“The Color Purple”, il loro canto libero

Cynthia Erivo @ The Color Purple

Cynthia Erivo @ The Color Purple

MATTEO BRIGHENTI | Il musical di Broadway è la Commedia dell’Arte degli americani. Nessuna quarta parete, grande complicità su e giù dal palco, e i ‘servitori’ che contrastano i ‘padroni’ per affermare valori come giustizia, comprensione, equità. È una forma di intrattenimento quasi politico: attraverso la rappresentazione teatrale si propone un modello di società libero dalla paura.
The Color Purple (Il colore viola) di Marsha Norman, Stephen Bray, Brenda Russell, Allee Willis, regia del premio Tony John Doyle, guarda negli occhi ogni singolo spettatore che affolla anche in agosto il Bernard B. Jacobs Theatre di New York e gli canta che la realtà può essere cambiata, che si può scegliere per il meglio e smettere di soffrire. La forza di ribellarsi alle ingiustizie è dentro di sé. Trovarla è il coraggio di accettare chi si è.
“I’m thankful for loving who I really am. I’m beautiful. Yes, I’m beautiful. And I’m here” esplode in un arcobaleno di vigore e commozione Celie, interpretata da una vibrante, impetuosa e solare Cynthia Erivo. “Sono grata di amare chi sono veramente. Sono bella. Sì, sono bella. E sono qui”. Ogni canzone è seguita da applausi a scena aperta, ma se prima erano una pioggia continua, adesso sono un rovescio travolgente. Standing ovation. La giovane donna afroamericana del Sud, la Georgia della prima metà del ’900, si è ripresa in mano la sua vita. E con lei tutto il teatro.
Tratto dall’omonimo romanzo del 1982 di Alice Walker, portato al cinema da Steven Spielberg tre anni più tardi con protagonista Whoopi Goldberg, The Color Purple è una riedizione del musical del 2005 e ha vinto i Tony Award come miglior revival e per la migliore attrice, la Erivo. Accanto a lei, tra gli altri, i premi Tony e Grammy Heather Headley, interprete carismatica della cantante e ballerina Shug Avery, e la stella della serie tv Orange is the New Black, al suo debutto a Broadway, Danielle Brooks, nei panni irresistibili di Sofia, dedita a dimostrare di non essere inferiore né agli uomini né tantomeno ai bianchi.
Celie, violentata dal padre, dà alla luce due bambini, un maschio e una femmina, che le vengono subito portati via. Il genitore, poi, decide di farla sposare con un agricoltore locale, Albert Johnson detto ‘Mister’. L’uomo, altrettanto violento, la picchia costantemente e scaccia anche la sorella, Nettie, quando viene a cercare un rifugio lontano dalla brutalità del padre. Nettie promette che le scriverà, ma Celie non riceve più alcuna notizia.
È grazie all’amicizia conquistata a fatica con Shug Avery, ex amante di ‘Mister’, che la ragazza diventata donna scopre le lettere e ritrova l’affetto della sorella. Nel momento in cui apprende che il suo vero padre le ha lasciato in eredità la casa dove abita e il terreno, decide di abbandonare per sempre il marito.
Il lieto fine trova madre e figli riuniti nel campo di fiori dove la storia ha inizio, fiori viola simbolo di emancipazione.

Heather Headley, Cynthia Erivo, Danielle Brooks @ The Color Purple

Heather Headley, Cynthia Erivo, Danielle Brooks @ The Color Purple

Il palcoscenico è su tre piccoli livelli, più un quarto a ridosso delle tre colonne e la parete in fondo, che fa anche da quinta, a cui è appesa una ventina di sedie di legno, che all’occorrenza sono usate anche come vanghe per rappresentare il lavoro nei campi. In terra ci sono delle assi incrociate, un parquet non levigato, come non fosse finito, tagliato male alle estremità. È il pavimento povero di una casa modesta, di quelli che si puliscono in ginocchio, con il sudore della fronte. Qui le donne lavorano, mentre gli uomini, nel migliore dei casi, stanno a guardare.
La messa in scena, dunque, è molto teatrale: niente effetti speciali e neppure i canonici quanto spericolati balletti. The Color Purple è teatro musicale nella sua forma più pura, attori e canzoni. Se la recitazione è netta, scandita, affilata, le tinte sono nel canto, cantare è chiarire cosa si sta dicendo, anche a se stessi: sembra che nulla possa fermarli, non usano mezze parole, sono tutte intere, per questo scuotono e infiammano gli animi. Senza, peraltro, alcuno sforzo, della voce e del corpo.
Sono leggeri, si divertono a divertire e, cosa più importante, sono presenti e vitali con immensa naturalezza. L’ascolto di uno è il tempo costruito dagli altri. La musica bandisce la solitudine, anche negli assoli, aperture dell’Io al mondo – il mondo è lì, in quel momento, ed è soltanto lì – non sono mai lasciati soli. Le luci sono calde, morbide, senza contrasti, lo show sovrasta comunque il tema, pur doloroso, e la regia è precisa, evocativa con semplicità, orchestra gli assoli in proscenio, gli incontri e le scene di gruppo in mezzo e poi i cori.
I ‘buoni’ devono sentire vicini gli spettatori per andare avanti e i ‘cattivi’, che sanno di esserlo e non lo accettano, hanno bisogno del loro aiuto per redimersi. Perché il protagonista in più di The Color Purple è lui, il pubblico, che ripaga ogni attenzione, cura, impegno, seguendo lo spettacolo in perfetta, assoluta simbiosi con la scena, fin oltre la conclusione. Dopo il bis sono tutti in piedi, come se non potessero applaudire che così.
E poi di corsa fuori dal teatro, ad accalcarsi all’ingresso artisti nella speranza di un autografo, una foto, una stretta di mano. Per dirsi “grazie” di persona, da fratelli e sorelle che si sono insegnati il coraggio. A vicenda.

The Color Purple
di Marsha Norman, Stephen Bray, Brenda Russell, Allee Willis
con (o.a.) Phoenix Best, Angela Birchett, Danielle Brooks, Dwayne Clark, Lawrence Clayton, Carrie Compere, Patrice Covington, J. Daughtry, Cynthia Erivo, Heather Headley, Adrianna Hicks, Bre Jackson, Isaiah Johnson, Joaquina Kalukango, Kevin Mambo, Ken Robinson, Kyle Scatliffe, Antoine L. Smith, Carla R. Stewart, Akron Watsqn
l’orchestra di The Color Purple
direttore/tastiere: Jason Michael Webb, direttore associato/tastiere: Alvin Hough Jr., primi fiati: Jack Bashkow, secondi fiati: Greg Riley, chitarra/armonica: Sean Driscoll, basso: Michael Olatuja, tromba/filicorno: Brian Pareschi; batteria/percussioni: Jared Schonig, programmazione tastiere: Randy Cohen, coordinatori musicali: Michael Keller, Michael Aarons, preparazione musicale: Emily Grishman, Katharine Edmonds
movimenti scenici Grasan Kingsberry
regia John Doyle
Visto martedì 23 agosto 2016, Bernard B. Jacobs Theatre, New York.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: