E-simia Roma: niente macachi per Castellucci e all’Argentina si interrompe l’Orestea. In scena meglio l’uovo che la gallina!

RENZO FRANCABANDERA | Doveva essere la prima italiana di un lavoro storico della Societas, l’Orestea. Uno dei punti di forza di questa edizione di RomaEuropa Festival. Ma…fare teatro può essere una fatica “bestiale”, a volte.

Societas e animali in scena: sicuramente trattati bene, meglio dell’astice in Accidens di Rodrigo Garcìa, spettacolo che da metà del primo decennio del 2000 segna una chiave di volta del rapporto fra teatro e animalisti; quello fra Romeo Castellucci e gli animali non è nuovo, come rapporto, anzi fondante di alcuni elementi estetici della compagnia: il cavallo nel Giulio Cesare, i cani nel Purgatorio, e sarebbero tornate dopo 25 anni anche le scimmie del progetto Orestea, riproposizione di  uno dei primi, mitici, allestimenti della compagnia. Rimandiamo a questo dettagliato articolo di Oliviero Ponte di Pino per una panoramica storica sull’uso degli animali da parte della Societas.

Schermata 2016-10-05 alle 00.09.13.pngIl foglio di sala recitava: “Gli animali presenti in scena sono forniti da Parco Faunistico “Zoo delle star” di Daniel Berquiny, Cirque de Rome di Solovich Dumas”. Qualcosa però deve essere andato storto.
Ore 23 circa: in un post pubblico su Instagram, Simone Nebbia di Teatro e Critica testimonia praticamente in diretta, con un pizzico di ironia, del pubblico costretto ad abbandonare la sala dell’Argentina di Roma, perché le autorità competenti hanno bloccato l’utilizzo degli animali per la replica.

Gilda Biasini, curatrice storica della compagnia e di questo riallestimento, era stata quasi Cassandra. In un’intervista recentissima pubblicata sull’edizione romagnola del Corriere.it, a domanda della giornalista Claudia Rocchi, ha risposto non più di due giorni fa:

Gli animali per anni sono stati una caratteristica del teatro della Socìetas Raffaello Sanzio.
«È vero, ma oggi andare in scena con un somaro, due cavalli, e sei scimmie macachi diventa un’impresa. E se per somaro e cavalli i problemi si sono superati, per i sei macachi ogni volta abbiamo rischiato di dover annullare tutto».

Zac! Manco a dirlo. Replica interrotta ed ultimo atto saltato. Stupisce solo una cosa: possibile che un Festival come RomaEuropa, un teatro come l’Argentina, un’organizzazione mossasi immaginiamo con il dovuto anticipo, non siano riusciti ad evitare il problema?

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Foto Guido Mencari

Certo il rapporto fra momento scenico e presenza animale è sempre stato non facile. Ricordiamo però le più domestiche ed amichevoli oche del Teatro delle Ariette, il cane Lina del TeatrodiLina, i pulcini prima (Biennale 2011 se non ricordo male) e i galli di recente (che hanno fatto dannare il CRT questa estate) per Garcìa, e ovviamente i tanti animali con cui la Societas ha inteso portare sul palcoscenico elementi simbolici di verità più forti di qualsiasi presenza scenica attorale.

Non entriamo nello specifico della legislazione sugli animali in scena. Norme e proposte di legge hanno negli anni ridotto, in alcuni casi con giusta ragione, l’uso degli animali per lo spettacolo pubblico, soprattutto quello di derivazione circense. Sugli animali esotici, poi, la legislazione è ancora più restrittiva.

Il problema, in questo caso, è che non si tratta di scimmie qualsiasi. Sempre nella stessa intervista cui si faceva cenno, la Biasini, a proposito di questo riallestimento pensato da Castellucci dopo le pressioni francesi che hanno portato a riproporre il lavoro al Festival d’Autunno nell’edizione 2015, precisa che si, sarebbe stato più facile con altri animali, ma che “I macachi, che in scena gridano, hanno un significato preciso; rappresentano le Erinni che tormentano Oreste fino a quando non diventano Eumenidi. Ecco perché Romeo ha voluto quella specie”.

In ragione di questo, molte possibili repliche dello spettacolo sono saltate, rifiutate dai teatri stessi per evitare i problemi di natura organizzativa, sanitaria, regolamentare. Lo spettacolo, con i suoi odori e rumori animali, proietta, nell’intenzione del regista, lo spettatore in una dimensione tragica, violenta, che evidentemente la delicata Roma di questi tempi ha preferito non vedere… Roma e(simia): nella Capitale il rispetto della legge è tutto, come noto. Dura lex, sed lex.

E finì così: Castellucci sul palco, che arriva e annuncia che l’ultimo atto non va in scena, che un’ora prima è arrivato il veto dalla Questura. Forse la Forestale, impegnata in strenue lotte per la salvaguardia della fauna a rischio: monkey business e tana pe’ Romeo!

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