Family Affair, ovvero i nuovi ritratti di famiglia di Zimmerfrei

VALENTINA SORTE | In quanti modi si può ricercare la comodità in una poltrona scomoda? Innumerevoli, e Munari ne sa qualcosa. E in quanti modi si può cercare di raccontare la nuova morfologia della famiglia contemporanea? Altrettanti, e anche il collettivo Zimmerfrei grazie a Family Affair ne sa qualcosa. Il primo condensa la sua ricerca in 14 fotogrammi, il secondo ritrae l’ecosistema famiglia in una performance multimediale di 70 minuti, immortalandone le infinite declinazioni.

fa-milano_sergio-e-adeleSi tratta di un originale progetto di teatro documentario e partecipativo che punta a riflettere sulla trasformazione morfologica, antropologica e fenomenologica della famiglia contemporanea, attraverso un format che si ripete identico in ognuna delle sue otto tappe ma che giunge ogni volta a risultati diversi.

Nato nel 2015, il progetto è stato commissionato e coprodotto da Open Latitudes, un network europeo che mira a promuovere la contaminazione tra generi e l’uso di nuovi linguaggi nel campo delle performing arts e a sostenere lavori di rilevanza sociale che coinvolgano performer non professionisti, attraverso modalità di creazione residenziale e partecipativa.

E in Family Affair ci sono tutte queste prerogative. Innanzitutto nel DNA di Zimmerfrei c’è una forte ibridazione di linguaggi di default, data dall’ecletticità e dalla trasversalità dei percorsi dei suoi componenti: Massimo Carozzi, Anna de Manincor e Anna Rispoli. Rispettivamente sound designer e compositore, film maker, artista visiva e performer, regista e artista. I loro lavori spaziano con disinvoltura dalle arti visive alle installazioni sonore e ambientali, dalla performance alla fotografia, dai film documentari alle video-ricognizioni degli spazi urbani. La tappa milanese, presentata all’interno di Danae Festival, non smentisce affatto questa vocazione. In secondo luogo, in ogni città coinvolta nel progetto, ZimmerFrei e la struttura ospitante organizzano un laboratorio di creazione di circa tre settimane, aperto a un numero variabile di famiglie residenti. Infine, la famiglia contemporanea è sicuramente un campo di indagine di alta rilevanza sociale. A Lille il focus sono stati i figli, a Valenciennes i padri single, a Budapest la maternità e il maternage, a Varsavia le famiglie degli intermittenti dello spettacolo, a Torres Novas l’eredità, a Milano la fratellanza/sorellanza. A Losanna saranno le famiglie childfree e a Gand, in Belgio, gli spazi abitativi.

Veniamo però a Family Affair|Milano. Qui il lavoro sulla Fratellanza/Sorellanza ha coinvolto in tutto cinque nuclei familiari ed è stato declinato in tutte le sue possibili sfaccettature. Da un paradigma più strettamente biologico e codificato che nelle sue estensioni comprende anche la famiglia acquisita, a un paradigma più rizomatico e intersoggettivo, a volte privo di una vera e propria tassonomia come nel caso della famiglia d’elezione. Ce n’è per tutti i gusti: famiglie allargate, famiglie informali, famiglie d’elezione, famiglie ricomposte, famiglie mosaico, famiglie temporanee, costellazioni familiari, cespugli relazionali.

La visionarietà di Zimmerfrei sta proprio nell’aver capito che la trasformazione morfologica della famiglia richiede un’equivalente trasformazione delle modalità narrative. Invece che scegliere l’autoritratto biografico, il collettivo opta per dei videoritratti in cui le storie raccontate vengono consegnate ad un altro componente della famiglia o ad un altro partecipante, costruendo così un patrimonio collettivo di esperienze.

Quest’operazione di dissociazione e sovrapposizione tra chi narra e chi è narrato da una parte, e tra voce e immagine dall’altra è funzionale alla forma partecipativa del progetto ed interessante come scelta registica da parte di Anna de Manincor. L’io narrato vive sia come immagine in un video proiettato in formato maxi sullo fondo della scena mentre è ritratto a occhi chiusi nel proprio ambiente domestico, sia come presenza reale ma muta, al centro del palcoscenico. L’io narrante è affidato invece ad un’altra persona, lì accanto. In cuffia la coppia ascolta la registrazione audio originale, in cui ovviamente io narrato e io narrante coincidono nella stessa persona. A turno, l’uno ripete ed enuncia le vicende biografiche dell’altro, in sincrono alla voce originale o in leggera differita.

danae-festival-2016-zimmerfrei-family-affair-milano-480x320Per chi è coinvolto direttamente nella performance è sicuramente un’esperienza di reciprocità attraverso un’azione di scomposizione e ricomposizione. Chi assiste da fuori percepisce una grande coralità. Soprattutto se si considera che per gran parte del lavoro tutti i partecipanti, bambini compresi, abitano in maniera spontanea e informale lo spazio performativo. Familiare appunto.

Lo spettacolo è strutturato in moduli piuttosto riconoscibili e prevede, oltre alle parti più biografiche, dei momenti più neutri in cui vengono citate le proprie fonti: dalle indagini Istat ed Eurostat su composizione e tendenze della popolazione italiana ed europea, allo studio dell’antropologo Marshall Sahlins su gradi e forme della parentela.

Quelli più riusciti sono i momenti corali. I videoritratti in primis, ma anche la lettura polifonica di alcune brevi risposte (a delle domande che possiamo solo intuire), condotta sempre secondo questa sorta di ipallage, per cui chi legge non è mai autore di ciò che pronuncia ma, insieme agli altri, crea un’orchestra di voci e di vissuto.

Dal punto di vista della contaminazione non si può dimenticare la sequenza in cui la performance passa da un uso incrociato ma sequenziale di diversi strumenti e linguaggi a un uso quasi ipermediale di questi. Sfruttando la particolare struttura del Teatro LaCucina, Zimmerfrei moltiplica infatti gli spazi performativi e crea una narrazione parallela e sincrona a quella principale. Quasi fossero degli ipertesti.

Altri momenti convincono meno come scrittura drammaturgica, anche se suggestivi nella loro realizzazione. Penso ad esempio all’uso delle tende canadesi verso la parte conclusiva. Ma due settimane sono veramente poche per un progetto così denso. L’esperimento è comunque molto interessante e di grande qualità, e la forma partecipativa scelta per lavorare sul tema chiede anche a chi lo riceve una lezione di reciprocità che va ben oltre la semplice fruizione dello spettacolo, e che varrebbe forse la pena includere come ulteriore riflessione di questo complesso lavoro.

 

Family Affair| Milano

concept ZimmerFrei

regia Anna de Manincor

drammaturgia Anna Rispoli, Anna de Manincor

suono Massimo Carozzi

assistente Gianluca Mattei

video Anna de Manincor, Gianluca Mattei

con Francesca Bonelli, Sergio Candreva, Mercedes Casali, Cristina Castigliola, Andrea Cavallari, Anita Cavallari, Cristina Cotterchio, Adele Gropplero, Evangelia Kopidou, Donato Manniello, Giorgia Maretta, Anita Mennuni, Francesco Mennuni, Sveva Mennuni, Vincenzo Mennuni, Michela Oleotti, Tino Palestra, Fausto Pisoni, Claudia Toniolo, Emma Vallana, Eva Vallana

coproduzione Network Open Latitudes (Latitudes Contemporaines, Vooruit, L’Arsenic, Body/Mind, Teatro delle Moire/Danae Festival, Sin Arts Culture, le phénix, MIR Festival, Materiais Diversos), ZimmerFrei
con il supporto di Culture Programme UE
in collaborazione con Olinda

Visto il 06/11/2016 a Teatro LaCucina nel quadro di Danae Festival

Comments

  1. Maria Teresa says:

    Un utile finestra sul Teatro per chi è profano come me.

  2. Maria Teresa says:

    Un’utile finestra sul teatro per chi è profano come me.

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