L’amichevole volto del fascismo: Domini Públic al Castello Sforzesco di Milano

cwfzc0uwgaqbft8ANDREA CIOMMIENTO | C’è uno spazio pubblico, il Cortile della Rocchetta al Castello Sforzesco di Milano, che prende vita grazie a una performance nella quale ogni spettatore ascolta domande in cuffia. Le sue risposte possono manifestarsi solamente con il movimento (spostandosi verso destra e sinistra) e il gesto (espressioni facciali e uso delle mani, braccia e piedi). Qui il dominio del pubblico è sovrano e unicamente condotto da una voce registrata, senza la presenza di attori. L’unico patto è stare lì, cento persone in un unico luogo aperto, e farsi coinvolgere tra la dimensione reale e immaginaria.

Potremmo definire questo tipo di esperienze “teatro partecipativo” o ancora “teatro immersivo”, ma oltre alle definizioni teoriche Domini Públic del catalano Roger Bernat è anzitutto una produzione collettiva legata ai dispositivi del potere e alla manipolazione dell’individuo.

L’inizio è semplice, graduale, con domande elementari, che fanno scoprire visivamente chi è con chi in piccoli gruppi riconoscibili per appartenenze provvisorie legate alla risposta data. Poi il pubblico riceve – in base alle proprie risposte – una casacca, definendosi stabilmente in gruppi di appartenenze per colore: i blu sono poliziotti, i rossi prigionieri e i gialli la croce rossa. Da qui in avanti le atmosfere si rendono cupe e al contempo ironiche, grottesche e contradditorie. Gli spettatori sono indotti dalla voce registrata a inseguire altri spettatori, intervenire per dividerli, salvarli o prendersene cura; solo alcuni si sdraieranno al suolo come in una battaglia senza sangue. L’arco drammaturgico si chiude al coperto: i cento performer/spettatori si ritrovano davanti a un plastico in miniatura con pedine dalle sembianze umane e una proiezione video dello stesso plastico. Ora il pubblico può solo ascoltare l’ultima lista di domande, ultimi istanti per rielaborare la manipolazione avvenuta fino a quel momento.

In quello che abbiamo raccontato fino ad ora non c’è nulla che riguardi l’animazione o semplicemente una dimensione ludica dell’esperienza. Certo è che lo spettatore ascolta, si muove, reagisce a ogni domanda in forma individuale e collettiva, ma mai legata a un gioco d’intrattenimento. Potremmo sentirci in un luna park che si converte gradualmente in una “dittatura dei balocchi”. Si percorre un lieve senso di minaccia in cui qualcosa sta per succedere, realmente. Questa sensazione predispone i corpi dei presenti; li rende vivi e attenti con il proprio movimento. Qui il performer è lo spettatore stesso, vicino a quello che oggi viene definito prosumer intendendo un’identità ibrida tra consumer (consumatore di contenuti) e producer (produttore di contenuti).

bernat_zonak11-667x444In Domini Públic ci sono regole, come in un gioco, dinamiche di gruppo e di branco, come in un gioco, norme di comportamento indotto, come in un gioco. Ma ciò che il pubblico vive ha il gusto dell’amichevole volto del fascismo (ndr, “The Friendly Face of Fascism” è il nome della compagnia di Bernat) all’interno di una ricerca sull’estetica della percezione.

Cosa accade nell’immaginazione di chi partecipa? Può l’identità di un individuo cedere in favore del dominio collettivo sul singolo o sulla minoranza? Come potremmo definire l’intervento dell’autorità sul singolo sprovvisto di strumenti critici? Se Brecht invita intellettualmente a scegliere, a perseguire la propria scelta critica e a prendere posizione sul mondo, qui Bernat e il suo TFF invita concretamente a un posizionamento fisico, a una scelta fisica nel mondo.

Il lavoro di Roger Bernat è arrivato a Milano grazie a Zona K, centro milanese delle arti performative che in questi anni sta sperimentando una particolare forma di programmazione artistica non legata unicamente al proprio spazio nel quartiere di Isola, vicino a Porta Garibaldi, ma diffuso in una rete di ospitalità in luoghi cittadini, come in un questo caso al Castello Sforzesco, o nel caso degli Agrupacion Serrano all’ex Ospedale Psichiatrico Paolo Pini con “Birdie”. La performance si inserisce all’interno di una retrospettiva legata alla Scena contemporanea catalana con spettacoli, proiezioni video, incontri in città dal 26 novembre al 4 dicembre. Tutte le info sul sito www.zonak.it

Domini Públic (Roger Bernat)
Ideazione, direzione e testo Roger Bernat/FFF; coordinamentoHelena Febrés; una produzione La Mekánica / Apap (advancing performing arts projects), Teatre Lliure / Centro Párraga / Elèctrica Produccions, con il sostegno di Generalitat de Catalunya / Entitat Autònoma de Difusió Cultural – departament de cultura i mitjans de comunicació / Unione Europea / Programma Cultura 2007-2013; con il sopporto de Ministerio de Educación, cultura y deporte_INAEM; http://www.rogerbernat.info

 

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