Dall’Aglio torna su Testori: “si dice Oreste”, ma si scrive Maccagno

SdisOrE-DaLLAGLIO-690x460RENZO FRANCABANDERA | Non era la prima volta. Non lo era per tutti tranne che per lui. Non era la prima volta per Giovanni Testori, che alle riscritture del tragico era già abituato: sdisOrè (in milanese “si dice Oreste”) è stata una delle sue ultime scritture in assoluto, dopo i celebri Ambleto, Macbetto e Edipus negli anni Settanta e lo Sfaust dell’89-90. sdisOrè arriva nel 91, con una regia dello stesso Testori che ne affida l’interpretazione a Franco Branciaroli, attore sempre vicino allo spazio del tragico. L’Orestea di Eschilo è il monumento che fa da sfondo a questo caustico testo sui rapporti familiari, spostando le coordinate dell’azione dall’Ade all’Adda.
Non è la prima volta neanche per il regista Gigi Dall’Aglio, che di Testori ha già messo in scena (peraltro in modo assai intelligente) Cleopatras e MaterStrangoscias, affidandosi alla femminilità lombarda ma capace di un respiro assoluto di Arianna Scommegna. Due interpretazioni notevolissime che hanno segnato anche il percorso dell’attrice. Qui la scelta ricade invece su un interprete maschile, cui è affidata la parte di un narratore monologante il tormento di Oreste (che diventa il milanese Ore’) e le voci e i corpi di Clitennestra, Egisto e Elettra. Oreste torna a casa per vendicare il padre Agamennone, ucciso da Clitennestra e dal suo amante, Egisto, che ora ne usurpa il trono. Accompagnato dall’amico Pilade, trova ad attenderlo alla tomba di Agamennone la sorella Elettra. Testori sposta il contesto dalla reggia degli Atridi alla provincia milanese, nel suo amato paesaggio natale.
La prima volta è stata solo per lui. L’inteprete, Michele Maccagno, scuola Paolo Grassi e di recente in alcuni degli ultimi allestimenti ronconiani, come Farenheit 451, Santa Giovanna dei Macelli e Odissea doppio ritorno. Si tratta di un esordio coraggioso perchè Maccagno si mette in gioco come attore ma anche come produttore di questo spettacolo, nato dalla passione sviluppata in età adulta per la parola di Testori e andato in scena prima a casa Testori e poi per una tenitura più lunga presso lo Spazio Tertulliano di Milano.

Una parola che in questo caso ancor più che altrove si fa irrisione, spirito, irriverenza verso il classico, e al contempo amore, fedeltà al modello e alla vicenda. Insomma un ibrido di cui Maccagno, anche grazie all’intelligente, presente ma mai soverchiante sostegno delle musiche composte ed eseguite dal vivo da Emanuele Nidi, fa rivivere in sè, sul suo corpo, la femminilità di Clitennestra ed Elettra, e la mascolinità di Oreste ed Egisto, in un ruotare attorno a questo elemento di oltretomba, di acqua e morte, simboleggiato da un’efficace ambiente scenico, tanto finto quanto vivo, fatto da alcune piccole pozz d’acqua iscritte in un prato finto, al cui limitare si pongono da un lato il piccolo monumento funerario di Agamennone e dall’altro un camerino teatrale in miniatura, di quelli da avanspettacolo, con le lucine attorno allo specchio.

Finzione dell teatro e dramma del reale: una lettura che viene finanche scolpita sul corpo dell’attore, che si fa superficie da disegno, mentre quella parola che sa di latino e antico, ma che poi si fa bestemmia in dialetto, gli scorre fra le espressioni del viso, pare quasi inseguirlo nei movimenti scenici accurati.

«Agamennòn assassinatos» ed «Eghistos» balbuziente, ominicchio di fronte alla vera domina della situazione, la Clitennestra, «vacca sconsacrata», diva carnale contrapposta alla pia Elettra, che si ripara dietro un foulard in testa da donna di paese, ma anche frustrata in una femminilità che non si libera dal giogo parentale. La ricchezza di Testori è sempre quella di squarciare il velo sul senso profondo di alcune cose, di introdurne altri, letture dal sapore antico ma dalla verità contempopranea, infiltrandosi come virus nelle malattie del nostro tempo. Una scrittura che rinnova sempre più il suo essere contemporanea e dilaniante, mentre altre, persino più vicine a noi, non riescono a ragigungere mai questa profondità melodiosa e lacerante.

E Maccagno/dall’Aglio sviluppano una riflessione che, pur con qualche margine di perfettibilità analitica e interpretativa, ha una sua densità rigorosa e coerente, che ben si presta a sostenere l’ambizione di portare sdisOrè in tournée in tutta Italia, pur consapevoli che Testori è certamente per alcuni versi faticoso, ma anche imperdibile e affascinante. Stupefacente, in ogni senso: sempre nuovo e capace di creare, finanche di sviluppare una grottesca e sadica dipendenza.

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