Sin Aire: sospesi fra la vita e la morte

ESTER FORMATO | Lo spettacolo “Sin Aire” a cura di Silvana Pirone e Luigi Imperato appare immediatamente frutto, probabilmente da noi colto ancora nel bel mezzo del suo evolversi, di un processo creativo che conduce i tre giovani interpreti ad una costruzione sinergica delle loro voci e dei loro corpi.
Questo lavoro prodotto dal Nostos di Aversa esprime, dunque, un percorso verosimilmente interiore che gli attori mostrano a chi è in sala. Si tratta non tanto di una vera e propria narrazione – e difatti l’azione che ne risulta è posposta alla conclusione e svela così la storia – piuttosto “Sin Aire” appare come una rappresentazione emotiva, una ricreazione di un luogo fortemente simbolico che diviene inquietante giardino di anime perse fra la vita e la morte, strette poi da un fatale nodo d’amore.

Al centro del piccolo palcoscenico della sala aversana, vi è in alto una piramide rovesciata dalla quale granelli di sabbia scendono sul pavimento, un’enorme clessidra che scandisce non un tempo ordinario, quanto uno d’apnea, fluido e al contempo immobile, smarrito in questo oscuro luogo che né luce e né ossigeno attraversano. Solo il fruscìo di una veste, paragonato a quello delle foglie morte sul manto erboso, pare l’unico suono abilitato ad echeggiarvi. Una fanciulla, priva di vista, è l’anima vagante che si rinviene in questa “foresta dei suicidi” che si sdoppia in un’immagine altra di sé in cui riconoscersi (“lei sono io, io sono lei”), effetto- specchio che le due attrici Sara Scarpati e Maria Teresa Vargas riescono a rendere attraverso la sinergia dei loro corpi; la danza si rivela non orpello, ma veicolo essenziale di questo spettacolo e forse, più della parola, ne trasmette il senso.
Immaginando genesi e processo di creazione di “Sin Aire” siamo portati a trascendere dalla stessa drammaturgia che quasi informe rimanda allo spettatore brandelli di stati dell’anima, dalla colpa alla violenza, dall’amore al dolore di non poter vedere (“Bisogna vedere per amare”). Perlopiù il lavoro del Nostos sperimenta la compartecipazione dei sensi e coinvolge con il linguaggio del corpo; il buio dell’assito illuminato solo da una fioca luce, i suoni che disseminano nell’udito fruscii di entità umane, riprese nel loro passaggio dalla vita alla morte, una sorta di limbo nel quale l’amore si trasforma in sacrificio, l’altare sponsale in quello d’immolazione, l’innocenza e la gratuità di uno sguardo cieco in colpa, e la pena di chi è amato senza quella luce che promana dagli stessi occhi che lo cercano, in tragico epilogo.
L’impressione che lascia uno spettacolo come “Sin Aire” è quello di un percorso in divenire (le cui radici provengono da precedenti lavori della Pirone) verso un’identità artistica, un iter che la giovane compagnia porta alla luce su di un palco. La cecità, il buio fisico e dell’anima divengono quindi una condizione creativa entro la quale interiorizzare i linguaggi del teatro e con essi sperimentarsi attraverso l’immediatezza del corpo ed una poetica che rifugge da precisa struttura drammaturgica.

SIN AIRE
una produzione NOSTOS TEATRO
ideazione e regia SILVANA PIRONE
con GIOVANNI GRANATINA, SARA SCARPATI, MARIA TERESA VARGAS
drammaturgia LUIGI IMPERATO e SILVANA PIRONE
disegno luci PACO SUMMONTE
selezione musicale DAVIDE GIACOBBE
scenografia MONICA COSTIGLIOLA
ANGELO DE TOMMASO costumi : GINA OLIVA
supervisione ai movimenti di scena DIMITRI TETTA
supporto tecnico LUIGI VUOLO

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