla camorra. Dopo avere scontato la pena, Striano è tornato ad abitare a Napoli, per «prendersi cura della città che avevo ferito», e ha continuato a recitare in progetti teatrali, televisivi e cinematografici. Da Gomorra di Matteo Garrone fino al più recente Viva la sposa, diretto e interpretato da Ascanio Celestini e presentato all’ultimo Festival del Cinema di Venezia, passando naturalmente per Cesare deve morire, il gioiello dei fratelli Taviani premiato con l’Orso d’oro al Festival di Berlino (2012). Chiunque abbia visto questo film, che incrocia con intelligenza fiction e documentario, ricorda soprattutto la straordinaria performance di Salvatore Striano nei panni di Bruto, la sua voce vibrante e la vastità dello sguardo.

striano foto

È da allora che desideravamo incontrarlo, per farci raccontare in che modo il teatro e il mestiere d’attore lo abbiano – come dichiara spesso e senza imbarazzo – salvato e fatto diventare uomo. In questa videointervista, realizzata qualche mese fa a Torino in occasione della presentazione del libro autobiografico Teste matte (Ed. Chiarelettere), l’attore spiega come il palcoscenico lo abbia messo in crisi offrendogli la possibilità di perdonarsi e come la scoperta della bellezza lo abbia reso incapace di delinquere.

Con le sue osservazioni dirette e appassionate, Striano ci conduce senza retorica nel cuore dell’esperienza teatrale, che è cura, disciplina e creazione del mondo. Perché, come conclude l’attore, «non è Roma che è incasinata e fa schifo, ma siamo noi che non ce la sappiamo più rappresentare. La stiamo male interpretando».

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Comments

  1. Giulia Randone è una conferma e ci fa viaggiare comodi e rilassati nel mondo del teatro descrivendo benissimo la storia di Salvatore Striano che ha da farsi perdonare …. cosa? l’aver reagito in modo sbagliato ad un’ingiusta Napoli che, sin dai tempi degli angioini, vende al miglior offerente tutti i suoi valori e traccia un solco invalicabile tra una borghesia sempre più famelica e un popolo sempre più povero? la violenza non è una risposta e Salvatore, con coraggio, affronta un percorso diverso ….. ma quanti hanno avuto modo di scegliere?

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