ESTER FORMATO | Nell’arco dei tre giorni – dal 2 al 5  giugno – in cui abbiamo preso parte al festival “Primavera dei Teatri” a Castrovillari, iniziato quest’anno il 29 maggio, si sono alternati sul palcoscenico calabrese lavori che pur nella loro diversità sono stati accomunati da una cifra stilistica simile, ovvero una tendenza alla frontalità della narrazione teatrale che si traduce in  soluzioni sceniche poco artificiose.

atir.jpg32 secondi e 16 è un testo scritto da Michele Santeramo per la regia di Serena Sinigaglia (Teatro Atir Ringhiera),  strutturato in maniera particolare e suddiviso in tre capitoli (Gli abissi, l’isola, terraferma). All’inizio una pellicola trasparente funge da quarta parete, la scena sembra metafisica nella sua semioscurità, simbolo di abissi irrequieti colmi di cadaveri e che poi, si vedrà in seguito, circondano un’orribile isola sulla quale approda Samia Yasuf Omar che durante le Olimpiadi di Pechino gareggiò nell’atletica leggera, e che in realtà morì durante uno dei viaggi tremendi nel Mediterraneo. La drammaturgia di Santeramo predilige nella prima parte una narrazione statica; i tre protagonisti raccontano di Samia e della sua Mogadiscio, del tentativo di fuga, delle tratte umane in cui s’incappa prima di prendere il largo; lo fanno esemplificando con la gestualità le fasi più importanti della sua breve storia sportiva. Ma nella seconda parte l’autore devia dalla cronaca reale, immaginando la ragazza somala come unica sopravvissuta di un naufragio al cospetto di due soli bianchi che coabitano l’isola d’approdo; un fratello e una sorella ricreano una sorta di genesi negativa in cui all’armonia complementare dei sessi si sostituisce una grottesca voluttà incestuosa di velata repulsione. Certi della morte di tutti coloro che non sono riusciti a toccare terra, finiscono per negarne l’esistenza inaugurando un anti  Eden contro il quale Samia si ribella, costringendoli a cibarsi della carne dei morti ripescati in mare. Michele Santeramo e Serena Sinigaglia rimarcano attraverso la storia di Yasuf Omar l’abbrutimento morale dell’Europa dinanzi al problema dell’immigrazione, e lo fanno  mediante un’ottica straniante nella quale entriamo però un po’ a fatica, condizionati da un lento svolgimento della prima parte e da una seconda del tutto staccata dalla precedente. Alla fine riusciamo a riannodare i pezzi di questa scrittura, frammentaria o quantomeno priva di un nucleo centrale agglutinante, carpendo nell’ultimo capitolo un carattere grottesco ed apocalittico che  non lascia però un segno forte, nonostante la complessità ed il peso etico del tema.

scena verticaleAltro allestimento che desta una riflessione dal punto di vista stilistico è Il Vangelo secondo Antonio di Scena Verticale, spettacolo scritto e diretto da Dario De Luca che ne è anche principale interprete. In questo caso la drammaturgia è di una semplicità lineare tradotta in quadri giustapposti che narrano le fasi di avanzamento del morbo d’Alzheimer e che progressivamente priva il protagonista Don Antonio delle funzioni intellettive e poi fisiologiche.  La scena è realistica, una sagrestia con pochi mobili corrosi dal tempo, dove troneggiano un grande guardaroba nel quale sono riposti gli abiti sacerdotali e due confessionali adiacenti. Un altare ed il crocifisso sono posti ad un livello superiore rispetto al piano d’assito, chiaro rimando  visivo al senso religioso dei protagonisti e alla loro pia accettazione della sofferenza. Dario De Luca non sembra cercare un preciso filtro critico ma restituisce in base ad un’ottica verista la parabola di un sacerdote e la sua malattia, nuova condizione mentale che lo fa entrare tragicamente in contatto con una percezione quasi inconscia del proprio legame con il Cristo. Tra un quadro e l’altro si nota talvolta uno stacco ex abrupto, i linguaggi sono svuotati di ogni sovrastruttura a vantaggio di stilemi afferenti il contesto religioso (meridionale) in cui la fede e la stessa devozione tutta femminile per un fratello consacrato rinsaldano quotidianamente la stretta aderenza con il proprio unico destino. Sicché viene da pensare che “Il Vangelo secondo Antonio” non sia una parabola sull’Alzheimer in quanto tale, ma più che altro il racconto di come la deturpazione fisica e mentale incida sullo stesso contesto di riferimento, portando all’estremo abnegazione e rassegnazione di chi assiste Antonio, unica arma (forse necessaria) conosciuta nel confronto con la sofferenza. Solo con l’alienazione psicofisica e la perdita della dignità più elementare rivelano allo stesso Antonio un Cristo non più sacramento d’Eucarestia, concetto ormai incomprensibile per un ottenebrato da quella patologia, quanto un giovanotto da sottrarre a quella croce e sul quale trasferire le stesse minime cure di cui lo stesso prete necessità dagli altri, come flebile ribellione al dogma del dolore, incondizionato riflesso di memoria che ha dimenticato sé stessa. Di conseguenza pare che quel minuscolo mondo rinvigorito dalla devozione della sorella e da quella del giovane sagrestano – dei quali è spesso posto in luce la relazionalità, colmo ancora di tipici retaggi del sud – non possa essere raccontato onestamente se non con i linguaggi, le forme ad esso più consone e quindi con un’ottica e con alcune soluzioni registiche retoriche che talvolta potrebbero andare più in profondità, ma utilizzate con profonda consapevolezza.

