Shakespeare e Punzo, “Dopo la tempesta” l’utopia tiene per mano il futuro

Dopo la tempesta. L'opera segreta di Shakespeare @ Stefano Vaja

Dopo la tempesta. L’opera segreta di Shakespeare @ Stefano Vaja

MATTEO BRIGHENTI | Ci sono le parole e poi c’è lo spazio tra le parole, l’attesa che il senso si compia in avanti, nel segno successivo. Un’altra parola, frase, pagina, libro, un’altra vita. Esiste lo Shakespeare dei suoi drammi e personaggi e poi esiste lo Shakespeare dentro drammi e personaggi, sconosciuto allo stesso Bardo: l’uomo che forse ha inseguito e non ha mai raggiunto, l’uomo che non è mai stato e che, in mancanza di luce, ha riempito di ombre, vuoti, paure. Dopo lo studio dell’anno scorso, Shakespeare. Know well, questo spazio tra l’avere e l’essere del drammaturgo inglese è il teatro di guerra e rinascita di Dopo la tempesta. L’opera segreta di Shakespeare, la nuova creazione totale di Armando Punzo con la Compagnia della Fortezza, presentata nel carcere di Volterra, Pisa, in occasione della XXX edizione (25-31 luglio) del VolterraTeatro Festival, diretto dallo stesso Punzo (come di consueto, dopo la Fortezza Medicea lo spettacolo è stato riproposto in sala, stavolta nel Teatro Florentia di Larderello).
“Di Shakespeare – afferma l’autore, regista, attore – non mi interessa il soggetto, ma la sua ombra. Dei suoi personaggi e intrighi che copiano la vita e le danno concretezza, mi interessa il non detto, il mancante, l’aspirazione a un’altra esistenza”. Nel 400° anniversario della morte del poeta di Stratford-upon-Avon, Armando Punzo e i suoi storici detenuti-attori non cercano, dunque, un adattamento o trasposizione o riduzione pretestuosa di questa o quella tragedia (pratica deteriore di cui parliamo qui), piuttosto l’attraversamento controcorrente dell’intero corpus shakespeariano. Per riuscirne nuovi a “rimirar le stelle” del cielo sopra la Città Ideale e l’Utopia, il cuore del Festival 2016, anno in cui ricorre anche il 500° di Utopia di Thomas More.
Si tratta di uno scavo che nell’intento di ‘archeologia culturale’ ricorda l’intervento di Lenz Fondazione sul Re Lear scomparso di Verdi e nella sua ‘progettualità ideale’ l’invito a risplendere del vicino Kilowatt Festival di Sansepolcro, Arezzo. “Siamo fermi, abbiamo la sensazione fisica di cadere all’indietro. Non crediamo più che si possa fare qualcosa, che possa esserci una evoluzione. Ed è giusto, perché si è dimostrato tutto falso. Ma tutto ciò che è fallito puntava a risultati immediati” scrive ancora Armando Punzo sul Ro.Ro.Ro speciale per VolterraTeatro delle Edizioni Clicy-Firenze. La Ferita del crollo delle mura medievali di Volterra (tema dell’edizione 2014) aveva lasciato una Città sospesa (tema dell’edizione 2015), un macigno a mezz’aria che nell’immagine di quest’anno si è fatto ‘uovo cosmico’, per dirla con Giulio Sonno su Paper Street, la prima pietra su cui costruire la nuova Città ideale: “credere nelle potenzialità trasformatrici dell’uomo. Anche di quelli che sembrano perduti”.
E come bimbi sperduti veniamo condotti sulla nostra isola che non c’è, la spiaggia che appare all’orizzonte Dopo la tempesta. Lo Spazio Artaud del carcere è un rettangolo all’aperto, stretto tra una cancellata e le mura della struttura, a cui è addossata, accatastata, una selva di croci di legno e scale servite per deporre Gesù e chissà quanti (altri) ladroni. Il mare di questa tempesta deve aver lambito anche il Golgota. Croci anche nella sabbia e sul palcoscenico in pendenza lungo uno dei due lati corti. Il pubblico siede intorno e il centro, per così dire, dello strano semicerchio che disegna è un letto, che ha ai piedi una scrivania con i cassetti rivolti verso gli spettatori. Lì è seduto in silenzio Armando Punzo, vestito di nero, che lascia cadere una coppa argentea su un vassoio in terra, producendo un rimbombo sinistro. L’autore, l’attore, Shakespeare nella persona di Punzo, rifiuta gli elementi della scena, e quindi la manifestazione della sua creatività. Si sente una pioggia incessante e un pianto di donna. Un inizio pressoché noir, da thriller psicologico.
Intorno a lui girano due donne, vestiti lunghi anni ’50, forse la Fama e la Gloria, con cui Punzo accennerà dei brindisi senza consumarli, versando subito il suo calice in una brocca: il patto tra loro non si stringe, non nell’uguaglianza della stessa tavola, semmai nella dipendenza e servitù reciproca. Intorno a questo nucleo imperfetto, incompiuto, questo triangolo scaleno della rabbia indecisa, un uomo striscia una daga sulla sabbia, un altro offre in preghiera della rena che gli cola dalle mani, un altro ha la testa nelle pagine di un libro, alcuni sono in piedi, altri sdraiati. Un altro laggiù in fondo ritma il passo claudicante sul suo piccolo palco personale e pare l’avanzare sghembo del tempo in teatro, per Armando Punzo “spazio impalpabile, spazio dentro l’uomo che è contro la logica del quotidiano”. Non hanno costumi, hanno pezzi, brandelli di costumi, gorgiere, lunghi strascichi, gonnelloni, ciò che hanno strappato alla tempesta. Sono candele che cercano di fare luce con la poca cera che rimane.
È come se Shakespeare prendesse vita in più punti della scena e della sua opera, da Enrico IV a Riccardo III a Calibano de La Tempesta, personaggi, storie, vissuti infestano la mente e gli occhi del loro creatore al pari del fantasma di Banquo con il suo assassino Macbeth. I detenuti-attori, ci spiega il direttore di Rumor(S)cena Roberto Rinaldi, che ha seguito tutte le prove, hanno scelto i monologhi per riconoscimento, assonanza, osmosi tra sé e i testi (qui e qui le sue preziose guide/bussole per la visione) e la loro veemenza è quella di un figlio che chiede conto al padre di tutti i perché del mondo.
Dopo la tempesta, allora, è un infernale moto perpetuo, un carillon della crudeltà, dell’amore negato, un labirinto di azioni continue da cui non si esce che con il cuore spezzato. “Da quella fonte da cui pareva nascere il conforto trabocca lo sconforto” dice la voce registrata di Punzo citando il Macbeth. Da quella fonte che era la sua musa, la natura umana. Vorrebbe uscirne, vorrebbe spezzarla, ma non riesce, ormai quelle presenze possiedono una loro vita, che è parte della sua. Se non puoi sconfiggere il tuo nemico, fattelo amico, diceva il generale Giulio Cesare. Così, l’attore di nero silenzio fa di se stesso una quinta del teatro, perché da lui possano uscire fuori tutti i personaggi di Shakespeare.

