Salvatore, mitologia di una vita vissuta a pieno, dalla nascita al delitto

 

salvaore-060MILENA COZZOLINO | Salvatore. Favola triste per voce sola di e con Silvio Laviano, per la regia di Tommaso Tuzzoli, in scena alla Sala Assoli di Napoli, dal 9 all’11 settembre, è una storia comune. Racconta la vita di un giovane nato negli anni ’80, adolescente negli anni ’90, adulto nel 2000. Una storia in cui possono riconoscersi in molti. Ma Salvatore è anche la mitologia della sua città, quella Catania baciata dal sole più del resto d’Italia. Agguantata dalla lava dell’Etna, Catania, è una città calda e prolifica, dove nascono copiosi splendidi frutti e splendidi figli. Salvatore è uno di questi. Nato anzitempo, per una fregola d’essere e una fame d’esistere che si porterà dietro per tutta la vita. Viene al mondo prematuro in una calda giornata d’agosto. Sette mesi in pancia e tutta la vita davanti.

Silvio Laviano autore ed interprete di Salvatore ci conduce in un blackout dell’esistenza, accende le luci della ribalta su uno di quei momenti bui della vita, che conducono ad un punto di non ritorno. In uno stato di alterazione psichica ed emotiva, Salvatore passa in rassegna la sua vita, il suo mondo, la sua storia interiore. E in questo viaggio nel buio incontra i suoi mostri, li agguanta, li tira fuori, ce li fa conoscere uno ad uno. È la regia delicata e potente di Tommaso Tuzzoli a disegnare scenicamente questo parto di ombre sotterrate nell’anima.

Salvatore parte dalla sua preistoria, da quella calda giornata d’agosto catanese in cui scalpitava per nascere. Il corpo di Silvio Laviano si fa viatico espressivo di una polifonia di voci. Salvatore non è una voce sola, come recita il titolo: è sua madre in procinto di partorire, suo padre in ansia, il fratellino che vuole andare al mare, ma che è costretto a restare a casa. È la nonna tranquilla e convita che non sia ancora tempo per quel parto. È il nonno, seduto al tavolo della cucina, ad aspettare il pranzo. Salvatore è già il mondo che lo aspetta fuori, quando dirompente di vita esce dal ventre di sua madre per calarsi nel ventre caldo e materno della sua Catania. Così Salvatore viene al mondo come uno splendido giunco robusto. Assapora la vita ogni secondo con gusto. Non perde tempo. Soprattutto non si perde un’emozione: la vita va vissuta e lui non si tira indietro. Si innamora a dieci anni di una bocca piccola piccola e di occhi troppo belli. Claudia, che spinge sull’altalena in spiaggia. Va al mare con parenti, amici, mangia cotolette, peperoni fritti e anguria. Divora il suo tempo e in breve diventa un adolescente nel suo corpo tronfio di brulicante virilità, sotto la doccia, mentre si lava col Pino Silvestre.

La poesia di questo lavoro è nell’incrocio dei linguaggi: dal catanese emotivo all’italiano che scandisce i tempi e il ritmo della vicenda. A ricongiungerli, il corpo di Laviano, che racconta prima e oltre la parola, questa favola moderna. Una favola triste, perché anche per Salvatore arrivano le ferite della vita: la morte improvvisa del padre lo costringe a diventare adulto d’un colpo.

Lo ritroviamo a lavorare in un grande supermercato, a dirigere il reparto giardinaggio, lui, bello e sorridente, ma perso in un mare di merce, che diventa il suo mondo. Un nuovo immaginario si staglia sul primo. Il mondo cambia e Salvatore con lui. Non tiene botta però, non capisce, si smarrisce in quel mondo di consumi nel quale la vita lo ha gettato. Così la sua bellezza si spegne in un attimo inconsulto davanti ai suoi occhi.

Salvatore è la storia di un’esistenza, che però è anche la storia di un mondo in trasformazione. Questo lavoro ha il profumo, nonostante la lontananza geografica, della drammaturgia di un altro giovane, del quale alla Sala Assoli di Napoli campeggiano maniefesti e aleggia lo spirito. Alla vigilia del 30ennale dalla scomparsa di Annibale Ruccello, il corpo di Silvio Laviano, attore e dramamturgo viscerale e generoso, per un attimo ne riprende il discorso e ne fa baluginare il ricordo carico di prepotente bellezza.

SALVATORE – favola triste per voce sola

9 – 10 – 11 settembre Sala Assoli Napoli

di e con Silvio Laviano

trainer Sabrina Jorio

suono Federico Dal Pozzo

costumista Francesca Romano Scudiero

datore luci Paolo Petraroli

foto / progetto grafico Officina Fotografica, video Teresa Terranova

regia Tommaso Tuzzoli

produzione Associazione Assoli
in collaborazione con Tinaos – Golden Show – M.P.

PROGETTO CONTEMPORANEA PAC 3.3 – Il Teatro soc.coop. a r.l.

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