Un topos dell’incanto: la Macchina dei sogni ricorda Pitré

FILIPPA ILARDO | Ci si aspetta quasi che il buon vecchio Pitrè si affacci da quello che fu il suo balcone sulla sua piazza, per verificare come l’immenso repertorio di canti, poesie, storie, leggende, tradizioni, modi di dire, mestieri, perfino giochi e indovinelli, si sia trasformato ora in cunto, ora in teatro, ora in suono, ora in marionetta, ora in burattino, ora in pupo, ora in gioco o pittura, mille rivoli alimentati da una sola linfa: l’enorme patrimonio popolare che l’etnografo siciliano ha meticolosamente documentato durante tutta la vita.Arena Salvaggio - La macchina dei sogni 17-09-16-42.jpg
Può accadere solo alla “Macchina dei sogni”, Festival del Teatro di Figura, giunto alla XXXIII edizione, creato da Mimmo Cuticchio. Per raccontare la macchina dei sogni bisogna innanzi tutto dare l’idea di una piazza, Piazza Sant’Oliva, diventata un grande palcoscenico multiplo, ed ha il fascino che poté avere il paese dei balocchi agli occhi di Pinocchio, con le sue colorate luminarie, ideate dai giovani artisti dell’Accademia di Belle Arti su disegni d’epoca, con le cabine azzurro-sbiadito che un tempo furono della spiaggia di Mondello, dentro cui antichi mestieri, resistiti all’avanzare travolgente della globalizzazione, esibiscono la loro arte. Uno spazio-tempo sospeso in cui tutto parla all’immaginazione ed ha il sapore del sogno, il sapore dell’arte vissuta come artigianato e mestiere da apprendere e tramandare con sudore e sacrificio, ma ha in sé il carattere rivoluzionario di qualcosa che supera i confini esistenziali del tempo-passato. La Macchina dei sogni è soprattutto una fe­sta che tra­sforma un luogo in un topos dell’incanto, la possibilità di sperimentare il senso-desiderio della propria cittadinanza dentro un mon­do alla rovescia. Potere della rappresentazione: questo sembra dirci il susseguirsi degli spettacoli che disegnano una mappatura nazionale e regionale del teatro di figura.
Da Giufà a Pulcinella a Fagiolino, da Palermo a Napoli a Ravenna, sono gli stessi archetipi comici che rovesciano i principi ordinatori della società, con il diritto di strappare la maschera ai potenti, con il diritto di scimmiottare la vita e non prenderla sul serio, tra busse e bastonate date e prese, tra equivoci e travestimenti.

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La compagnia palermitana del Teatro degli Spiriti con Bianca Cipudda, spettacolo per attore e burattini, con Vito Bartucca e Salvino Calatabiano; poi l’antica famiglia Monticelli da Ravenna (Teatro del Drago) che trasmette la sua arte di marionettisti e burattinai dalla prima metà del XIX secolo, con Il rapimento del principe Carlo, un testo della tradizione popolare del 1800; ancora La pazzia di Orlando ovvero il viaggio di Astolfo sulla luna dell’oprante e cuntista Mimmo Cuticchio, con i suoi pupi manovrati a vista e la spada di legno che accende la fantasia dello spettatore, laddove le parole spezzate, il ritmo sincopato, il battito del piede, il silenzio, le pause, trasformano parole in immagini, infuocano la fantasia di ascolta.
I tre doni del vento Tramontano è invece la fiaba popolata da “I Pupi di STAC” del fiorentino Carlo Staccioli, mentre Ludovico Caldarera e il Teatrino delle Beffe, raccontano le gesta di Giufà, il furbo-sciocco per eccellenza.
Il concerto di Ambrogio Sparagna ispirandosi alle raccolte letterarie ottocentesche e agli scritti del Pitrè, con la sua suggestiva miscellanea di lingue e dialetti, indovinelli, litanie e poesie in gallo-italico, dà alla piazza quel’ euforia dionisiaca da festa popolare.
Dal Festival viene anche lanciato un importante progetto, la costituzione del Centro di Teatro di Figura Nazionale.

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Seppure forte di un’antica tradizione, il teatro di figura in Italia non gode di istituzioni in grado di garantirne la conservazione e la trasmissione, così come avviene in altre parti del mondo in cui esistono strutture, centri, enti in grado di coordinare, studiare, tramandare gli antichi mestieri connessi a questa antica arte, alla sua tecnica, alla sua ritualità.
L’idea del Centro è quella di creare una rete di collaborazioni tra tutte le realtà italiane che si occupano di Teatro di Figura, con lo scopo di richiamare l’attenzione istituzionale sull’importanza della formazione che è gravata, in tutti questi anni, solamente sulle singole compagnie.
L’assessore alla Cultura di Palermo Andrea Cusumano, intervenuto al Convegno di presentazione tenutosi nel laboratorio di Cuticchio, lancia il progetto di ricostruire gli antichi “Casotti”, strutture lignee costruite nel Settecento alle porte della città, in cui è nato il fenomeno delle vastasate e che sono state ricostruite nella mostra sul teatro popolare a cura di Fabrizio Lupo che ha coinvolto docenti e studenti dell’Accademia.
Presenti al dibattito sono stati Stefano Giunchi (direttore del Festival Arrivano dal mare), Piero Corbella (Gruppo Oriani – Compagnia Colla di Milano), il famoso guarattellaro napoletano Bruno Leone, Roberta Colombo (Teatro del Drago di Ravenna), Paolo Comentale (Casa di Pulcinella di Bari), Enrico Spinelli (Pupi di Stac di Firenze), le compagnie palermitane di teatro di figura (Teatro delle Beffe, Teatro degli Spiriti, la marionettista Elisabetta Giacone).

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Tra le cose viste ricordiamo lo spettacolo con marionette “da tavolo” manovrate “a vista” di Atelier La Lucciola, con i palermitani Nadia Parisi e Alessandro Prestipino, Bianca come neve rossa come fuoco. Un particolare gusto della composizione e una cura della visione con un senso estetico dei colori e della immagini, abbinato a una significativa resa sonora delle voci e dei rumori facevano di questo spettacolo un delizioso incanto per la vista. E poi l’indimenticabile Pulcinella di Bruno Leone, che da 20 anni porta in giro con ‘o cammesone e il lungo cappello, raccolti dal grande maestro Nunzio Zampella.

Un coinvolgimento totale, acustico, visi­vo, motorio quello che si vive alla Macchina dei Sogni: che sia di legno o di cartapesta, o di semplice carta, o sia costume, cappello, maschera, spada di legno che incanta con arabeschi vorticosi nell’aria, si tratta sempre di quell’utopia illusoria e fittizia, di quel “salto della tigre” sulla linearità del tempo, che racconta all’essere umano la profonda verità su sé stesso e il mondo, che segna il confine esteriore ed interiore dell’uomo.

LA MACCHINA DEI SOGNI –
Ricordando Pitrè
Palermo, piazza Sant’Oliva – 16 / 17 / 18 settembre

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