Crowdarts, è italiana la prima casa in Rete a sostegno delle arti performative

Serena Telesca, fondatrice di Crowdarts

Serena Telesca, fondatrice di Crowdarts

MATTEO BRIGHENTI | La storia dell’arte è una genealogia di artisti, luoghi, temi e anche di mecenati. I principi del Rinascimento, i papi e i sovrani dell’Età moderna, gli impresari, hanno fatto dell’investimento nella cultura una fonte di bellezza per le proprie comunità (oltre che di potere per se stessi). Ma i nostri sono tempi di crisi economica, il denaro non va più incontro agli artisti, sono gli artisti a dover andare incontro al denaro. Il pubblico è il nuovo mecenate: ad esempio, con la raccolta fondi online, il crowdfunding, si può ricevere poco da tanti, ovunque, invece che tanto da pochi, in un solo luogo. Da pochi giorni è nata a Firenze, forse non a caso, visto che qui è stato inventato il mecenatismo, la prima piattaforma in Europa dedicata esclusivamente alle arti performative. Si chiama Crowdarts. “C’è bisogno di una nuova sfida, di una nuova maniera di operare – afferma la sua fondatrice, Serena Telesca – c’è bisogno di rivedere i modelli ormai obsoleti legati alla produzione e distribuzione di spettacoli in Europa”.
Organizzatrice, attrice, regista, project manager, Serena ha 35 anni e una vita fatta di gavetta, sudore, curiosità e sfide. Originaria di Potenza, frequenta la Facoltà di Scienze diplomatiche e internazionali dell’Università di Bologna e si specializza in Cooperazione allo sviluppo. “Il teatro è una delle azioni cooperative possibili – spiega – ho deciso con cognizione di causa di usarlo professionalmente per toccare temi che non volevo affrontare con la politica il cui linguaggio è molto manipolatorio”. Insieme al fratello Luigi, esperto di e-Business, Distribuited software ed eNegotiations, e con la collaborazione di un’equipe di giovani di livello internazionale, fonda quindi Crowdarts, che viene presto scelta dalla Commissione Europea nel novembre 2015 come startup innovativa nel settore delle tecnologie applicate alla cultura.
La selezione delle campagne di crowdfunding avviene in base al grado d’innovazione del progetto, all’originalità del linguaggio, alla fattibilità, alla trasparenza e al rispetto dei termini di utilizzo della piattaforma, che stabilisce le condizioni giuridicamente vincolanti per avvalersi del sevizio offerto. Si tratta di campagne “reward e donation based”, nel senso che a fronte della donazione il sostenitore può scegliere di ottenere un ringraziamento di tipo simbolico, comunque non finanziario. I finanziamenti sono del tipo “tutto o niente” oppure “prendo tutto”: nel primo caso è fissata una soglia sotto la quale la campagna non viene realizzato e nessun contributo viene incassato dal creatore del progetto; nel secondo caso non viene stabilita alcuna soglia e quindi qualsiasi contributo viene incamerato. L’offerta va da un minimo di 1 a un massimo di mille euro. Il guadagno della piattaforma ammonta al 5% di ciascun versamento per le campagne “tutto o niente” e al 7% per quelle “prendo tutto”: una sorta di incentivo a pensare progetti costruiti per reggersi sul crowdfunding e su Crowdarts, in ogni voce di spesa. La percentuale sale al 9% sulle campagne “tutto o niente” nel “Crowdshow”, la sezione in cui anche i cittadini comuni possono suggerire il finanziamento di un evento o di un’intera programmazione.

Foto @ Crowdarts

Foto @ Crowdarts

Fra i progetti proposti troviamo In garage del Teatro Officina del Pane di Sesto Fiorentino (Firenze), uno spettacolo di teatro d’oggetto, figlio diretto del teatro di figura, dal linguaggio fortemente visivo e sensoriale. Dalla Slovenia arriva Retorika sull’uso e abuso della retorica in politica, nei media e nella società. Frutto di una collaborazione italo-francese è Tu me fais tourner la tête, un lavoro in cui protagoniste sono le opere di Chagall, che prendono vita come fossero il fermo immagine di un sogno. Da Roma Valentina Beotti e Bernardo Casertano propongono Combustione.Umana.Spontanea sul tema del lavoro e i suoi effetti o meno sulla psiche: quanto influenza la definizione del sé? È un’operazione che parla di incontri al limite della solitudine The Love Box, candid camera a bassa risoluzione tra installazione e teatro mobile in cui il pubblico può fermarsi, entrare o passare oltre. RGB Light Fest – Roma Glocal Brightness, infine, è un festival che intende svelare con installazioni luminose e video mapping angoli inediti e nascosti del VI Municipio della Capitale.
“Vogliamo riuscire a creare una scena online di qualità delle arti performative – continua Telesca – vogliamo dare visibilità ai nuovi linguaggi, sempre più interdisciplinari, e portare il teatro laddove non ci si aspetterebbe. Crowdarts si avvale di una mentalità di azione nuova a partire da una chance data dalla crisi, il crowdfunding”. La piattaforma, infatti, ha l’obiettivo di creare uno spazio condiviso, una comunità di artisti, operatori, pubblici. Così, i creatori di campagne hanno l’opportunità di dialogare con una fitta rete di partner, di potenziali interlocutori che possono facilitare o addirittura determinare il successo e la circuitazione dei loro progetti. Si va dai teatri (Argot, Furio Camillo, Cinema Teatro Lux) ai festival (Romaeuropa, Short Theatre) e agli spazi occupati (Angelo Mai), dalle realtà di produzione e promozione (carrozzerie n.o.t., Pav, 369gradi, Il Vivaio del Malcantone), alle compagnie (Atto Due, Fosca, Murmuris) per arrivare fino alle webzine specializzate (Fattiditeatro, Persinsala, Scene contemporanee, Teatro e Critica).
“Una startup in quanto tale cerca soluzioni innovative a vecchi problemi – conclude Serena Telesca – sperimenta la possibilità di nuovi modelli economici”. Se Crowdarts riuscirà a imporsi nonostante la politica degli scambi e la recente riforma del teatro con relative distorsioni in fatto di produzione e tournée (e non solo), riuscendo a portare in Europa un’altra Italia possibile del teatro, lo scopriremo solo donando.

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