Francesca Sarteanesi: “dagli Omini ai Grappoli, la libertà di essere me stessa”. L’intervista

Francesca Sarteanesi

Francesca Sarteanesi

MATTEO BRIGHENTI | È la tempra dolce e intransigente, dura e sognatrice della compagnia teatrale Gli Omini. “Appaio sicura, decisa, però dentro di me so che non sono nulla di tutto questo – mi rivela Francesca Sarteanesi guardando dritto davanti a sé sui divanetti dello Spazio di Via dell’Ospizio a Pistoia – quest’anno mi va proprio di tirare fuori le mie fragilità, di scoperchiarle, perché è bello”. Sì, sì è Francesca, e ha chiesto di più: si è fidata degli amici che le hanno detto e ripetuto: fallo! e ha allestito la mostra Grappoli nella piccola Libreria, Galleria d’arte, Sala da tè. Resterà aperta fino a sabato 11 febbraio, l’ingresso è libero. “Il mio approccio è molto scherzoso, giocoso – interviene subito – non è che voglio far vedere quanto sono artista. Sposo molto le attività che fanno allo Spazio: si fanno il culo e a me piace la gente che si fa il culo”.
I grappoli sono e non sono quello che dicono di essere, esattamente come la loro autrice. Infatti, in quei disegni a penna BIC o pennarellino su carta non penzolano acini d’uva, ma cataloghi di oggetti, raggruppamenti di animali, porzioni di corpi (piedi, unghie, dita), parole, legati insieme a un legnetto, una linea, un confine-orizzonte che apre al divenire. E al tempo stesso rende manifesta e corposa quella gravità a cui tutti sottostiamo e che cerchiamo di risalire come pesci in una corrente avversa. “La volpe ha raggiunto l’uva – scherza Francesca Sarteanesi – l’ho strizzata, l’ho bevuta e l’ho sostituita con la fantasia. Per me è un passatempo, ogni tanto bisogna prenderla e prendersi sul ridere, altrimenti questa vita non si regge”.
L’inizio, qualsiasi inizio, per lei ha il calore del vuoto e il passo della fissazione. “L’idea non aspetta me e io non aspetto l’idea – spiega – succede che nei momenti di grande vuoto (io me li gusto, perché non sono vuoti, in realtà, ma pieni) mi incaponisco su qualcosa che diventa un appiglio, un segno cui aggrapparmi. Nel disegno ho cominciato con la serie L’appeso, piccoli uomini impiccati uno all’altro”.
Nata a Prato, classe 1980, università al Dams di Bologna, disegna o meglio scarabocchia almeno da quando andava all’Istituto D’Arte Petrocchi di Pistoia, e difatti non è nuova a sconfinamenti nel campo delle arti figurative, come testimoniano le mostre alla Galleria Lato di Prato in occasione del progetto Io non sono lei e al Frida di Milano per L’appeso.
Un giorno di luglio è da sola in casa e ha davanti un foglio a quadretti e una penna nera. Poteva scrivere una lettera, uno scambio di battute per un nuovo spettacolo, i conti che non tornano mai, oppure fare un frego, come si fa per vedere se la penna funziona. “Funzionava – ricorda Francesca Sarteanesi – sono partita con una riga, uno stecchettino lungo e sottile, non stavo pensando a niente, vuoto totale. Fuori dalla finestra c’era un’aia, così ho cominciato ad appendere dei maialini e ho capito che avevo trovato un posto solido, sicuro, a cui agganciare tutto quello che volevo”.
Dopo la finestra, gli occhi sono andati in giù e lo sguardo è caduto sui piedi, i suoi, degli altri, quelli che aveva visto o anche solo immaginato. Sono di questo periodo Grappolo di ditoni, Grappolo di diti smaltati tranne due che mi son dimenticata, Grappolo di piedi OGM, Grappolo di piedi che hanno fatto finta di stare comodi nelle infradito. “Non avevo più voglia di concentrarmi sugli appesi e allora ho detto basta – precisa – mi stuferò anche dei grappoli, però al momento possono ancora farmi ragionare. Sono immediati, chiari, diretti. Certo, hanno senso se abbinati a un titolo: non è neanche la cornice, è proprio la loro culla il nome”.

Grappolo di sold out ma dormon tutti @ Francesca Sarteanesi

Grappolo di sold out ma dormon tutti @ Francesca Sarteanesi

Da terra Francesca Sarteanesi ha poi alzato la testa ed è così che il suo legnetto non è diventato Pinocchio, ma Lucignolo, e i grappoli le lenti attraverso cui costruire o ricostruire un mondo, come Cipputi per Altan o Bobo per Sergio Staino. “Sono un modo per interpretare ciò che mi circonda – conferma – sono cattivissimi, hanno un buon sapore di realismo, sono una bella arma tagliente per dire quello che ho sul gozzo. Un sera, ad esempio, dopo uno spettacolo di teatro ho fatto Grappolo di sold out ma dormono tutti”.
Possono prendere forma prima i concetti e poi le immagini, o viceversa, ma sempre con libertà assoluta, estrema e imprescindibile. “Almeno su questo non voglio che nessuno metta bocca – scandisce Francesca Sarteanesi – parto che faccio uno scarabocchio e mi esce un dito storto, e da lì ne ho fatti diversi ed è venuto fuori Grappolo di piedi con patata. A un certo punto, dopo varie prove, è uscito un mignolo, allora, vedendolo, l’ho potuto replicare, così è nato Grappolo di mignoli”.
Il grappolo quindi diventa la ripetizione seriale del tentativo di fare e migliorarsi ogni volta attraverso l’errore, seguendo l’adagio beckettiano del fallire ancora, fallire meglio. “Da sola, nei miei pensieri notturni, faccio fatica a dire: sono questo, sono quello – prosegue – non ho la mania o la smania di essere riconosciuta per una cosa sola, come per esempio fare l’attrice, sono più cose, ho bisogno di vie d’uscita per dire altro con altri linguaggi”. Io non sono lei, per tornare al suo monologo, ma loro.
Se fossero una scenografia degli Omini, i grappoli andrebbero in scena con Ci scusiamo per il disagio. “Un grappolo di cose viste e sentite alla stazione – immagina Francesca Sarteanesi – uno di ferro, di ruggine, ecco, di ghiaino, sarebbe un’ottima scenografia solo quello. Un ragazzo poi mi ha chiesto di fare un grappolo in 3d per un bando, ho realizzato un quadernetto con un grappolo di rubinetti per un regalo tra fidanzati, ma su commissione, a comando, non sono capace”.

La mostra Grappoli @ Gabriele Acerboni

Comunque, il modo per portarsene uno a casa c’è: andare alla mostra allo Spazio di Via dell’Ospizio e comprarlo. Ognuno ha una cornice diversa e i fogli sono appoggiati su delle stoffe per renderli più vivi e colorati. Possono arrivare a costare fino a 200 euro. “Sono pezzi unici e hanno tutti prezzi abbordali – chiarisce – ci sono però i Piedi con patata, i Mignoli, Grappolo di preti du suore e mignoli di cristiani alla messa di mezzanotte e Grappolo di ciliegine sotto Spirito che preferisco quasi tenerli io piuttosto che venderli. 200 euro sono tantissime, è una follia, ma se li vuoi è perché non ne puoi fare a meno e sei disposto a pagare qualsiasi cifra”.
Per il momento ha venduto 4 grappoli. Presto non le resterà che essere battuta da Sotheby’s. “Sì – commenta ridendo – nella testa…”

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