Il rap delle sorelle Kovacic

ANGELA BOZZAOTRA | Scrittura collettiva e centralità del testo drammatico: due elementi chiave dello stile del Collettivo Sch., ensemble di giovani artisti romani fondato da Dante Antonelli e impegnato dal 2014 nella Trilogia dei Drammi Fecali di Werner Schwab. Presentato all’interno della rassegna Dominio Publico – Under 25 al Teatro India di Roma, Kova Kova è lo spin off di Sterminio (1991), ultimo dramma della trilogia ambientato in un condominio dove gli strambi e larvali inquilini conducono vite parallele talvolta intersecanti.
Il titolo è la contrazione del cognome dei coniugi Kovacic, sostituiti qui dalle figure delle due figlie, interpretate da Valeria Belardelli Arianna Pozzoli. Intrappolate in posture fisse o animate da rabbiosa isteria, le interpreti slittano costantemente da un registro linguistico a un altro – la rappresentazione segue infatti la loro impossibile crescita anagrafica e biologica. Sono due bambine mal cresciute, che si lamentano per gli sciocchi torti subiti, poi di colpo si trasformano in coatte di strada che provano a ribellarsi inutilmente contro il sistema, rimanendo incastrate nella propria camera, divengono infine due tardo-adolescenti perse tra la discoteca e le possibilità di rimorchio.

Il testo è contorto, denso e ricco di rimandi e citazioni, mescolati a slang urbano e dialetto. Il light design assume rilievo fondamentale ai fini di ricreare atmosfere di volta in volta mutevoli, per sottolineare la claustrofobica ambientazione della camera, le luci disegnano figure geometriche rettangolari ingabbiando i corpi, mentre momenti di penombra alternati all’utilizzo dello strobo rendono il terrore e l’angoscia isterica della ripetizione incessante della monotonia della quotidianità delle protagoniste. Un tappeto sonoro originale accompagna la recitazione come un mantello, mutando da trance a disco music, fino a fare da sottofondo al brano rappato nella metà dello spettacolo, una sorta di climax anti-drammatico durante il quale al ritmo della base musicale, le due interpreti cantano un brano intervallando un hook che ripete “digiunami”.
Un digiuno di morale, di ideali e di autonomia intellettiva: le due figure sono infatti costantemente schiacciate e inibite sia dalle figure genitoriali sia dai dettami dei trend sociali, si dimenano nella propria cameretta per poi ritornare a dimenarsi in squallide discoteche, per “rimorchiare” e perché, in fondo, “scopare fa bene”.  Nella cruda fotografia di una generazione involuta e bloccata in un’eterna adolescenza, il testo di Schwab risulta quanto mai appropriato; l’abbrutimento dei condomini della Trilogia dei Drammi Fecali ben si sposa al contesto storico e sociale di oggi, utile a tal proposito è l’inserimento di stralci di vita quotidiana nella tessitura originale.

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Nell’universo di questa trilogia non c’è redenzione e non c’è margine di salvezza, il ritratto generazionale che ne risulta è cinico e amaro; in un percorso che avanza a sottrazione (il numero degli interpreti diminuisce gradualmente, da tre per Fäk Fek Fik a uno per S Santo Subito, passando per Kova Kova), il Collettivo Sch. dimostra di poter portare avanti un discorso teso a svecchiare il linguaggio scenico, prediligendo una comunicazione diretta e in parte violenta, dove lo spettatore è costantemente chiamato a identificarsi e nonostante ciò allontanato dalla sconfinata solitudine dei personaggi, persi nei propri assoli logorroici (il dialogo è abolito dalla rappresentazione), nei propri tic e nelle proprie sconfitte. Con movimenti precisi e una gestualità studiata sino all’ultimo dettaglio, le due interpreti in sola mezz’ora di spettacolo, regalano un esempio che apre grandi possibilità a un gruppo di così recente formazione, una scarica elettrica in un panorama ammuffito e mummificato che mai quanto oggi ha bisogno di rinnovarsi.

Kova Kova – lo spin off
di Collettivo Sch.,
con Valeria Belardelli, Anna Pozzoli
Rassegna Dominio Pubblico – La città agli under 25

5 Giugno 2016, Teatro India, Roma

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