Peso piuma e il gesto anarchico di Michela Lucenti

VALENTINA SORTE | La quinta edizione di Domina Domna – promossa e organizzata a Bergamo dall’associazione “La scatola delle idee”, dall’1 al 10 aprile, ha sfoderato un programma molto esteso e articolato. Rispetto agli anni precedenti il festival ha allargato il proprio raggio d’azione ed è riuscito a dedicare alla creatività e alla cultura al femminile uno sguardo ancora più eclettico. Numerosi sono stati gli appuntamenti tra mostre, concerti, proiezioni, spettacoli, workshop e masterclass.
Per quanto riguarda la proposta teatrale e performativa, i momenti più forti sono stati sicuramente “La semplicità ingannata” di Marta Cuscunà (per chi volesse approfondire, rimandiamo alla riflessione di Giulia Muroni sullo spettacolo e/o all’intervista di Matteo Brighenti all’artista), “Toys#over60” di Silvia Gribaudi e Anna Piratti, con Rosaria Venditelli, e “Peso piuma” di Michela Lucenti.

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Se Silvia Gribaudi in “Toys#over60” ha puntato sulla dimensione pubblica, disseminando Piazza Matteotti di centinaia di bambole, il lavoro della Lucenti si è mosso al contrario in una dimensione più intima, ritagliandosi un perimetro rettangolare di scarpe e di luci sfumate, sul palcoscenico del Teatro San Giorgio. In scena, le figure del musicista Luca Andriolo e della performer ligure formano fin da subito uno strano duo: lui accompagna l’azione scenica e coreutica suonando a pelle ritmi blues e rock. La sua postazione strumentale si compone di fisarmonica, banjo e armonica ed è prevalentemente fissa, all’interno del rettangolo (sul lato lungo, in fondo). Lei riempie il palco con il suo corpo esile ma potente e si appresta all’irriverente (invoc)azione anarchica del titolo.
Si tratta di una battaglia. La liturgia di una battaglia personale. Lo spettacolo prima la invoca e infine la sferra. Alle due estremità della scena, da un microfono ad asta, la Lucenti scandisce la sua preghiera scarna e lapidaria, i suoi appelli al padre e alla madre. Inizia (e si chiude) così il viaggio dell’artista nella propria storia e nella storia di altri, nella propria battaglia e in quella degli altri. Da semplice cornice scenografica, le scarpe diventano il correlativo oggettivo della narrazione.
In questo mosaico di donna nelle storie e nelle guerre altrui, si materializzano – sia nella parola che nel gesto – le figure di due combattenti. Quella di Giovanna d’Arco da una parte e quella di una terrorista dall’altra. La prima è evocata sul campo di battaglia, ad Orléans, all’alba, prima dello scontro con l’esercito nemico oppure in preda a improvvise trances, animata da bagliori e visioni mistiche. Nell’abbandono. La seconda invece è colta nell’attimo dell’esplosione. Nell’euforia della distruzione. Ad anticipare questo momento sono proprio le note di Paradise di Bruce Springsteen, accompagnate dalla viva voce – a tratti spezzata – dei due artisti in scena.

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Michela Lucenti – che qui cura la scrittura fisica e la messa in scena – riesce sempre a creare immagini di forte impatto visivo e sonoro. Aiutandosi con delle registrazioni audio, come nel caso della giovane “eretica”, o ricorrendo a vere e proprie “cascate” di sabbia e piume di sangue, nel caso della deflagrazione. La composizione è tuttavia molto equilibrata perché alterna una drammaturgia succinta e telegrafica (brava Silvia Corsi) a una partitura coreografica generosa ed energica.
Rispetto alle prime versioni piuttosto stringate (lo spettacolo risale infatti al 2010), ora “Peso piuma” è un lavoro più compiuto. Nei suoi 50 minuti, lo spettacolo riesce a portare lo spettatore in questa zona sospesa e allo stesso tempo lucida che anticipa qualsiasi insurrezione.

Peso Piuma

Ideazione messa in scena e interpretazione Michela Lucenti
Musiche eseguite dal vivo Luca Andriolo / Dead cat in a Bag
Testi Silvia Corsi
Luci Stefano Mazzanti
Fonica Maurizio Camilli
Produzione Balletto Civile
Visto il 10 aprile al Teatro San Giorgio, Bergamo

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