Convenzioni e sonagli: il Pirandello di Malosti

ELENA SCOLARI | Siamo al Teatro della Società di Lecco, questo piccolo e accogliente teatro all’italiana ospita Il berretto a sonagli di Pirandello per la regia di Valter Malosti, 4_Caronia_Malosti_Di_Bella_IL-BERRETTO-A-SONAGLI-650x400direttore della compagnia Teatro di Dioniso. La versione scelta da Malosti è quella della prima stesura del testo, in siciliano, che mantiene sfumature di tono più difficili da rendere con l’italiano.

La vicenda della moglie tradita, inviperita, che vuole pubblica vendetta per la sua umiliazione, si consuma in uno spazio claustrofobico, qui accentuato dalle dimensioni ridotte e penalizzanti del palco, specchi (dall’aspetto un po’ cheap, a nostro gusto) che raddoppiano e dovrebbero essere d’impiccio – psicologico – ai personaggi.

Beatrice la tradita, agisce dall’inizio su un piano inclinato irregolare, come un effetto ottico sbagliato, dall’inizio è esagitata ed esibisce la sua rabbia e il suo piano per “sporcellare” il marito davanti a tutto il paese. Anche la sua previsione è un effetto ottico sbagliato, infatti è già chiaro che non avrà mai ragione del torto subìto. Anzi ne sarà doppiamente vittima.
La interpreta una nervosa Roberta Caronìa, impegnata nell’incarnare anche col corpo l’esasperata ricerca di ammissione di colpa del maschio che non ha saputo mantenere la promessa fatta col matrimonio.
Insistito è il fastidio verso gli uomini tutti, complice la Saracena (Paola Pace), mal considerata da tutta la comunità, che spinge Beatrice a mettere in atto il suo piano per ottenere giustizia. Alla Saracena fa da contrappeso la serva Fana (Cristina Arnone), avveduta e timorata, che mette in guardia la padrona dalle conseguenze che inevitabilmente lo scandalo tanto cercato porterà: la rovina delle due famiglie coinvolte, quella di Beatrice stessa e quella di Ciampa (Malosti), dipendente del cavaliere e a sua volta marito cornuto dalla procace Sarina.
Lo stratagemma per beccare in flagrante i due fedifraghi conseguirà l’arresto di entrambi, ma non per il tradimento, altri saranno i capi d’accusa. Il fedele delegato Spanò (Paolo Giangrassoun comico e devoto funzionario della legge), incaricato di dare corso alla denuncia della donna, afferma che “sul verbale il tradimento non c’è”, dunque si dovranno rilasciare cavaliere e signora Ciampa la sera stessa.
La soluzione, subitamente condivisa da tutti, madre e fratello di Beatrice compresi, è farla credere pazza, mandarla in manicomio per soli tre mesi, una villeggiatura… per rimettere ordine nell’onore di tutti.
Non così assurda sembrerà la proposta di fittizia pazzia, data l’incontenibile agitazione della Signora, esibita fin dall’inizio.

Di cosa stiamo parlando? Non di sole corna, naturalmente, ma di stereotipi, della prevalenza delle apparenze, a costo della dignità della vittima, di verità svenduta per amor di convenzioni sociali. Malosti costruisce sapientemente per sé un Ciampa complesso, che quasi ci convince nella sua tirata sull’equilibrio di “corda civile, corda seria e corda pazza” come i tre umori che costituiscono i fluidi della vita. A lui la maggior profondità, spiegatissima: un uomo umile ma rispettato, maturo, che conosce benissimo le tresche della giovane moglie ma le accetta di buon grado purché non siano di pubblico dominio, per mantenere il suo posto di lavoro e il suo posto nel mondo. Senza tanto rumore.
Beatrice crede di poter acquistare la libertà sbertucciando il marito, porterà invece l’onta della follia per lasciare tutto com’è. In Sicilia i gattopardi abbondano, si sa.

Qui vediamo la ricreazione della compagnia di giro con il capocomico, anche nello stile delle uscite per gli applausi. E questa è una scelta, libera. Però i personaggi dai tratti marcati, le parrucche, le autoreggenti in abbondanza, le camminate pesanti, un certo continuo surplus espressivo evidenziano il lato farsesco del testo, a discapito di una più moderna sottigliezza interpretativa.
Nella forma del dramma borghese, il primo Pirandello ha indagato il contrasto di essere e apparire, di codici sociali stantii contro gli slanci vitali dell’uomo (e della donna). Oggi questi temi hanno cambiato fisionomia, nel mondo, Il berretto a sonagli di Malosti è indubbiamente “sonoro” nella sua cifra tradizionale ma ci pare difetti di uno sforzo di “lucidatura” di testo e stile recitativo che lo renda ancora pulsante.

adattamento e regia Valter Malosti
con Roberta Caronia, Valter Malosti, Paola Pace, Vito Di Bella, Paolo Giangrasso, Cristina Arnone, Roberta Crivelli
scene Carmelo Giammello
costumi Alessio Rosati
luci Francesco Dell’Elba
cura del movimento Alessio Maria Romano
macchinista e direttore di scena Gennaro Cerlino
assistente alla regia Elena Serra
Teatro di Dioniso
con il sostegno di Sistema Teatro Torino

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