lei-e-gesuDi tutt’altra fattura, è Lei è Gesù di Quotidiana.com, terzo atto di una trilogia dal titolo “Tutto bene quel che finisce bene”. Qui la
frontalità diventa  totale, unidimensionalità dello spettacolo che prende vita con due sedie e un unico e continuo dialogo fra un uomo e una donna, flusso quasi ininterrotto che inizia dopo che gli attori entrano in scena e si siedono fronte alla platea. Il primo  elemento specifico dello spettacolo è una maggiore amplificazione del suono che risulta preponderante se unito alla cifra stilistica utilizzata; la sonorità, difatti, rientra in una veste estetizzante nella quale si propone il dialogo. Una  Bibbia contro un numero di Vogue (“per avere un contraddittorio adeguato”). Un Gesù volto al femminile, donna provocatrice e femminista che alla semplice e spoglia sintassi del Nuovo Testamento ne sostituisce una decostruzione ironica, scomposta in giochi di parole e figure retoriche; se Vogue fosse uno stile espressivo, sarebbe quello di “Lei è Gesù”. Il pragmatismo tutto femminile non contempla il Discorso della Montagna, si burla della crocifissione, si nega al sacrificio, combatte la volontà del Padre. Riunisce invece gente alla Casetta dell’acqua, pensa  agli apostoli come ad una torma di comparse ed assimila la Creazione ad un processo di produzione di uno spettacolo. Il risultato è un profluvio icastico dalle venature ironiche e pungenti; la staticità della scena è ricompensata dalla vivacità del botta e risposta con una gestualità calibrata e ironica, atta ad accompagnare l’abilità verbale degli interpreti, ma non è essa surrogato dell’azione scenica quanto dichiarato manifesto teatrale. Difatti la partitura e la natura  recitativa che tale “manifesto” contempla sono costruite in base ad un centellinato controllo del ritmo in cui, nelle relative pause, ci sono i vuoti di senso ed il completo disorientamento del nostro tempo, caratteristica fondamentale della poetica dei Quotidiana.com.

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ATIR TEATRO RINGHIERA
32 SECONDI E 16
di Michele Santeramo
regia di Serena Sinigaglia
con Tindaro Granata, Valentina Picello, Chiara Stoppa
scene e costumi Stefano Zullo
musiche Silvia Laureti
disegno luci Sarah Chiarcos
produzione ATIR Teatro Ringhiera
con il sostegno di NEXT2015
foto Serena Serrani

SCENA VERTICALE
IL VANGELO SECONDO ANTONIO
scritto e diretto da Dario De Luca
con Matilde Piana, Dario De Luca, Davide Fasano
musiche originali Gianfranco De Franco
assistente alla messinscena Maria Irene Fulco
scenografia Aldo Zucco
realizzazione scultura Cristo Sergio Gambino
realizzazione scene Gianluca Salomone
costumi e assistenza all’allestimento Rita Zangari
distribuzione e ufficio stampa Settimio Pisano
coproduzione Scena Verticale, Festival Primavera dei Teatri, Festival Città delle 100 Scale

QUOTIDIANA.COM

LEI È GESÙ

3° capitolo di “TUTTO È BENE QUEL CHE FINISCE”  (3 capitoli per una buona morte)

di e con Roberto Scappin e Paola Vannoni
regia Roberto Scappin
produzione quotidiana.com, Armunia/Festival Inequilibrio
con il sostegno di Provincia di Rimini, Regione Emilia Romagna
in collaborazione con Istituzione Musica Teatro Eventi Comune di Rimini, SPAM! rete per le arti contemporanee