Trasparenze Festival a Modena, tra santi, balene, profeti e burattini di legno

andante immagine Trasparenze 2016MATTEO BRIGHENTI | “Il motto del Murialdo: Fare e tacere”. Poche e semplici parole su una targa in pietra, affissa a uno dei muri esterni di San Pio X, all’angolo tra via Bellini e largo Murialdo, 20 minuti a piedi dal Duomo di Modena. La chiesa parrocchiale fa parte della Congregazione di San Giuseppe, fondata da San Leonardo Murialdo, sacerdote nella Torino di metà e fine ’800 che si interessò dei giovani di strada, dei carcerati, e degli oratori, insieme con San Giovanni Bosco, cui è intitolato il parchetto a fianco della chiesa. Non poteva che essere qui, in questo rettangolo che cerca e custodisce il sacro nel profano, il cuore pulsante di Trasparenze, il Festival promosso dal Teatro dei Venti: la compagnia di Modena, che ha sede nel Teatro dei Segni all’interno del parchetto, è attiva e nel teatro di strada e nel teatro in carcere.
Diretta da Stefano Tè e Agostino Riitano, affiancati nella scelta degli spettacoli dalla Konsulta, una squadra di giovani dai 16 ai 25 anni, la IV edizione (5-8 maggio scorsi) è andata a caccia della città come Achab di Moby Dick. La grande balena è stata immagine e simbolo del Festival, stampata su magliette, borse e volantini, con il mammifero diviso in due silhouette rovesciate: a sinistra quella a testa in su, grigia con la spina dorsale in bianco, a destra quella a pinne in su, arancione con un uomo al posto della spina.
Giulio Sonno ha già affrontato su Paper Street l’ossatura di Trasparenze e, con la sua tipica capacità di analisi ‘prospettica’, ha rilevato punti fermi, inciampi e opportunità per migliorare la precisione degli arpioni rispetto alla velocità e distanza dell’imprendibile cetaceo. Ciò che cercheremo di fare qui, invece, è rendere conto dell’uomo (il programma) dentro la balena, per come descritto dai quattro lavori che abbiamo visto: Mangiami l’anima e poi sputala di Fibre Parallele, Vania di Oyes, H+G di Teatro La Ribalta / Accademia Arte Della Diversità – Accademia Perduta / Romagna Teatri, Crash Flight di Ondadurto. Quell’uomo lo si direbbe perlopiù un Giona che al posto delle visioni parla per bocca delle sue bugie sul presente. Il naso gli cresce come a Pinocchio ed è il suo unico contatto con l’orizzonte che gli sta davanti.
Il primo spettacolo che ci accoglie a Trasparenze è l’esordio della premiata ditta Licia Lanera e Riccardo Spagnulo, selezione Premio Scenario 2007. Una donna in nero, una perpetua del Sud, la catena della religione al piede, porta fiori alla Madonna, fiori bianchi sbocciati dal cemento. Prega, invoca, supplica, finché un Gesù extracomunitario non scende dalla croce posta in fondo a una scena oppressa dal vuoto. Chiede una sigaretta e quando la prende punta l’indice come Dio nell’atto di creare Adamo sulla volta della Cappella Sistina. Poi usa la croce come posacenere. Ci sono già, in potenza, tutte le Fibre Parallele che verranno, la disperazione di un’umanità grottesca e inservibile, in un teatro fisico e anche sporco, sanguigno, che squarta ideologie e bigottismi. Gesù è l’incarnazione di un amore fisico, reale, mentre la pia donna insegue un sentimento assoluto e quindi irreale: la Pietà è invertita, è il Figlio che tiene tra le braccia il corpo della Madre, che porta stimmate fatte con la Nutella. Mangiami l’anima e poi sputala è la bulimia della nostra fame di redenzione. Ma se non cominciamo a salvarci da noi nessuno potrà farlo. Nemmeno venisse Cristo in persona.

