Bussole rotte: alla Paolo Grassi il giovane teatro parla di migrazione

imageRENZO FRANCABANDERA | Undici. Come i Microdrammi che danno corpo al progetto Bussole Rotte promosso dalla Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi da un’idea dell’ex direttore, Massimo Navone, rilanciata e portata a compimento dal nuovo direttore Giampiero Solari. Si tratta di uno spettacolo itinerante negli spazi della storica scuola di teatro milanese dove lo spettatore diventa migrante. E’ infatti il tema della migrazione a fare non da pretesto ma da motore ideale di questo processo creativo iniziato mesi fa e che da Maggio si è a più riprese mostrato alla città sia in fase di costruzione che di esito finale. 11 giovani drammaturghi hanno scritto 11 brevi storie (supervisione di Davide Carnevali), messe in scena negli spazi della scuola, che diventa luogo di migrazione. “Bussole Rotte” si colloca all’interno di Terre Promesse, un contenitore trasversale attraverso il quale la Civica intende esplorare nei prossimi anni la realtà contemporanea, restituendola attraverso il Teatro.

Dieci di questi undici vengono fruiti dai due gruppi in cui gli spettatori vengono divisi ad inizio serata, mentre l’undecimo registra, in un unico luogo, la confluenza di tutti gli spettatori per l’ultimo atto, “La creazione dell’uomo”, interessante anche per un allestimento scenico del quale non potrà sfuggire l’ispirazione assonante con il recente allestimento della mostra Neo Preistoria alla Triennale di Milano, firmato da Andrea Branzi e Kenya Hara. Qui scene e costumi sono di Paulina Barreiro.

Nove, ma forse anche meno i metri di lunghezza del piccolo e stretto corridoio in cui sono costretti gli spettatori per “Dall’altra parte”, un testo di Carla Gauls sul rovesciamento dei ruoli nelle meccaniche della povertà, che lotta spesso con se stessa. Nove di lunghezza ma meno di tre di larghezza forse, tanto che agiscono praticamente nel piccolo spazio lasciato dalle due ali di spettatori Daniele Gaggianesi e Leonardo Maddalena, che recitano con la regia di Domenico Onorato e grazie alla visione scenica di Marta Macchi, quasi come fossero in un barcone pieno. Gli spettatori, seduti vicini e stretti, sconnessi sulle panche instabili, a fare davvero da migranti. Forse la migliore idea di ripensamento degli spazi fra quelle presentate nelle undici creazioni.

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Otto le cose, idee, persone che mi va di segnalare in ordine sparso perché hanno colpito la mia attenzione. 1 – La bella idea della colonna sonora “Jesus blood never failed me yet, una composizione del 71 di Gavin Briars poi da lui successivamente orchestrata. Malinconica e magnetica risuona per le stanze con degli amplificatori mobili. 2- il meccanismo ad incastro, che ha funzionato nei due percorsi ma in generale in tutto l’esperimento. Menzioniamo quindi il coordinamento registico di Michele De Vita Conti e il coordinamento di progetto di Paolo Giorgio, ma anche Vittorio Borsari e Gabriele Geretz Albanese che si sono occupati dei flussi migratori degli spettatori. 3 – “Salimageta il confine”, irriverente drammaturgia di Rodolfo Ciulla, con la regia appuntita di Antonio Pinnetti. Storia di un gioco a premi, tipo Chi vuol essere milionario, con protagonista il migrante. E’ ben interpretato da attori giovani ma d’esperienza come Nicola Ciaffoni (il presentatore tv), Stefano Cordella (l’immigrato) e Martina Galletta (qui veramente incredibile nel ruolo di valletta, capace di prendersi la scena). Compatto, cattivo, reale. Può già proporsi, con qualche ritocchino, in teatro. 4 – Le creazioni artistiche e sculture ospitate nella scena de “La creazione dell’uomo”. 5 – Le interpretazioni attorali di Chiara Tomei (versatile), Leonardo Maddalena (essenziale) e Alberto Baraghini (sciamanico), nei diversi spettacoli che li hanno visti, non insieme, interpreti. 6 – L’idea compositiva pluristrato di Aureliano Delisi nella redazione drammaturgica del suo “I bei tempi”. Buon ritmo su un’idea che appare facile ,ma poi mostra una capacità di andare oltre e svilupparsi su più piani. 7 – L’onnipresenza tenace ma non paludata di Giampiero Solari, il diretùr. Il suo carattere schietto e informale, così diverso da quello che a volte ha il teatro meneghino, che si prende spesso troppo sul serio, è una bella sfida, dirompente come la volpe che entra in cortile. Serviva. 8 – La gioventù. E’ bella, energica, e si respira nel finale, quello in cui un numero imprecisato di giovani viene a prendere gli applausi alla fine del percorso. Commuove questo sogno di utopia dell’arte, l’unico per cui valga davvero vivere: un nostro pensiero ma anche una battuta di “Heritage”, un altro dei lavori presentati.

