Esodo. Un tributo a Sergio Atzeni firmato da Valentino Mannias

12068544_10209019273618545_5829700398980639830_o_0

SILVIA FERRARI | Sergio Atzeni è un cantore della Sardegna più autentica. C’è nella sua scrittura la sacralità antica di una terra arcaica, il ritmo ancestrale del cuore isolano. Ma anche la verità sboccata e sporca che appartiene alla vita, alla quotidianità delle città, dei muri e degli esseri umani. Atzeni mescola sacro e profano, natura e umanità, salmi e bestemmie.
L’attore e regista sardo Valentino Mannias ha scelto di dedicargli uno spettacolo. Si intitola “Esodo. Tributo a Sergio Atzeni”, ed è il secondo lavoro di Mannias prodotto da Sardegna Teatro dopo “Giovanna, detta anche Primavera”. La scelta è felice perché il venticinquenne Mannias è davvero promettente (lo conferma anche il Premio Hystrio alla Vocazione vinto nel 2015).

Di Mannias colpisce d’impatto la sua naturalezza nello stare in scena, il suo passo appropriato e lieve dentro e fuori dal palcoscenico. È sofisticato, ma mai manieristico. È ubiquo, ma mai eccessivo.
L’ispirazione della trama è familiare. Lo spettacolo nasce da un racconto paterno, la storia di un ragazzo sardo (Giancarlo) che si trasferisce a Lignano Sabbiadoro per studiare all’Accademia del Turismo. C’è la partenza, accompagnata da personaggi teneri e buffi, ci sono il viaggio in nave e l’attesa verso il futuro, c’è l’impossibilità di tornare a casa per Natale e la proposta di lavorare in un albergo a Maiano del Friuli insieme ad un altro compagno nuorese. Una storia di partenze, un misto di avventure e nostalgie che ha in sé il gusto rocambolesco di un Tom Sawyer contemporaneo e l’emozione intima dei racconti di famiglia.

Sul palcoscenico Mannias, con la sua camicia rossa, voce e corpo da cantastorie, non è solo a narrare. È accompagnato dalle musiche e dalla fisicità minuta di Luca Spanu che crea l’accompagnamento con chitarra, violino e oggetti appoggiati su un tavolino che è unica scenografia. Mannias sa usare lo spazio in modo intelligente: sale e scende dal palcoscenico, esce dalla sala, rientra dalle quinte, confonde lo spettatore con canti che arrivano alle spalle e provando a capovolgere le prospettive. Anche le luci, nello scambio tra palco e platea, lo aiutano in questo gioco. Così come il sipario che c’è ed è usato ma la sua apertura e chiusura sono anticipate e posticipate da proiezioni sulle pieghe.

In tutto questo dove sta il tributo ad Atzeni? Lo spettacolo è sicuramente atzeniano nel titolo: “Esodo”, un mix di suoni biblici e di rimandi antichi che ha molto a che fare con la scrittura salmodica di Atzeni. Lo è apparentemente meno nei dettagli tematici della vicenda, che, come detto, trova la propria ispirazione altrove. È però una storia di partenza ed è forse qui che risiede un altro legame importante con lo scrittore sardo, nel tema mitico del lasciare l’isola. Il protagonista Giancarlo è il padre di Valentino, ma in realtà Giancarlo potrebbe essere qualunque sardo che parte oggi come novant’anni fa. A partire da quel Ruggero Gunale che è il protagonista di “Il quinto passo è l’addio” a cui questa pièce dichiara di ispirarsi. A partire da Vincenzo che entra nello spettacolo negli ultimi respiri raccontando la sua partenza negli anni Trenta, dando un senso perenne nel passato e nel futuro. A partire dallo stesso Valentino Mannias che è partito per Milano per studiare teatro.
I protagonisti, qui come in Atzeni, sono episodi biografici che si fanno epica, mai declamata, ma raccontata in punta di piedi. L’epica delle piccole storie, degli uomini comuni, dei gesti più che delle gesta, delle storie più che della Storia. Ed è qui forse che risiede forse il più bel tributo ad Atzeni giornalista oltre che scrittore: «Credo che le vite di tutti gli uomini meritino di essere in qualche modo ricordate, trasmesse. Questo è il compito che si devono assumere gli scrittori piccoli; gli scrittori grandi creano le grandi metafore, i capolavori; gli scrittori piccoli hanno il compito molto più modesto di raccontare, così come sono capaci, le persone che hanno conosciuto».

Un’unica critica: un tributo ad Atzeni avrebbe forse richiesto meno pulizia nella lingua e nella messa in scena. C’è anche maledizione nella sua scrittura, non esibita ma sotterranea. Di questo forse alla fine dello spettacolo resta un po’ di nostalgia.

ESODO. TRIBUTO A SERGIO ATZENI
di Valentino Mannias
con Valentino Mannias e Luca Spanu
musica Luca Spanu
regia Valentino Mannias
foto Dietrich Steinmetz
produzione Sardegna Teatro

Visto al Teatro Massimo di Cagliari all’interno della stagione 2016-2017 di Sardegna Teatro

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: