Decalogo dal Romaeuropa Festival – XXXI Edizione

EDOARDO BORZI | Vita pubblica da mesi in fermento a Roma, come tutti sanno. E se il versante amministrativo non lesina colpi di scena e vicende tragicomiche, il teatro quasi fatica a tenere il passo. Così le più incredibili invenzioni di cui si è stati (e ancora si sarà) spettatori a Romaeuropa Festival (REF) non pareggiano la fantasia di quanto la vicenda comunale riserva: roba da tardo impero. Anzi, alcune vicissitudini del Festival che avevano per di mezzo gli animali hanno fatto tornare alla mente Caligola e il cavallo per come hanno messo a nudo il sistema delle irrazionalità, che probabilmente va anche oltre il confine di responsabilità metropolitano.

Ci abbiamo navigato dentro e, dopo un mese circa di programmazione, fra fiumi di pubblico che rischiano di desertificarsi, approdi pericolosi ma anche tuffi in acque artistiche cristalline, abbiamo pensato a 10 cose da sapere su cosa è stato, sarà e vorremmo fosse Romaeuropa (e in controluce Roma stessa).

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1. La beauté sera convulsive ou ne sera pas

Un Festival, quasi cinquanta eventi fra musica, teatro, danza e circo invaderanno i colli e i templi di Roma: oltre al Teatro Argentina e al Teatro India – ex fabbrica divenuta la foresta di Teutoburgo (provate ad andarci in inverno e come Varo non ne uscirete vivi) e il Teatro Vascello; le varie performance trovano accoglienza in nuovi spazi come la Casa del Jazz, il Monk Club, il Teatro Biblioteca Quarticciolo; inoltre da quest’anno, grazie al sodalizio con l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Romaeuropa Festival sarà presente all’Aula X delle Terme di Diocleziano e per la prima volta a Villa Farnesina, sede dell’Accademia dei Lincei. Intanto negli spazi del Macro Testaccio si sta già svolgendo la settima edizione di Digital Life, quest’anno a cura di Richard Castelli, un luogo d’incontro fra arti visive e nuove tecnologie.

1 di 2 – Al ballo mascherato della Celebrità

 Dagli occhi neri e preoccupati della signora dai tratti orientali si evince che è da tanto che aspetta l’autobus verso l’Argentina; nasce una complicità grazie al teatro, in questo caso alla danza. Si arriva di corsa tra un barrel jump e un calypso leap; con un Grand jeté en tournant siamo nel tremila, alle porte dell’Universo, nel buio dei palchetti del II ordine. In questo nuovo mondo si replica l’acefala animalità – come scrive Angela Bozzaotra – mediante l’eccitazione e la contrazione delle masse muscolari di giovani adoni, danzatori e attori in stretta simbiosi, a cui Wim Vandekeybus ha affidato il revival di In Spite of Wishing and Wanting, spettacolo accolto calorosamente da tutto il mondo al suo debutto nel 1999 –  nel 2016, sempre dagli occhi neri e preoccupati della signora, si evincono però molte perplessità in merito alla scelta che il regista belga fa di omettere i sovratitoli a interi monologhi in lingua inglese, francese e cinese.

1 di 3 – Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza

Sono 13 i programmi di formazione che REF dedica al suo pubblico: coordinato da Lara Mastrantonio, INformazione include percorsi dedicati agli insegnanti Destinazione Scuola; agli studenti Spring Roll, Danzografie, DNA VISIONI, Let’s Dance, In Drama; al pubblico degli spettacoli Post It, Domino, Music Insid(i)e Antenne, Al vivo, Warming Up; alle giovani menti di Fil Rouge, giornale cartaceo e digitale del Festival coordinato da Andrea Pocosgnich e Simone Nebbia di Teatro e Critica.

4 + I Percorsi internazionali di Romaeuropa Festival (Ref2016)

Il Goethe-Institute, l’Ambasciata di Francia con l’Institut Français e quella di Spagna hanno promosso programmi/progettualità di compagnie nazionali. Il British Council ha sostenuto il collettivo Forced Entertainment in una ricerca performativa nell’ambito delle celebrazioni shakespeariane. Nata a Sheffield nel 1984 da un’idea del direttore artistico Tim Etchells, la compagnia britannica ha immaginato Complete Works –  a Storytelling of epic proportions –  un dispositivo scenico in cui gli attori della compagnia hanno condensato le 36 opere teatrali del Bardo in spettacoli da 40/60 minuti, tutte sviluppate su un tavolo di un metro quadrato introducendo un teatro di figura ‘low profile’ attraverso l’utilizzo performativo e attorale di oggetti quotidiani (intervista a Eileen Evans) . I sei artisti stabili della compagnia, ai quali si aggiunge un ampio numero di collaboratori, si interrogano sul significato che l’arte performativa assume in funzione del pubblico, in base alla relazione fra realtà scenica e immaginario emotivo collettivo. Inoltre, a partire da quest’anno, si è aperto il biennio di focus sulla scena contemporanea olandese grazie al Performing Arts Fund – Fonds Podiumkunsten: tanti i nomi eccelsi di teatro e danza presenti sui palinsesti di #Ref2016…

5. Esercitazioni Invisibili

Cinque spettacoli offerti da FUSO ORARIO, il pass under 35 per la visione d’autori di danza e teatro under 35 in collaborazione col Teatro dell’Orologio: THE DOG DAYS ARE OVER di Jan Martens; Removing di Noé Soulier; Hitchcock. A love story di Fabio Morgan | Compagnia CK Teatro; Road Movie di Godfrey Hamilton | Teatro dell’Elfo; Costellazioni di Nick Payne | Silvio Peroni | Khora Teatro.

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6. Là dove noi non siamo, si sta bene. Nel passato noi non siamo più ed esso ci appare bellissimo

I critici di lungo corso, che hanno più a lungo navigato nelle acque del fiume REF, ci parlano di un passato non troppo lontano in cui il Teatro Palladium era un tempio in decadenza attraversato da poeti di eccelso valore, dove la grandezza non era data dalla Eco del nome ma dall’estro di ciascun maestro. Di quel passato i grigi respirano ancora il ricordo di ciò che è stato, antichi fasti che si spera possano presto ritornare.

7.  Se ti chiedessero dell’Orestea (una commedia organica?)

Vedere col fiato rotto dallo stupore solo le prime due tragedie dell’allestimento della Societas Raffaello Sanzio, dopo ventun’anni in scena con cast rinnovato, a causa della soppressione del III atto de Le Eumenidi, ha determinato uno scollamento drammaturgico troppo forte rispetto all’essenza tragica della saga degli Atridi, offuscando in parte il riverbero estetico-sensoriale del rito contemporaneo.

Questo a causa non della compagnia, bensì della conclamata inadeguatezza dell’apparato amministrativo di Roma capitale anche negli esordi della nuova amministrazione, un museo di inefficienza incapace di interpretare e di adattarsi agli sviluppi degli eventi culturali e politici di Roma – in questo caso non in grado di fornire le tempestive delibere per l’esibizione di un gruppo di macachi voluti da Castellucci&Co. per il ruolo delle Eumenidi.

8. Tante domande, una su tutte: biglietto delle mie brame quanto costi al popolo sott’al Reame?

Nonostante Romaeuropa riceva per l’edizione trentunesima il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, del Mibact, di Roma Capitale, della Regione Lazio, della Camera di Commercio di Roma e della Fondazione terzo Pilastro – Italia e Mediterraneo, i biglietti degli spettacoli, soprattutto nei Teatri di Roma, restano alti e lontani dalle possibilità popolari: perché?

9.  Verrà Novembre ed avrà i vostri occhi

A Novembre andranno in scena in prima nazionale in Italia, al Palladium Daria Deflorian e Antonio Tagliarini con Il cielo non è un fondale dal 7 al 10 e Daniele Timpano e Elvira Frosini con Acqua di Colonia al Teatro Biblioteca Quarticciolo (18 novembre – 20 novembre 2016). Un giusto riconoscimento per i primi, dopo il gran lavoro svolto coi Teatri di Roma con la Trilogia dell’Invisibile, il cui spettacolo verrà rappresentato dal 18 al 22 dicembre al Teatro Nazionale dell’Odéon di Parigi. Per i secondi sarà un grande ritorno, dopo Dux in scatola e Aldo Morto, Acqua di Colonia affronta il tema del Colonialismo a partire dallo studio dell’enorme produzione musicale e culturale delle epoche coloniali: ripercorrendo la parabola colonialista italiana dalla caduta politica di Crispi ad Adua e degli interessi libici dell’Italia post-unitaria, fino ai razzismi latenti e manifesti di questa provincia globalizzata legata indissolubilmente a quel 9 Maggio del 1936, giorno della proclamazione dell’Impero.

10. Desiderata, dieci di numero

Dieci, si. Ne suggeriamo pochi, con alcune ambizioni.

E li nominiamo uno per uno: miglioramento dell’informazione sulla rassegna anche attraverso i canali istituzionali di Roma Capitale; un po’ di fondi da destinare ad un programma più sostanzioso, con un maggior numero di spettacoli teatrali nel palinsesto; abbassamento costo biglietti o accessibilità a categorie più svantaggiate; convenzioni con altre scuole e Università italiane; incontri post-spettacoli mediati da esperti fra compagnie e pubblico; ulteriori investimenti su progetti e residenze di compagnie (anche under35) come nel caso di Spring Roll, workshop di C&C company per Ref2016 in collaborazione con Carrozzerie N.O.T. ; maggiori opportunità nei prossimi anni a Teatri in Comune (quarticciolo, ostia, tor bella monaca) e spazi di periferia; progetti pubblici di investimento  a latere del festival per la riqualificazione dei Teatri di Roma; inclusione e rivitalizzazione  nel programma di REF di realtà storiche indipendenti sul territorio romano.

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