Mangiamo l'anima e poi sputala @ Rosaria Pastoressa

Mangiami l’anima e poi sputala @ Rosaria Pastoressa

Tra un non vita e una non morte si affannano i personaggi di Vania, progetto vincitore del premio nazionale “Giovani realtà del Teatro 2015” che la compagnia Oyes ha tratto da Zio Vanja di Čechov. Le piantane e le altre luci che illuminano le tre sedie centrali, il tavolino e la porta in fondo, la sedia in proscenio, sono tutte legate con fili bianchi a un mixer in scena e a una flebo, il ‘capezzale’ del Professore attaccato a un respiratore artificiale, in cui si alterano la giovane moglie Elena, il fratello Ivan, la figlia Sonia, il Dottore. Parlano degli altri per parlare a loro stessi, fantasticano del domani e rimuginano sulle proprie solitudini, e l’amore lo chiedono, ma non lo danno, mentre la morte aleggia sulle loro teste come un avvoltoio. Ecco il punto: al contrario di Mangiami l’anima e poi sputala aspettano le risposte come se dovessero arrivare da fuori, e non da dentro di loro, raccontano un’attesa passiva, mentre in Čechov l’attesa, in fondo, è attiva, operosa, si rimbocca le maniche nonostante tutto inviti a mollare la presa. Vania, allora, dice cose banali per problemi piccoli e le battute di spirito sono l’alibi per non andare a fondo nelle questioni. Si sentono sconfitti in partenza, appena arrivano sotto i riflettori. Ma a nave rotta ogni vento è contrario.
È un tratto di gessetto bianco su una lastra di metallo, due finestre, un tetto e comignolo che sbuffa, la nuova casa di Hansel e Gretel al sicuro dai genitori: la madre/strega adesso è un’ombra che non li può più toccare né fare altro male. Per arrivare, o meglio tornare lì, i due sono passati attraverso la fame, il freddo, il buio dell’abbandono e della foresta, costruiti artigianalmente su un sentiero di ferro e ruggine in mezzo al pubblico, seduto su due tribune in posizione speculare. H+G, realizzato in collaborazione con Compagnia Teatropersona, Eolo Award 2016 “alla migliore novità di teatro ragazzi e giovani” assegnato dalla rivista Eolo, è la conferma che a teatro la magia è fatta di semplicità, un panno steso a terra può essere un letto e l’obbedienza un pianto che non dà tregua agli occhi. Gli artisti di-versi e la danzatrice Chiara Michelini hanno incarnato un linguaggio immaginifico in questa scena di strada e strade, gesti comunque gioiosi e vitali, anche nella più terribile e gotica violenza, perché, come diceva Chesterton, le fiabe non raccontano ai bambini che i draghi esistono (lo sanno già), ma che possono essere sconfitti. Basta solo non crederli invincibili.
Di semplicità è vestito anche Crash Flight di Ondadurto, ma è una stoffa artefatta, intrecciata per abbagliare, stupire, meravigliare con effetti che poi svaniscono come fumo al vento. La compagnia, nata in palcoscenico e cresciuta nel teatro di strada, imbastisce dunque una sequela di numeri da ‘nouveau cirque’ per ripercorrere il viaggio indietro nel tempo e nell’amore di un vecchietto che ha perso sua moglie in un incidente aereo. “La vita non è quella vissuta, ma quella che si ricorda per raccontarla”. Il percorso dell’eroe per ritrovare il suo posto nel mondo è un giro vorticoso tra fumetti, varietà, macchine sceniche, cuore e impegno degli attori. Ma il sogno di futuro in cui vola Crash Flight è la porta girevole di un’illusione.

Per approfondire, leggi anche:
Sergio Lo Gatto, “Trasparenze e la sfida del farsi luogo”, su Teatro e Critica.
Andrea Porcheddu, “Le Trasparenze fanno festa a Modena”, su Gli stati generali.
Tommaso Chimenti, “Trasparenze 2016, a Modena un festival dove il teatro si fa annusare e si fa scoprire”, su IlFattoQuotidiano.it.
Lorenzo Donati, “Teatro dei Venti, Angeli e demoni, Trasparenze”, su Altrevelocità.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: