Omini alle prese con lo scazzo della provincia

GIULIA MURONI | “Forse coglioni è sinonimo di stupidi!” – si chiede uno. La postura è spanciata, l’incedere trascinato e l’approccio chiaramente filosofico.

Si tratta di uno dei personaggi cui danno corpo gli “Omini”, personaggi che riassumono precisi esemplari umani della provincia, sospesi in un tempo rarefatto e abulico. Archetipi di un’umanità delle piccole comunità dove il tempo si dilata indefinitamente e lo spazio divide noto e ignoto con una separazione netta e vicinissima, “La famiglia Campione”- visto al Teatro Fassino di Avigliana (TO), nel cartellone curato dalla Piccola Compagnia della Magnolia-  mette in scena il chiuso di un interno domestico in cui si avvicendano tre generazioni.  Sulla scena una porta dietro la quale si cela Bianca, rinchiusa nel bagno da una settimana. Riceve da mangiare dal resto della famiglia che, di fronte a quella porta, s’incontra, chiacchiera, tenta di entrare in contatto con lei, confessa dubbi e perplessità. La drammaturgia è scarna, composta di battute taglienti, dialoghi che non dicono tanto ma raccontano con efficacia e ironia la provincia nostrana, le contraddizioni dentro al nucleo familiare, le ansie generazionali e le piccolezze dell’essere umano.

GIOVANI_PICCOLA

Attraverso uno sguardo di osservazione partecipante la compagnia ha portato avanti per anni un’opera di interrogazione ma soprattutto ascolto tra le piccole realtà locali, compiendo la pregevole operazione di prendere ma anche restituire umanità e presenza, trasfigurata dalla forma peculiare del teatro. La scena è essenziale, la porta funge da fulcro attorno al quale ruotano i personaggi. Poche luci, pochi significativi costumi (“gileino” a rombi per tutti) qualche mela da trangugiare sputazzando e una panca in legno su cui la più longeva generazione si racconta.

Gli Omini arrivano ad essere poetici senza lirismi, mostrando uno sguardo sincero, disincantato e profondamente onesto di un’antropologia stracca a cui tutti un po’ apparteniamo. Un po’ come il Benigni dei tempi migliori che, nella celebre trafila di bestemmie (https://www.youtube.com/watch?v=7YCVSePryPo)  compendia un quadro di toccante disperazione, di una cifra tutta umana che non riesce fino a fondo a spiegarsi l’accaduto, a dare parole e foggia all’insensato. Così gli Omini riescono a tenere insieme il medesimo disallineamento di forma e contenuto, miscelando uno spettacolo efficacemente sardonico, dalle tinte dolorose e divertenti e il gusto amaro di ridere di se stessi.

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