Sette
. Il numero che, nel piccolo passaporto-foglio di sala in cui vengono elencati gli spettacoli proposti, ha “Aspettando il futuro”, un testo intelligente di Valeria Patota,  affidato ad un duo attorale, composto da Antonio Gargiulo e Giulia Maulucci, che ha trovato guide intriganti in Jovana Tomic alla regia e in Micol Arfaras alle scene. Forse la coppia che con più intensità e rispetto delle reciproche creatività abbiamo visto al lavoro in questi spettacoli (dal nostro punto di vista, ovviamente). Positivo infatti il loro punto d’approdo, con lo stesso duo di interpreti, anche per “Se il segnavento fa due giri…” di Katharina Forster, nell’altro percorso rispetto al primo. Anche questi due lavori sono riproponibili, magari come dittico, per qualche teatro in cerca di nuove energie.

Sei sono i registi che dirigono i 18 attori cui sono affidate nel complesso le interpretazioni degli 11 microdrammi, scelti fra 151 candidati.

Cinque sono le istituzioni coinvolte: la Paolo Grassi, ovviamente; la Westminster University e il Theatre503 di Londra; la Theaterakademie August Everding di Monaco e la Fdu (Faculty of Dramatic Arts) di Belgrado.

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Quattro. E’ il numero di Via Salasco al quale si trova la Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi. Quattro anche i giovani drammaturghi internazionali che hanno preso parte al progetto in funzione di stimolo e confronto nella fase da Aprile a inizio Giugno: Anders Lustgarten, Wolfram Lotz, Biljana Srbljanović ed Emanuele Aldrovandi.

Tre i paesi coinvolti oltre l’Italia, Inghilterra, Germania e Serbia. Tre i giorni di replica settembrini dopo il debutto occorso a Luglio.Venerdì 23, sabato 24 e domenica 25. Un’idea, una possibilità.

Due le parti di due ore ciascuna in cui è divisa la realizzazione, due percorsi, il rosso e il blu, che si alternano nella serata occupando ad incastro spazi, corridoi, sale della Civica.

Una. La maratona di quattro ore. Un’esperienza. Ingresso gratuito – prenotazione obbligatoria Telefono 02/97152511

PROGRAMMA

1. SALTA IL CONFINE

testo di Rodolfo Ciulla

regia di Antonio Pinnetti

con Nicola Ciaffoni, Stefano Cordella, Martina Galletta

scene e costumi Clara Garrido e Davide Russo

2. THE FOOL ON THE HILL

testo di Afsaneh Gray

traduzione di Matteo Colombo

regia di Antonio Pinnetti

con Nicola Ciaffoni, Stefano Cordella, Martina Galletta, Chiara Tomei

scene e costumi Clara Garrido e Davide Russo

3. I BEI TEMPI

testo di Aureliano Delisi

regia di Ana Kostantinovic

con Maria Ariis, Renato Avallone, Paolo Bufalino, Sebastiano Filocamo, Vincenzo Romano,

Irene Timpanaro

scene e costumi Guillermo de Cabanyes Aragon e Sara Paternicò

4. HOME

testo di Lydia Thomson

traduzione di Matteo Colombo

regia di Ana Kostantinovic

con Maria Ariis, Paolo Bufalino

scene e costumi Guillermo de Cabanyes Aragon e Sara Paternicò

5. HERITAGE

testo di Riccardo Motta

regia di Petra Deidda

con Alberto Baraghini, Giusto Cucchiarini

scene e costumi Marta Macchi e Elisa Zammarchi

6. CRITICA AL CAPITOLISMO

testo di Franziska Angerer

traduzione di Alice Rampinelli

regia di Petra Deidda con Alberto Baraghini, Giusto Cucchiarini scene e costumi di Marta Macchi ed Elisa Zammarchi

7. ASPETTANDO IL FUTURO

testo di Valeria Patota

regia di Jovana Tomic

dramaturg Katharina Forster

con Antonio Gargiulo, Giulia Maulucci

scene e costumi Micol Arfaras

8. SE IL SEGNAVENTO FA DUE GIRI…

testo di Katharina Forster

traduzione di Alice Rampinelli

regia di Jovana Tomic

dramaturg Katharina Forster

con Antonio Gargiulo, Giulia Maulucci

scene e costumi Micol Arfaras

9. OGGI GLI IMMIGRATI, DOMANI GLI SPALATORI DI NEVE

testo di Luca Tazzari

regia di Franziska Angerer

dramaturg Katharina Forster

con Luca Mammoli, Federico Manfredi, Chiara Tomei

scene e costumi Paulina Barreiro

10. LA CREAZIONE DELL’UOMO

testo di Tijana Grumic

traduzione di Bojana Murisic

regia di Franziska Angerer

dramaturg Katharina Forster

con Luca Mammoli, Federico Manfredi, Chiara Tomei

Performer Pelin Zeytinci , Naom¬i Galbiati, Luana Rossin,

scene e costumi Paulina Barreiro

11. DALL’ALTRA PARTE

testo di Carla Grauls

traduzione di Matteo Colombo

regia di Domenico Onorato

con Daniele Gaggianesi, Leonardo Maddalena

scene e costumi Marta Macchi e Elisa Zammarchi

da un’idea di Massimo Navone

coordinamento Paolo Giorgio

coordinamento registico Michele De Vita Conti

direzione dei flussi migratori

Vittorio Borsari e Gabriele Geretz Albanese

Per le immagini scenografiche e costumi

ITALIA – Scuola di Scenografia dell’Accademia di Belle Arti di Brera

In collaborazione con Goethe – Institut Mailand di MILANO

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