Foto di Stefano Vaja

Foto di Stefano Vaja

A uno a uno Armando Punzo avvicina re, cavalieri, capitani, inclina la testa come per baciarli, ma le loro labbra non toccano il suo viso, parlano al suo microfono, soffiano la loro voce nelle parole del Bardo. Ognuno di loro è bloccato, imprigionato, nel momento in cui ha compiuto gli atti che lo hanno reso per sempre chi è. Esclamerebbe Amleto “è qui l’incaglio”.
Dall’alto di una scala piove elevato il balsamo per le loro catene, riunendo in un sol fiato Giulio Cesare, Re Lear, Enrico VI, Troilo e Cressida, Antonio e Cleopatra. “Non c’è un dopo e il domani era un giorno come oggi. Tu devi scoprire un nuovo cielo, una nuova terra. Tra le vuote occhiaie della morte, io intravedo la vita. Una parte di me resta con te, è una parte che rinuncia a se stessa. Come se il mondo dovesse cominciare solo ora”.
Alla fine torna il pianto di donna, mentre Armando Punzo, seduto sul letto, strappa le pagine del libro di Shakespeare e della (sua) vita. Tutti gli sono attorno e lo guardano. È il vero inizio, prima abbiamo assistito quasi a un lungo flashback. Un bambino taglia la scena da parte a parte, esce e rientra facendo rotolare un grande masso sferico, che si fa avanti nella polvere della Storia. Questo bambino è il futuro, il resto è cartastraccia.
Restano lì, detenuti, attori, personaggi, a guardare lui e Punzo che escono per mano. Restano lì, senza più parole, ma fiduciosi che il ‘bimbo ritrovato’ che hanno dentro cercherà di esprimere un mondo che si lasci afferrare dall’intuizione, dall’immaginazione e dalla sensibilità. Dando nomi sconosciuti anche al teatro.

