La Storia è un cupio dissolvi nei Colloqui di Elena Bucci

ANGELA BOZZAOTRA | Il Teatro di Roma programma in stagione una serie di opere teatrali ispirate al tema della guerra, per la maggior parte in scena al Teatro India, tra le quali è inserito la “drammaturgia in musica” di e con Elena Bucci Colloqui con la cattiva dea – piccole storie dalla grande guerra. Poiché risulta sterile una critica che non contempli il luogo di riferimento dove si allestisce un’opera teatrale è opportuna una premessa. Cos’è diventato il Teatro India, questo luogo che Mario Martone aveva tra mille difficoltà adibito a spazio di ricerca, dove si tenevano i laboratori dell’Odin Teatret e dove si tentava di rinnovare la scena teatrale romana, che doveva rintanarsi in spazi quali il Rialto Sant’Ambrogio e l’Angelo Mai? Perché al Teatro India non c’è pubblico e soprattutto non ci sono giovani? Lo spazio si presenta arido, per bere qualcosa bisogna rivolgersi alle macchinette, non un evento collaterale, non una strategia costruttiva per fidelizzare lo spettatore, abbandonato a un uso e consumo sterile del prodotto artistico. Non sorprende, dunque, la semi-totale assenza di calore e adunanza al cospetto della prima di Colloqui con la cattiva dea di Elena Bucci (che qualcuno paragona a Eleonora Duse per l’immensa bravura e presenza scenica), allieva e proselite del geniale Leo de Berardinis. Così si snoda l’ennesimo spettacolo da commemorare, da mettere in una teca, dove la vitalità è lontana anni luce, e il meccanismo di azione-sguardo è una cupio dissolvi, arginata nel suo impietoso accadere dalla figura stessa dell’attrice, la quale con il proprio spirito e la propria carne riesce dar vita a quello zombie senza battito che è il palcoscenico di un teatro stabile in decadenza.

Perimetrando lo spazio scenico, tra sagomature, veli neri e gestualità ritualistica, la Bucci incarna esattamente ciò che narra, muta identità voce postura, prova a colloquiare con la “cattiva dea”, la guerra, figurandosi ogni protagonista e deuteragonista del dramma reale della storia. Il disertore, il poeta, il soldato semplice, la mignotta, persino le bestie da soma, i neo-nati già morti, il partigiano, l’anarchico. Accompagnata dalla fisarmonica  di Simone Zanchini che vuol essere una macchina da guerra anch’essa, l’attrice diviene una dea guerriera a colloquio con un’altra, e per un istante copre ogni disappunto: la decadenza del Teatro India, le ingiustizie della sala non pienissima al cospetto di una grande attrice in quanto si sceglie una modalità di programmazione che la esalta poco, svanisce anche il senso di perdita di figure quali de Berardinis, con una direzione chiara in mente, che non si lasciavano mercificare o impoverire moralmente dall’andazzo oscurantista e commerciale che questo paese aveva preso negli anni Novanta.

colloquiconlacattivasito.jpgSvanisce il pensiero, e resta lo sguardo magneticamente attratto da un corpo che si muove e si pone talvolta come quello del suo Maestro, con un controllo superbo di vocalità e gesto; le parole si librano in tal modo dalla coltre di polvere e oblio che le seppellisce e risorgono, spade nel ventre sfoderate a ribadire che lasciare tracce è quasi un’ossessione dei sopravvissuti, per non dimenticare, per ricordare, ri-portare al cuore, dalle vicende ufficiali al “fango sangue e merda” triade artaudiana ritrovata nelle scritture che sono rimaste alla storia edulcorata in cifre statistiche. La tessitura drammaturgica dei Colloqui è frutto di una mole immensa di lavoro di ricerca effettuato dall’attrice e autrice; uno scavare incessante in archivi, diari, pubblicazioni dei reduci di guerra, assieme a una riflessione attenta sull’epoca storica di riferimento, traumaticamente segnata dal passaggio tra Belle Époque e genocidio.

“Qui moriremo, vedrai, e non ho ancora capito per quale patria”, e non c’è bisogno di una guerra (nonostante lo stato attuale delle cose sia questo, basti vedere il plotone di militari concentrato in ogni stazione ferroviaria e metropolitana di Roma), basta un vuoto, un battito di ciglia, e il velo che nasconde la dea cade, gettando via la sua “maschera di bonomia” [Junger] e rivelando un buco nero spazio-temporale, nel quale la prima Guerra Mondiale si ri-attualizza nella sua brutalità attraverso il potere del racconto.

 

Colloqui con la cattiva dea – piccole storie dalla Grande Guerra
una drammaturgia in musica di e con Elena Bucci

musiche originali alla fisarmonica di Simone Zanchini
luci di Loredana Oddone
cura, registrazione e ricerca dei suoni di Raffaele Bassetti
collaborazione ai costumi Marta Benini
cura Nicoletta Fabbri
Produzione Le Belle Bandiere e Ravenna Festival 2014
con il sostegno di Regione Emilia Romagna, Comune di Russi

Visto al Teatro India di Roma il 3 Maggio 2016

 

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