Compagnia della Fortezza
Dopo la tempesta. L’opera segreta di Shakespeare
regia e drammaturgia Armando Punzo
musiche originali e sound design Andrea Salvadori
scene Alessandro Marzetti, Silvia Bertoni, Armando Punzo
costumi Emanuela Dall’Aglio
aiuto regia Laura Cleri
movimenti Pascale Piscina
assistente alla regia Alice Toccacieli
video Lavinia Baroni in collaborazione con VaiOltre!
aiuto scenografo Yuri Punzo
collaborazione drammaturgica Giacomo Trinci, Lidia Riviello
collaborazione artistica Adriana Follieri, Daniela Mangiacavallo, Pier Nello Manoni, Marco Mario Gino Eugenio Marzi, Debora Mattiello, Francesco Nappi, Marta Panciera, Luisa Raimondi, Francesca Tisano, Carolina Truzzi
assistenti stagisti Marta Fasulo, Gabriella Indolfi, Azzurra Lochi, Eleonora Risso, Edoardo Trentini
foto di scena Stefano Vaja
organizzazione generale Cinzia de Felice
coordinamento Domenico Netti
amministrazione Isabella Brogi
curatrice Rossella Menna
collaborazione amministrativa Giulia Bigazzi
direzione tecnica Carlo Gattai
light designer Andrea Berselli
suono Alessio Lombardi, Marco Ribecai
con Armando Punzo
e gli attori della Compagnia della Fortezza Salvatore Altieri, Sebastiano Amodei, Vincenzo Aquino, Mohammad Arshad, Andrey Ayala, Saverio Barbera, Nikolin Bishkashi, Pellumb Brhama, Rosario Campana, Maxwell Caratti, Roberto Cecchetti, Giuseppe Centamore, Ivan Chepiga, Giuliano Costantini, Ismet Cuka, Pierluigi Cutaia, Davide Demichele, Raffaele De Moro, Gianluigi De Pau, Luigi Di Giovanni, Amar Papa Diouf, Oktavian Dumitru, Nicola Esposito, Mohammed Essalmi, Vincenzo Fagone, Alban Filipi, Pasquale Florio, Massimo Fruttidoro, Heros Gobbi, Arian Jonic, Ibrahima Kandji, Nasser Kermeni, Kujtim Kodra, Giuseppe Lamacchia, Carmelo Dino Lentinello, Hai Tzen Lin, Matteo Macchiarelli, Domenico Maggio, Antonino Mammino, Massimo Marigliano, Paolo Marino, Gianluca Matera, Gaspare Mejri, Edmond Parubi, Emidio Paolucci, Marian Petru, Antonio Pilato, Ciprian Putanu, Hamadi Rezeg, Vincenzo Rubino, Tip Saiw Sai, Alvaro Sapana, Mario Serban, Vitaly Skripeliov, Lucian Tarara, Luciano Testa, Massimo Torre, Fabio Valentino, Alessandro Ventriglia, Sinan Wang, Tony Waychey, Qin Hai Weng, Antonio Zambo
e con Elisa Betti, Eva Cherici, Gillo Conti Bernini, Giulia Guastalegname, Francesco Nappi, Francesca Tisano
e i giovanissimi Gregorio Mariottini, Marco Piras, Andrea Taddeus Punzo de Felice, Tommaso Vaja
Si ringraziano di cuore Mariya Vovk, Luca Marrocco e Giancarlo Baronti per il prezioso aiuto dato ognuno a suo modo al nostro lavoro.
Un pensiero e un ringraziamento che dureranno per sempre a Renzo Graziani grazie al quale tutto ciò ha avuto inizio e a Franco Quadri, Piera Rolandi e Don Vincenzo Guttadaura per l’amicizia, l’attenzione e il sostegno datoci negli anni.
produzione VolterraTeatro/Carte Blanche
con il sostegno di MiBACT Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Regione Toscana, Provincia di Pisa, Comune di Volterra, Comune di Pomarance, Comune di Castelnuovo V.C., Comune di Montecatini V.C., Fondazione Cassa di Risparmio di Volterra, Ministero della Giustizia C.R. Volterra
in collaborazione con la Rassegna Fra Terra e Cielo
e con il sostegno di Enel Green Power
Visto venerdì 29 luglio, Fortezza Medicea, Volterra (Pisa).

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: